“Intorno alla salma del Professor Moscati si è raccolta riverente tutta la cittadinanza, poche volte Napoli ha assistito ad uno spettacolo così imponente nella Sua infinita tristezza e che sta a testimoniare quanto affetto, quanta stima e ammirazione avesse raccolto l'Uomo che seppe fare della Sua professione un nobilissimo apostolato, la Sua bontà impareggiabile alle creature sofferenti”. Così scrisse il “Mattino” di Napoli all'indomani dei funerali del Professor Moscati, celebrati il 14 Aprile 1927, due giorni dopo la Sua improvvisa morte all'età di soli 47 anni. Perché tanto affetto e stima per il professor Moscati che Giovanni Paolo II ha proclamato Santo ? Indubbiamente per la sua illuminata competenza professionale e per la Sua totale dedizione al mondo della medicina, quindi agli ammalati. Nel professor Moscati, però, soprattutto colpiva una professionalità medica vissuta come un sacerdozio ed apostolato in modo discreto, parte dei suoi guadagni, il professor Moscati li devolva ai pazienti più bisognosi da cui la fama di medico dei poveri. Lo spirito del Professor Moscati lo stiamo ritrovando in modo straordinario e per qualcuno inatteso, Lui che era sempre così generoso nel trasmettere i segreti del mestiere ai giovani e per la Sua grande affabilità, aveva infatti uno straordinario seguito tra gli studenti. La Sua particolare attenzione, la riservava ai malati, le persone alle quali il Professor Moscati ha dedicato la Sua intera vita. ”Coraggio e fede in Dio” lo diceva alle persone e davanti a tutte quelle situazioni che sembravano senza nessuna soluzione. Celebre e ricercatissimo nell’ambiente medico partenopeo, il professor Moscati è un incredibile punto di incontro fra religione e scienza. Medico e santo insieme ogni giorno, è questo il professor Moscati, per Lui vivere è lavorare, pregare, studiare. Non lascia di coltivare la formazione culturale cristiana di pari passo con quella scientifica: la Santa Comunione quotidiana e la ricerca quotidiana, per Lui sono questi due momenti d’impegno. Veicolo di conoscenze provenienti da Dio e destinate a chi soffre, il professore Moscati porta agli ammalati anche l'aiuto spirituale, durante le cure si preoccupa di raddrizzare esistenze, di orientare i confusi: medico ed apostolo a ritmo intensissimo. Il professor Moscati dedica la Sua attività e tutta la Sua vita alla carità, all'assistenza dei sofferenti, anche nei quartieri più poveri ed abbandonati della Sua Napoli, cercandoli Lui stesso, curandoli gratuitamente ed anche aiutandoli economicamente, per Lui scienza e fede non sono in contrapposizione perchè entrambe operano per il bene dell'uomo. Un uomo del popolo il professor Moscati, un medico che ha come unica missione quella di aiutare i più bisognosi, mettere a disposizione la Sua conoscenza ed il Suo aiuto a favore di quel popolo dimenticato, un popolo in miseria, ma che ha comunque bisogno di essere curato. Il Professor Moscati è devoto al proprio popolo, o meglio ai Suoi ammalati, ha vissuto tutta la Sua vita per aiutarli. Scienziato di prim’ordine, il professor Moscati vive i Suoi molteplici compiti con tutto l’impegno e la serietà che l’esercizio di queste delicate professioni richiede, il professor Moscati costituisce un esempio non soltanto da ammirare, ma da imitare soprattutto da parte degli operatori sanitari, Egli si pone come esempio anche per chi non condivide la Sua fede.

Roberta Cammisa

 

