La bachata

Si torna agli anni subito antecedenti al 1850, si viaggia con la fantasia e si approda nel campesinos, nella campagna della Repubblica Dominicana. Li si sentono musiche improvvisate da un tres (chitarra), un bongo (tamburo) ed una gulra (quella specie di grattugia), qualcuno che accompagna battendo posate in un bicchiere, altri strofinando legnetti in gusci secchi di papaia. È l'ora che precede il tramonto di un caldissimo pomeriggio della Repubblica Dominicana, le donne stanno uscendo dalla casa con bottiglie di mamajuana da servire ai loro uomini al ritorno dai campi e succhi di guayaba per i ragazzini. Ci si incontra sotto il patio delle case dei piccoli pueblitos dei campesinos, agglomerati di case nella campagna dominicana. Cosa c’è di più dolce che dimenticare un giorno di fatiche cantando o suonando temi quotidiani: amori mai corrisposti, difficoltà di vita, e perché no ballando strettissimi, giocando a provocarsi, fino a che non tramonta il sole, i ragazzini vanno a dormire, e si continua cosi, fino a che la benzina da forza. La musica non è la odierna bachata, in realtà la bachata non esisteva ancora: "Vamos a bachatear” non significava altro che “andiamo a fare festa". Il termine puro "Bachata" non identificava un genere musicale o un ballo, bensì "aguardiente, musica y mujeres" che significava ritrovarsi, ballare, bere e corteggiare, significava passare tempo con amici, suonando e divertendosi per dimenticare le pene di una dura giornata nei campi, cantando amare storie d’amore e di vita vissuta. Bachata è una voce afroantilliana derivata dal termine "chumbancha" da dove probabilmente ha origine il termine “chumbanchata". Ogni paese, per quanto riguarda il popolare, ha la sua particolare forma di espressione musicale per cantare la disdetta dell'amore e per evocare con parole di dolore e amarezza, le esperienze più deprimenti dell'anima. La ranchera in Messico, il blues negli USA, il fado in Portogallo e il tango in Argentina, tra gli altri, sono generi che nei rispettivi paesi costituiscono un tipico esempio di musica attraverso la quale i suoi interpreti trasmettono tanto nella musica che con le parole, un sentimento che emana una profonda nostalgia, generalmente relazionata ad una situazione amorosa. Nelle regioni del Caribe, principalmente Cuba, Santo Domingo e Puerto Rico, la bachata (bolero, son lento balada) è il genere preferito per i settori popolari di campagna e della città. Da dove viene il vocabolo bachata e da quando si è cominciata ad usare tra i dominicani? Durante la lontana epoca coloniale i nostri avi “bachateaban” erano soliti riunirsi per praticare un ballo chiamato allora fandango, il quale, a detta del maestro Eugenio Maria de Hotos, era una simbiosi di un antico ballo spagnolo con i tamburi delle danze dei negri africani. Con il tempo si alterò il significato, soprattutto nel primi tre decenni dei 20° secolo, quando nel libro “Letra y Musica, relatos autobiograficos de un musico dominicana” la bachata viene riconosciuta come un genere che piccoli gruppi musicali suonavano nelle feste di quartiere e ritrovi di famiglie. Da un punto di vista strettamente musicale questa nuovo genere era “tocado muy mal", si suonava ad orecchio, in libertà di ciascun musico o amico, o chiunque volesse unirsi ai conjunto, di suonare ed interpretare a proprio gusto personale. Nell’evoluzione la bachata prende una caratteristica di base, che oggi la rende riconoscibile da ogni altro genere: la chitarra, quel giro ritmico presente solo nella bachata tipica dominicana, che accompagna le parole di espressione di esperienze amorose generalmente nostalgiche e amare. La radice è il campo, le aree marginali urbane da dove fiorisce una specie di subcultura musicale, le cui parole, musica e maniera di ballare, la differenziano dal merengue (del ceti alti) e da ogni altro stile. Oggi con il termine Bachata si intende ballo e musica di patrimonio culturale esclusivo della Repubblica Dominicana, una musica di classi sociali contadine, una musica da festa, una musica per la stanchezza del lavoro. Aguardiente e mamajuana che scorreva con un solo scopo fondamentale, quello di stare insieme e corteggiare le donne anche e soprattutto nel ballo. Bachata: semplicità della base, il movimento di cintura, la seduzione, li rituale di corteggiamento del cavaliere che deve stupire la dama con un passo di swing ma senza mai perdere dl vista la cura che deve tenere nel trattarla “como una preciosa flor“ Va fatta un po’ di chiarezza attorno al nuovo fenomeno bachatero che ha invaso le attuali sale salsere, finalmente variando un po' dalla salsa, visto che li merengue purtroppo è un po' sparito. Insegnanti di bachata mai stati in Repubblica Dominicana e neppure hanno avuto modo di guardare ballare con attenzione la gente dominicana, se lo avessero fatto invece, avrebbero capito che quello che stanno insegnando non è bachata, è sicuramente un ballo corretto tecnicamente e musicalmente, ma non culturalmente. Ballare la “bachata” in Italia è come ballare salsa sulla cumbia, volendo ci sta con la ritmica, ma non è il ballo adatto a quella musica. È come ascoltare tango argentino e non sapere esattamente come si balla quindi inventarsi qualcosa che gli somigli (e fino qui nessun problema) e poi insegnarlo a scuola (e qui i problemi). La bachata in Italia è la libera interpretazione di un ballo che non è né sbagliato né meno bello, ma non si deve chiamare bachata perché non lo è, lo è la musica, ma non la maniera di interpretarla. Il ballo sulla bachata esiste, c'è da due secoli, ma se personalizzato va spiegato cosa si sta facendo e come sarebbe in realtà. Coppie che sudano in bachate per milioni di figure, tre giri in tre tempi, non stringere mai la dama. La bachata ha una base variata e complessa in continuo aggiornamento, ora, i ragazzini, che prima snobbavano il ballo dei vecchi campagnoli (los abuelitos del campo) ora stanno divertendosi ad inventare, giocare con il reggaeton, hip hop e merengue su basi bachatere. Si gioca con la coppia, portando la dama sempre con semplicità, senza guide forti, stupendola con passi sempre nuovi, ma tenendola sempre molto stretta. L'uomo deve impressionare (proprio come in un corteggiamento animale) la dama, ma non con la difficoltà delle figure, la deve impressionare con il “tumbao”, lo swing, con la velocità di gambe e  con l’eleganza. I giri servono solo per osservare se la dama e bella “dietro” come in viso, servono perché lei possa provocare il suo cavaliere con ammiccanti movimenti di cintura. Facendo fare alla dama un doppio giro ella non verrebbe ben provocata e facendole fare mille figure in un ballo lei non potrebbe né sedurre né sentirsi coccolata tra le braccia del suo cavaliere, ballando struggenti parole d’amore. Lo spirito delle origini non va perso, si balla una cultura, non solo un "uno, due, tre". Ogni volta che si balla si vivono anni, anzi secoli di storia di un altro Popolo. Quando si balla la bachata magari di Zacarias Pereira, Luis Vargas, Joe Veras, bisogna immaginare di essere in una campagna dominicana, di dover sedurre una splendida donna e di avere magari un po' di rum in corpo. Giocare con le note del tres (la chitarra tipica) con il suono del bongo, con li ritmo incalzante della guira e lasciare che sia la musica, la cultura, la passione a guidare. Non c’è ballo più sensuale della bachata ed è sofferenza vedere la diffusione errata di una cultura tanto profonda e radicata di un popolo.

Roberta Cammisa

 

 

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