 La famiglia Moscati proviene da Santa Lucia di Serino, piccolo paese in provincia di Avellino. Santa Lucia di Serino: paesino circondato da montagne solcate dal sole e da valli dipinte con infinità di colori, un piccolo borgo in cui i contadini, sfiniti dalla fatica dei campi, ritornano alle loro umili dimore concedendosi il meritato riposo. Qui nasce Francesco, padre del futuro Santo, Giuseppe Moscati. Francesco si laurea in giurisprudenza e percorre brillantemente la carriera della magistratura, in gioventù in Francesco vagheggia comunque anche l'idea di abbracciare la vita religiosa. Giudice presso il Tribunale di Cassino, Presidente del Tribunale di Benevento, Consigliere di Corte d'Appello, prima ad Ancona e poi a Napoli. A Cassino Francesco Moscati conosce e sposa Rosa De Luca Dei Marchesi di Roseto: i coniugi Moscati si trasferiscono da Cassino a Benevento nel 1877 in seguito alla nomina di Francesco a presidente del tribunale beneventano ed alloggiano per un primo periodo in via San Diodato, nelle vicinanze dell'ospedale Fatebenefratelli ed in un secondo momento si trasferiscono in via Porta Aurea. Dal matrimonio nascono nove figli, Giuseppe è il settimo: Giuseppe Moscati, chiamato in famiglia Peppino e come amerà firmarsi nella corrispondenza personale. Il 25 luglio 1880, all'una di notte, nel palazzo Rotondi Andreotti Leo in via Porta Aurea, nasce Giuseppe Maria Carlo Alfonso Moscati, il bimbo riceverà il battesimo in quella stessa casa sei giorni dopo la sua nascita, il 31 luglio. Lo riceverà il battesimo da don Innocenzo Maio: il 31 luglio ricorre la festa di Sant’Ignazio Loyola. Atto di nascita di Giuseppe Moscati depositato nel registro degli Atti di Nascita dell'anno 1880, conservato presso l'archivio di Stato Civile del Comune di Benevento. Intanto Francesco Moscati, promosso nel 1881 consigliere di Corte d'Appello, si trasferisce con la famiglia da Benevento ad Ancona. Nel 1883, a causa del terremoto del 28 Luglio, muoiono due fratellini gemelli di Giuseppe, Domenico ed Alfonso e Francesco Moscati, subito dopo la morte dei due figli, si reca, con tutta la famiglia, in pellegrinaggio a Loreto. Francesco Moscati e la moglie Rosa De Luca impartiscono ai figli un’educazione religiosa seria e profonda e nel contempo una buona formazione culturale. Nel 1884 il magistrato Francesco Moscati viene trasferito presso la Corte d'Appello di Napoli ove si stabilisce definitivamente con la famiglia, i Moscati abiteranno prima in via Santa Teresa al Museo, 83, più tardi a Port’Alba in piazza Dante ed infine in via Cisterna Dell'Olio, 10, a pochi passi da Piazza Del Gesù. È questo un appartamento al terzo piano di un palazzo ottocentesco di 221 metri quadrati e sette vani: ingresso, sala, quattro camere, cucina, doppi servizi, balconi. Ogni anno in estate, la famiglia Moscati raggiungerà Santa Lucia di Serino per un periodo di riposo e per stare a contatto con la natura. Tutt’insieme, ogni giorno, si portano nella cappella di famiglia ubicata nel loro stabile per partecipare alla Santa Messa celebrata dallo zio Carmelo, don Carmelo, cugino del magistrato Moscati. La recita del Santo Rosario, la Messa ed in fine un breve canto dedicato alla Madonna del Carmine a cui la famiglia Moscati è molto devota. Zio Carmelo, figura amabile, testimone dell'infanzia e della spensieratezza del giovane Peppino, sicuramente don Carmelo determinerà in parte le future scelte del giovane. Nel gennaio del 1924, quando già sarà medico affermato a Napoli, Peppino Moscati riceverà dal Suo assistente dottor Silvestro Roberto di San Biagio di Serino, la triste notizia che il Suo amato zio Carmelo è deceduto, ecco la Sua reazione che esprime tutto l'attaccamento al cugino di Suo padre ed a Santa Lucia Di Serino: “Mio caro Silvestro, la fine di zio Carmelo è il crollo di tanti ricordi cari legati alla sua persona. Dolci memorie dell'infanzia, dei Monti di Serino, cose, persone del paese di mio padre mi sono fitte nel cuore indelebili. E la dipartita di ogni testimone della mia passata spensieratezza è una disillusione di più, precipita la parte romantica della mia personalità, in più mi sento solo, solo ma vicino a Dio”. Anche nel Suo diario San Giuseppe Moscati farà cenno a Santa Lucia Di Serino e durante un Suo viaggio in Francia ed Inghilterra scrive: "Alle ore 14.20 partenza per Modane, per la Francia. ... Attraversiamo delle valli chiuse da monti ricoperti di castagni, Borgone. Qua e là il nastro argenteo dei fiumi: come è simile questo paesaggio a quello indimenticabile di Serino, l'unico posto al mondo, l'Irpinia, ove volentieri trascorrerei i miei giorni, perché rinserra le più care, le più dolci memorie di mia infanzia, e le ossa dei mie cari!". E durante un altro viaggio: “le dolci memorie della infanzia, dei monti di Serino ! E mi ricordo dei Monti fra cui vivevo bambino quando avevo mio padre e mia madre ora scomparsi. Tutto passa e non ci rimane che l'anelito al Bene Infinito, anelito che ci informa che l'anima che abbiamo dentro è eterna”. A Santa Lucia di Serino San Giuseppe Moscati dedicherà anche una breve poesia, che confermerà la sua particolare sensibilità.

Sospiro ! …

Sospiro, o diletto

paese natio ! …

Sospiro al ricordo

del verde pendio…

Ti vedo da lungi,

ma triste un addio,

migrando lontano

per sempre ti do,

Crudele destino ! …

La pace soave

degli anni miei teneri,

vissuti felici

nel seno tuo provvido,

è’ il dolce ricordo

che serbo di te, paese natio.

 

La poesia la scriverà il 10 aprile 1900 quando avrà venti anni e sarà studente di medicina. Giuseppe trascorre un'infanzia serena, in un ambiente fortemente religioso, circondato dall'affetto dei genitori e dei fratelli, è ricordato dai familiari e dagli amici come un bambino sempre allegro e vivace. Papà Francesco invece, occupa un po' del suo tempo libero dipingendo quadri in una stanza presso la sua casa di Napoli. Il primo incontro con Gesù Eucarestia, il piccolo Giuseppe lo ha l’08 dicembre 1888 nella Sua parrocchia, la chiesa delle Ancelle del Sacro Cuore di Napoli, nel corso di una cerimonia celebrata da Monsignor Enrico Marano e quel giorno si posano le fondamenta di una vita Eucaristica che sarà uno dei segreti della santità del professor Moscati. Accanto alla chiesa delle Ancelle del Sacro Cuore vive Caterina Volpicelli, poi santa, alla quale la famiglia Moscati è spiritualmente legata e, sempre in quella chiesa, i Moscati incontrano sovente il Beato Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei. Dopo avere conseguito i primi studi in casa, elementari e medie private, Giuseppe, compie i Suoi studi ginnasiali e poi liceali presso l’istituto Vittorio Emanuele conseguendovi con voti brillanti la licenza liceale d’onore nel 1897, all'età di appena 17 anni. Giuseppe sceglie poi di seguire gli studi di medicina anziché quelli di giurisprudenza ai quali viene destinato dal padre Francesco, Giuseppe sceglie di seguire gli studi di medicina mosso dalla compassione verso i sofferenti e con già chiaro l'intento di curare i corpi per salvare le anime: Giuseppe considera l'attività del medico come un sacerdozio e desidera potere donare la sua vita per gli ammalati. Comunica a mamma Rosa la Sua scelta, quella di diventare medico ed ella gli risponde: “Per come sei fatto tu così buono e sensibile finirai martire”. E lui è stato il martire dell’amore: morirà giovane di stanchezza perché donerà tutta la Sua vita agli altri, l’esperienza della sofferenza farà maturare in Lui il desiderio di donare la vita agli altri guardando sempre a Gesù Crocifisso come risposta al dramma del dolore umano. Ancora Giuseppe comincia gli studi universitari presso la facoltà di medicina dell'Ateneo partenopeo di Napoli “Luigi Vanvitelli”. Nei primi tredici anni di permanenza a Napoli, la famiglia Moscati è colpita da due gravi lutti che scaveranno un solco profondo nella vita di Giuseppe. Nel 1897, lo stesso anno in cui lui comincia l’università, esattamente il 19 dicembre, papà Francesco viene colpito da emorragia celebrale mentre torna a casa dopo aver partecipato alla Santa Messa presso la chiesa dell’Arciconfraternita Dei Pellegrini di cui fa parte e due giorni dopo, il 21 dicembre, dopo aver ricevuto i sacramenti e dopo aver affidato la moglie ed i figli al primogenito Gennaro, rende la sua anima a Dio all’età di 61 anni. Nel 1892, cinque anni prima della morte del padre, durante una parata militare, cade da cavallo Alberto, tenente di artiglieria e fratello di Giuseppe, riportando un trauma cranico con sindrome di epilessia ed il 12 giugno 1904, dodici anni dopo, si spegne presso un ospedale di Benevento. Giuseppe di frequente trascorre molte ore a casa accanto al fratello Alberto per assisterlo e questa esperienza contribuirà a spingerlo, unico caso in famiglia, ad intraprendere gli studi di medicina. La morte di Alberto causerà a Giuseppe un immenso dolore che lo ricorderà per tutta la vita. Per anni Giuseppe prodigherà le Sue cure premurose al fratello tanto amato e sarà allora che sperimenterà la relativa impotenza dei rimedi umani e l'efficacia dei conforti religiosi che soli possono darci la vera pace e serenità. Fin dalla più giovane età, Giuseppe dimostrerà una sensibilità acuta per le sofferenze fisiche altrui, ma il Suo sguardo non si fermerà ad esse: penetrerà fino agli ultimi recessi del cuore umano. Giuseppe vorrà guarire e lenire le piaghe del corpo, ma sarà al tempo stesso profondamente convinto che anima e corpo sono tutt'uno e desidererà ardentemente preparare i Suoi fratelli sofferenti all'opera salvifica del Medico Divino. Presso la facoltà di medicina Giuseppe segue i corsi di diversi illustri professori, tra cui Giuseppe Albini, ordinario di fisiologia sperimentale, Giovanni Paladino, professore di fisiologia generale e istologia e Pietro Castellino, docente di clinica medica. Gli anni in cui Giuseppe compie gli studi universitari sono anni di grande espansione per gli studi di medicina, qui l'ambiente intellettuale è caratterizzato da un diffuso naturalismo scientifico e dal positivismo, in contrasto con le dottrine idealistiche, hegeliane e fichtiane, dominanti nella facoltà di filosofia. Giuseppe comunque non aderisce all'indirizzo culturale positivista prevalente nella facoltà di medica rimanendo fermo nella Sua fede religiosa. Giuseppe vive tra scienziati illustri, maestri di medicina quasi tutti positivisti e materialisti, rigidamente avversi alle cose di fede, questi luminari riconoscono però in Giuseppe Moscati l'uomo votato alla scienza. Il 3 marzo 1900, Giuseppe riceve la cresima da monsignor Pasquale De Siena, vescovo ausiliare di Napoli. Nell’ambiente universitario, Giuseppe si distingue per la serietà e l’impegno ed il 04 agosto 1903, a soli 23 anni, consegue la laurea in medicina con pieni voti e diritto alla stampa discutendo una tesi sull'urogenesi epatica e coronando così in modo degno il curriculum dei Suoi studi universitari. A distanza di cinque mesi dalla laurea, il dottor Moscati prende parte al concorso pubblico indetto per l'ufficio di assistente ordinario negli Ospedali Riuniti di Napoli e quasi contemporaneamente sostiene un altro concorso per coadiutore straordinario negli stessi ospedali, a base di prove e titoli. Nel primo dei concorsi, su ventun classificati, riesce secondo, nell'altro invece riesce primo assoluto e ciò in modo così trionfale che fa sbalordire esaminatori e compagni. Nel 1904, il dottor Moscati vince il concorso di coadiutore straordinario presso l’Ospedale Santa Maria del Popolo detto Ospedale Degli Incurabili di Napoli dove presterà il Suo servizio fino all’ultimo giorno della Sua breve esistenza ed ancora nel 1904 il dottor Moscati organizza l’ospedalizzazione dei colpiti di rabbia presso quell’ospedale. La Madonna è sempre presente nei pensieri del dottor Moscati, Lui ne parla frequentemente e medita i misteri quotidianamente attraverso la recita del Santo Rosario. Ancora il dottor Moscati, la notte, prima recita il Santo Rosario e poi studia assiduamente. La devozione nutrita per la preghiera dal dottor Moscati è una devozione fondamentale, vivida come alcune pratiche di pietà che lo aiutano ad elevarsi, sviluppando attorno a Sé un'atmosfera generatrice di mistici rapimenti. Particolare cura ha nell'evitare che la distrazione s'insinui nelle Sue preghiere e distolga l'anima da quella perfetta fusione con Dio che Lui prega. “Per evitare distrazioni” scrive nel Suo diario: “e per recitare con maggior trasporto e fervore l'Ave Maria, mi riporto con il pensiero ad una immagine della Beatissima Vergine e prego in questo modo: Ave Maria, gratia plena ed il mio pensiero corre alla Madonna sotto il nome delle Grazie, così come è rappresentata nella chiesa di Santa Chiara. Dominus tecum e mi si presenta alla mente la Santissima Vergine sotto il titolo del Rosario di Pompei. Benedicta Tu in mulieribus et benedictus fructus ventris Tui, Jesus ed ho uno slancio di tenerezza per la Madonna sotto il titolo del Buon Consiglio, che mi sorride, così come è effigiata nella chiesa delle Sacramentine. Dinanzi a questa immagine di Lei in questa chiesa, io feci abiura degli affetti impuri terreni. Benedicta Tu in mulieribus e se sto innanzi alla sacra Custodia, mi rivolgo al Santissimo Sacramento, benedictus fructus ventris Tui, Jesus. Sancta Maria Mater Dei e volo con l'affetto alla Madonna sotto il privilegio della Porziuncola di San Francesco d'Assisi. Ella implorò da Gesù Cristo il perdono dei peccatori e Gesù Cristo Le rispose non poterLe alcuna cosa negare, perchè sua Madre ! Ora pro nobis peccatoribus ed ho lo sguardo alla Madonna quando apparve a Lourdes dicendo che bisogna pregare per i peccatori. Nunc et in hora mortis nostrae e penso alla Madonna del Carmine, protettrice della mia famiglia: confido nella Vergine che sotto il titolo del Carmine arricchisce di doni spirituali i moribondi e libera le anime dei Morti nel Signore ! Io domando <è superstizioso riferirsi a tante immagini, o meglio a tanti titoli della Vergine durante un'unica preghiera, durante l'Ave Maria ?>” L’Ospedale Degli Incurabili diventa il primo vero campo di lavoro del giovane medico Moscati, ospedale di cui diventerà primario nel 1911 dirigendo i reparti di anatomia patologica, dei tubercolotici e, durante la prima guerra mondiale, quelli riservati ai militari. Sin da subito il dottor Moscati si distingue per il particolare impegno caritativo e la fede cristiana dimostrati nell'esercizio della professione, la Sua totale dedizione è provata dai tanti episodi di cui furono testimoni colleghi ed amici. Nel 1908, ancora il dottor Moscati, vince il concorso di Assistente nell’Istituto di Chimica Fisiologica e per questo otterrà lusinghieri riconoscimenti in campo scientifico. Il professor Cardarelli, che fa parte della commissione esaminatrice, rimane ammirato dalle capacità mediche del dottor Moscati ed afferma che in 60 anni di insegnamento non si è mai imbattuto in un simile giovane: lo avrà caro per tutta la vita e lo sceglierà come allievo e come medico curante. “Ama la verità, mostrati qual sei, senza infingimenti, senza paura e senza riguardi e se la verità ti costa la persecuzione, tu accettala, e se il tormento tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, tu sii forte nel sacrificio” ripete il dottor Moscati ogni volta al professor Cardarelli ed ancora: “È mia abitudine di parlare agli infermi di cose oltre al corpo, perché essi hanno anche un'anima, ma nel caso speciale, la cosiddetta psicoanalisi è una cura. Che cos'è la psicoanalisi? È la confessione fatta dal medico per scardinare le idee fisse”. Il dottor Moscati sarà spesso in giro per congressi medici, il più delle volte accompagnato dal suo amico di sempre e compagno di università Gaetano Quagliariello. La propensione dello spirito del dottor Moscati, viatico privilegiato verso la fede, emerge già dalle impressioni accumulate nel corso dei lunghi viaggi in treno come in quello per raggiungere la lontana meta del Regno Unito. Durante il viaggio lui scrive nel suo diario: “Alle 14.30 partenza per Modane, per la Francia, si parte anche in compagnia del professor Carlo Foà e della sua signora, ma Gaetano ed io abbiamo preferito metterci in un altro scompartimento: così i nostri amici stanno più comodamente e noi più liberi. Una donna del popolo con la sua bambina seminuda è nella nostra vettura, il marito, un operaio insudiciato di polvere, è nel corridoio. Quella povera donna va a Parigi, non ha nemmeno panni per coprire la sua creatura: la fortuna la guida e l’assiste anche Iddio”. Gruppi di giovani studenti e di giovani medici seguono il dottor Moscati, anch’Egli giovane medico, lo seguono di letto in letto nelle visite agli infermi presso l’Ospedale Degli Incurabili, lo seguono per apprendere il segreto della Sua arte. I giovani medici, gli infermieri, le suore, seguono il dottor Moscati tra le corsie d'ospedale come in processione, standoGli vicino scoprono la Sua “illuminazione diagnostica”, un Dono Divino che Gli permette di individuare una malattia anche da un semplice sguardo. Manca l'apparato diagnostico della medicina moderna, ma l'intuito del medico, affinato dagli studi e dalla pratica quotidiana, è un elemento indispensabile. L’intuito del dottor Moscati è straordinario, lascia meravigliati tutti, sia quando riesce a salvare una persona, sia negli esiti infausti, quando l'autopsia rivela che ha avuto ragione. Ancora il grande luminare, il professor Cardarelli, spesse volte si consiglia con Lui e Gli chiede: “Ma come mai imbrocchi sempre ogni diagnosi ?, è nell'umano sbagliare !” ed il dottor Moscati allora risponde: “Io non visito mai un ammalato affidandomi solo alla scienza medica, ma chiedo al paziente anche la sua collaborazione attraverso la preghiera ed i Sacramenti”. Per il dottor Moscati non c'è distinguo, ma intrecci solidissimi tra fede e scienza, cura del corpo e cura dell'anima, evangelizzazione e professione umana. Lui stesso si definisce, con simpatico umorismo napoletano: “un mastodontico groviglio di guai in cui mi trovo da mille parti ingrovigliato”. Per il dottor Moscati la Fede è la sorgente di tutta la vita, l'accettazione incondizionata, calda ed entusiasta di Dio e dei nostri rapporti con Lui. Lo slancio di amore generoso che ha verso i malati lo spinge a prodigarsi senza sosta per chi soffre, il dottor Moscati vede nei Suoi pazienti il Cristo sofferente, Lo ama e Lo serve in essi a costo di qualunque sacrificio. Egli non si pone mai davanti al semplice corpo di un malato, ma al malato nella sua pienezza di vocazione umana e cristiana. Partendo dalla necessità di un corpo malato e bisognoso di cure, il dottor Moscati ha di mira il bene integrale del paziente e quando è necessario, gli indica i mezzi per recuperare la salute non solo del corpo, ma anche dell'anima. Alla visione personale del malato infatti si aggiunge nel dottor Moscati quella soprannaturale dello stesso che indica come vera causa di tante malattie. Per questo con molta naturalezza, indica come terapia per guarire il corpo rimedi anche spirituali, come liberarsi dal peccato con una buona Confessione, una vita retta lontana dai vizi e nutrita dalla Santissima Eucarestia. Su alcune Sue ricette, dopo i farmaci scrive: “Cura: Eucarestia”. Il dottor Moscati un giorno viene pregato di andare subito in visita presso un ammalato le cui condizioni sono molto gravi, ma Egli, informatosi delle condizioni reali dell’ammalato ed intuita la gravità dice subito ai parenti: “Voi andate in cerca del medico del corpo, ma questo malato ha più urgente bisogno del medico dell’anima: il sacerdote !” “Ma, professore, l’ammalato si spaventerebbe nel vedere il sacerdote …” rispondono i parenti ed il professore: “No, no: il sacerdote non spaventa gli ammalati anzi, è il loro migliore amico perché porta Gesù. Io verrò presto, ma al mio arrivo voglio sentirmi dire che il malato ha già ricevuto il sacerdote”. Cosi pensano, parlano e operano i santi. Ad un malato che è poi guarito, ha infatti diagnosticato che la sua sofferenza fisica era dovuta solo all'allontanamento da Dio. E quando le suore dell'Ospedale Degli Incurabili Gli chiedono perché continuasse a fare il medico anziché il sacerdote, Lui che ogni mattina, prima di raggiungere l’Ospedale Degli Incurabili, per ragioni tempistiche, serve la Santa Messa e si comunica presso la parrocchia Santa Chiara, Lui che ogni sera recita il Santo Rosario e che ha fatto voto di castità, che dice di vedere in ogni malato “il libro della natura creato da Dio”, alle suore risponde sicuro che: “si può servire Dio anche lavorando”. Una mattina, il dottor Moscati si porta presso Santa Chiara per partecipare alla Santa Messa e comunicarsi, ma ecco che uno degli anziani che assistono alla celebrazione del Sacrificio Eucaristico sviene e cade. Celere il dottor Moscati interviene e s’adopera in ogni modo perchè il malcapitato torni in sé e lo invita quindi a passare all'ospedale degli Incurabili per farsi visitare. Trovatosi l'ammalato a tu per tu con il dottore e confessatogli che il malore era dovuto ad un digiuno che si protrae da tre giorni, subito Questi gli consegna una notevole somma di danaro, accompagnando l'offerta con la preghiera di non far cenno della cosa a alcuno. Il dottor Moscati che sembra rubare il ruolo al sacerdote, è in realtà un laico irriducibile che si comporta da santo, proviene da una famiglia facoltosa, ma Lui facendo il medico diventa povero. Il dottor Moscati così parla ai Suoi allievi: “Il successo dipende da sé stessi, ognuno di noi deve avere il suo posto di combattimento, ricordatevi che non solo del corpo vi dovete occupare, ma delle anime gementi, che ricorrono a voi. Quanti dolori voi lenirete più facilmente con il consiglio, e scendendo allo spirito, anziché con le fredde prescrizioni da inviare al farmacista! Siate in gaudio, perché molta sarà la vostra mercede; ma dovrete dare esempio a chi vi circonda della vostra elevazione a Dio. Negli ospedali la missione dei medici, degli infermieri è di collaborare a questa infinita misericordia, aiutando, perdonando, sacrificandosi, amare il proprio lavoro è la cosa che si avvicina più concretamente alla felicità terrena e voi alleviate le pene di chi soffre, date conforto ai malati, consolazione agli afflitti, speranza agli sfiduciati. Beati noi medici, tanto spesso incapaci di allontanare una malattia, se ci ricordiamo che, oltre i corpi, abbiamo di fronte delle anime immortali. E poi noi medici che cosa possiamo ? Ben poco ! E perciò, non potendo soccorrere il corpo, soccorriamo l'anima, e di fronte ai casi disgraziati, ricordiamo i doveri dello spirito che ci provengono dalla fede dei nostri padri. Che la materia sia animata da moltissime e profonde energie che la evolvono nelle sue attività e nella progressiva complessità delle sue forme, nulla si oppone ad accogliere, ma occorre altrettanto ritenere che questo principio di spiritualità, quest'ordine meraviglioso, che si organizza nella materia fino a raggiungere le alte vette della sua organizzazione più elaborata, non sia altro che l'attestazione che Dio regola con suprema intelligenza questo superbo edificio su cui si eleva la vita, la quale si svolge a causa di leggi sancite dall'Alta Sapienza che tutto muove; tanto più meravigliose quanto esse governano non solo i colossali cosmi, ma la delicatissima trama del più microscopico elemento. Credo che tutti i giovani meritevoli, avviatisi tra le speranze, i sacrifici, le ansie delle loro famiglie, alla via della medicina nobilissima, hanno diritto a perfezionarsi, leggendo in un libro che non fu stampato in caratteri neri su bianco, ma che ha per copertura i letti ospedalieri e le sale di laboratorio, e per contenuto la dolorante carne degli uomini e il materiale scientifico, libro che deve essere letto con infinito amore e grande sacrificio per il prossimo. Seguendo la medicina, vi siete assunti la responsabilità di una sublime missione. Perseverate, con Dio nel cuore, con gli insegnamenti di vostro padre e di vostra mamma sempre nella memoria, con amore e pietà per i derelitti, con fede e con entusiasmo, sordo alle lodi e alle critiche, tetragono all'invidia, disposto solo al bene. Non lascerete di coltivare e rivedere ogni giorno le vostre conoscenze. Il progresso sta in una continua critica di quanto apprendemmo. Una sola scienza è incrollabile e incrollata, quella rivelata da Dio, la scienza dell'al di là! Coltivando nel cuore rancori, si finisce per trascurare questa missione, affidata dalla Provvidenza a coloro che assistono gli infermi; si trascurano pure gli infermi. Non solo del corpo vi dovete occupare, ma delle anime gementi, che ricorrono a voi. Quanti dolori voi lenirete più facilmente con il consiglio, e scendendo allo spirito, anziché con le fredde prescrizioni da inviare al farmacista. Siate in gaudio, perché molta sarà la vostra mercede, ma dovrete dare esempio a chi vi circonda della vostra elevazione a Dio. Quanto più vi sentirete soli, trascurati, vilipesi ed incompresi, e quanto più vi sentirete presso a soccombere sotto il peso di una grave ingiustizia, avrete la sensazione di un’infinita forza arcana che vi sorregge, che vi rende capaci di propositi buoni e virili della cui possanza vi meraviglierete quando tornerete sereni. E questa forza è Dio. All'improvviso muore un ammalato, che non si è saputo attrarre e circondare di cure affettuose, speriamo che il Signore gli sia vicino, nel momento estremo”. Ai suoi ammalati invece dice: “Non dimenticate di alimentare l'anima col ricevere nostro Signore nella Santa Comunione, così come alimentate, ed è vostro imprescindibile dovere, il corpo: non c'è che una gloria, una speranza, una grandezza: quella che Dio promette ai suoi servi fedeli. Ogni tanto il Signore dà un segno della sua presenza e consapevolezza e qualunque siano gli eventi, ricordatevi di due cose: Dio non abbandona nessuno. Quanto più vi sentite soli, trascurati, incompresi e quanto più vi sentirete presso a soccombere sotto il peso di una grave ingiustizia, avrete la sensazione di un’infinita forza arcana, che vi sorreggerà, che vi renderà capaci di propositi buoni e virili, della cui possanza vi meraviglierete quando tornerete sereni. E questa forza è Dio ! Quando si ama il Signore non si sentono più pene e se ve ne sono diventano dolci, siate in gaudio e date esempio a chi vi circonda della vostra elevazione a Dio. Vi auguro che con l'aiuto di Dio, che è Primo Medico, vi guarirete subito, io vi ho visitati più come amico che come medico. Voglio ancora una volta animare la vostra speranza, trasformarla in sicurezza, guarirete! Iddio poi vi domanderà conto della vita che vi donerà e quando da qui a mille anni, comparirete alla Sua Presenza, voi dovrete saper rispondere: <Signore ho compiuto bene la mia giornata ! Ho operato per la maggior tua gloria !> Dunque guarirete, ma pazienza ci vuole e tempo”. Ed ancora: “Non preoccupatevi del corpo, ma preoccupatevi dell'anima. Attraverso i miei diurni studi compiuti. E le conoscenze dei vari popoli di Europa e dei loro costumi. O radicato? Sempre più la credenza dell'aldilà. L'ingegno umano così possente. Capace di manifestazioni di bellezza e di verità e di bene, non può essere che divino”. E parlando loro di Gesù: “Gesù è la nostra speranza, mettiamo Gesù nelle nostre opere, solo così potremmo acquistare il paradiso e quando andremo in paradiso finirà ogni cosa. Speriamo di andarci presto”. Ancora durante il 1908 e sempre su proposta del professor Antonio Cardarelli, la Reale Accademia Medico-Chirurgica nomina il dottor Moscati Socio aggregato ed il Ministero della Pubblica Istruzione Gli conferisce la Libera Docenza in Chimica Fisiologica presso l’università di Napoli Federico II, docenza che Lui rifiuta per servire i poveri ammalati ed i bisognosi. Il dottor Moscati rifiuta la libera docenza in Chimica fisiologica, su proposta del professor Antonio Cardarelli ed incomincia l'insegnamento di Indagini di laboratorio applicate alla clinica e di chimica applicata alla medicina secondo i programmi del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, rinuncia alla cattedra di chimica fisiologica presso l’Università Federico II di Napoli, per curare i poveri ed i bisognosi e di quella cattedra ne beneficerà l’amico fraterno e collega, il professor Gaetano Quagliariello, indicato dallo stesso dottor Moscati come sua alternativa. Il professor Gaetano Quagliariello lascerà l’Istituto di Chimica Fisiologica presso il quale ha lavorato da subito dopo la laurea e diventerà in seguito Rettore di quella stessa Università e dopo la morte del professor Moscati dichiarerà: "Quanti di questi gesti di generosità Egli abbia compiuto è noto soltanto a Dio, perché qualche volta sono rimasti ignoti anche a coloro che ne hanno tratto beneficio". Bella l’amicizia tra il dottor Moscati ed il professor Quagliariello, l’amicizia del confronto la loro: “Bellezza, ogni incanto della vita passa, resta solo eterno l'amore, causa di ogni opera buona che sopravvive a noi, che è speranza e religione, perché l'amore è Dio. E che cosa possono fare gli uomini ?, che cosa possono opporre alle leggi eterne della vita ?: ecco la necessità del rifugio in Dio. La scienza ci promette il benessere e tutto al più il piacere, la religione e la fede ci danno il balsamo della consolazione e la vera felicità, che è una cosa sola con la moralità e col senso del dovere anche se, a questo mondo, non si raccolgono che ingratitudini e non bisogna meravigliarsi più di nulla. Gli ammalati sono le figure di Gesù Cristo, molti sciagurati, delinquenti, bestemmiatori, vengono a capitare in ospedale per disposizione della misericordia di Dio che li vuole salvi ed io sono pronto a coricarmi nel letto stesso dell'ammalato ! La mia riuscita non significa vittoria mia, ma vittoria di tutto un partito di amici, stretti l'un l'altro, l'individuo non ha più alcuna probabilità di successo se non quando avrà compreso che deve fare parte di una catena, il suo merito consiste solo nel sapere scegliere la catena di cui deve divenire un anello. I giovani: se i giovani, nella loro esuberanza, sapessero che le illusioni d'amore, per lo più frutto di una viva esaltazione dei sensi, sono passeggere e se un Angelo avvertisse loro, che giurano così facilmente eterna fedeltà ad illegittimi affetti, nel delirio di cui sono presi, che tutto quello che è impuro amore deve morire, perché è un male, soffrirebbero meno e sarebbero più buoni. Ce ne accorgiamo in età più inoltrata, quando ci avviciniamo per le umane vicende, per caso, al fuoco che ci aveva infiammati e non ci riscalda più. Tutti i giovani dovrebbero comprendere che mantenendo il loro spirito ed il loro cuore lontano dalla turpitudine, in un esercizio di rinuncia e di sacrificio, dovrebbero giurare di concedere la loro maturità e sanità sessuale solamente all'essere unicamente amato. Ancora tutti i giovani dovrebbero comprendere che nella pratica della continenza è il modo migliore per tenersi lontani dalla massima malattia trasmissibile. Che cosa possono fare gli uomini? Che cosa possono opporre alle leggi eterne della vita? Ecco la necessità del rifugio in Dio. Ma tuttavia noi medici dobbiamo cercare di alleviare la sofferenza”. Nel 1906, dal 04 al 10 aprile, c’è l’eruzione del Vesuvio. È la mattina del 4 aprile 1906, ore 5,30 circa, da una bocca del Vesuvio a quota 1.200 metri sul versante meridionale inizia a fuoriuscire una piccola colata di lava. Alcune fratture con annesse fumarole si sono generate poco sopra la bocca del Vesuvio, l’attività del Vesuvio è sensibilmente aumentata a partire da metà marzo e le scosse di terremoto sono sempre più frequenti ed intense. Questi segni sembrano annunciare un’eruzione esplosiva ormai imminente e sarà questo l’inizio della maggiore eruzione del Vesuvio nel 20° secolo. Il Vesuvio inizia la sua attività con una modesta colata di lava, da Napoli nulla fa presagire l'inizio di un'eruzione che avrebbe tristemente segnato l'area vesuviana. Nei due giorni seguenti si attivano altre bocche laterali del Vesuvio a quota 800 metri sullo stesso versante meridionale, a quota 600 metri poco più ad est, a quota 800 metri sul versante sud-est ed infine nell'Atrio del Cavallo. Una nuova colata lavica inizia da una bocca a quota 800 m, piccoli franamenti del cratere centrale segnano un incremento dell'attività esplosiva sommitale. Nuove bocce si attivano a Bosco Cognoli, sul versante Sud Est del vulcano e nell'Atrio del Cavallo. Le colate laviche sono ormai copiose, ma non minacciano ancora i paesi vesuviani. Contemporaneamente l'attività esplosiva del cratere si fa sempre più intensa e raggiunge il suo apice nella notte tra il 07 e l’08 aprile. Due forti scosse di terremoto, avvertite in quella notte con spavento in tutti i paesi vesuviani, segnano il collasso della parte sommitale del Gran Cono mentre la lava scorre veloce a sud-est devastando l'abitato di Boscotrecase, la nube eruttiva, ormai imponente, inizia a depositare cenere e lapilli nei paesi vesuviani ad est del vulcano tra cui Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano. L'attività esplosiva continua violenta e la caduta di cenere, oltre ad interessare sensibilmente Napoli, raggiunge anche la Puglia. Una nuova bocca si apre a Terzigno, nel pomeriggio si ha un aumento dell'attività esplosiva che culminerà nella notte, iniziano le prime evacuazioni. Le prime ore del giorno vedono il collasso del cratere sommitale e le colate raggiungere Boscotrecase e la periferia di Torre Annunziata: è l'apice dell'attività esplosiva. Crollano tetti ad Ottaviano per l'accumulo di cenere e vi sono numerosi morti. Dal pomeriggio del 09 aprile si arrestano le colate principali e l'attività sismica scompare quasi del tutto mentre la nube eruttiva continua a depositare cenere nell'area vesuviana. Nella notte del 10 invece si ha l'ultima colata significativa dalle bocche di Bosco Cognoli che si arresta poco prima di Boscotrecase. Le colate principali si arrestano, la sismicità diminuisce fino quasi a scomparire, l'atmosfera intorno al vulcano è pervasa da una fitta nube di cenere, la fase parossistica dell'eruzione cessata. Nei giorni successivi l'attività andrà diminuendo sempre più ad eccezione di sporadici episodi esplosivi più intensi nei giorni 13 e 15 fino a cessare del tutto il 21 aprile, data in cui ha termine l'eruzione. L’accumulo di cenere e lapilli causa crolli e distruzioni nei paesi vesuviani, ad Ottaviano e San Giuseppe ci saranno 197 morti e 71 feriti, in totale si conteranno 216 morti e 112 feriti gravi. Nella sola Napoli il crollo della tettoia del mercato di Monteoliveto, situato nell'attuale Piazza Carità, causerà 11 morti e 30 feriti ed oltre 34.000 saranno i profughi. Intanto il dottor Moscati si distingue nell’opera di soccorso a Torre Del Greco, il dottor Moscati si reca presso l'ospedale di Torre Del Greco, dipendenza Degli Incurabili, dirigendo le operazioni di evacuazione dei ricoverati ed abbandonando l'ospedale solo quando è certo che le corsie sono completamente vuote: fa sgomberare l’ospedale ed Egli stesso aiuta gli ammalati ad uscire prima che il tetto crollasse ed il tetto miracolosamente crolla quando tutte le corsie sono vuote. "Miracolosa" viene anche descritta la capacità del dottor Moscati nel leggere i sintomi, diagnosticare la malattia, indicarne la cura ed il percorso di guarigione, il dottor Moscati diagnostica per induzione, a colpo, dopo poche battute, con pochi segni, con intuito, acume e sicurezza che hanno della divinazione, quale solo Lui può permettersi. Il dottor Moscati è già in uno stato di grazia: il santo che compie ogni volta il miracolo ed i Suoi allievi pendono dalle Sue labbra. “Ho pensato che fosse debito di coscienza istruire i giovani, aborrendo dall'andazzo di tenere misterioso gelosamente il frutto della propria esperienza, ma rivelarlo a loro. In tutte le vostre opere, mirate al Cielo ed all'eternità della vita e dell'anima, e vi orienterete allora molto diversamente da come vi suggerirebbero pure considerazioni umane e la vostra attività sarà ispirata al bene. Il bisogno di eternare nel marmo e nel bronzo di grandi figure scomparse, e celebrarne l'opera, sta a dimostrare che il pensiero e lo spirito umano sono eterni, c'è il ricordo di un cuore che visse d'infinito amore e soffrì un immenso dolore, c'è la sede d'uno spirito che non può essere estinto. Il dolore va trattato non come un guizzo o una contrazione muscolare, ma come il grido di un'anima a cui un altro fratello, il medico, accorre con l'ardenza dell'amore, la carità. Il medico si trova in una posizione di privilegio, perché si trova tanto spesso a cospetto di anime che, malgrado i loro passati errori, stanno lì lì per capitolare e far ritorno ai principi ereditati dagli avi, stanno lì ansiose di trovare un conforto, assillate dal dolore. Beato quel medico che sa comprendere il mistero di questi cuori e infiammarli di nuovo. La prima medicina: l'infinito Amore. La scienza, se fosse tutta fredda e destinata solo a mantenere i minuti piaceri del corpo, a che cosa servirebbe ? Sarebbe un'ancella del materialismo e dell'egoismo. Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo, in alcuni periodi, solo pochissimi uomini però son passati alla storia per la scienza; ma tutti potranno rimanere imperituri, simbolo dell'eternità della vita, in cui la morte non è che una tappa, una metamorfosi per un più alto ascenso, se si dedicheranno al bene. Una sola scienza è incrollabile e incrollata, quella rivelata da Dio, la scienza dell'al di là. Perseverate nell'amore alla verità, a Dio che è la verità medesima, a tutte le virtù e così potrete espletare il vostro esercizio professionale, come una missione. Perseverate, con Dio nel cuore, con fede e con entusiasmo, sordo alle lodi ed alle critiche, tetragono all'invidia, disposto solo al bene. Vivere è missione, è dovere, è dolore! Solo mi conforta che abbiate conservato in voi qualche cosa di me, non perché valga nulla, ma per quel contenuto spirituale, che mi sforzo di trattenere e diffondere intorno: compito sublime, ma tanto irraggiungibile con le mie povere forze” ripete loro. Il dottor Moscati intanto si distingue, oltre che per l'eccellente preparazione medica, per un'amplissima cultura in materia di letteratura, arte e storia naturale, ma questo interesse per tutte le forme del sapere si accompagna, in Lui, ad una visione etico-religiosa legata alla tradizione integralista decisamente avversa alla mondanità ed a taluni aspetti della modernità. Il dottor Moscati non ama il cinema, il teatro, l'abitudine di andare al caffè, è contro la frivolezza delle donne napoletane, contro l'immodestia dei loro abiti. Pur non essendo contrario al matrimonio sceglie per sé la castità, il dottor Moscati manifesta sempre una profonda devozione religiosa che si traduce spesso in larghe elemosine ed una particolare venerazione Mariana, osserva scrupolosamente le astinenze ed i digiuni, fa la Santa Comunione ogni giorno, ed esprime costantemente una stima particolare per la condizione ecclesiastica. “Dalla mia infanzia mi sono inteso trasportato verso la terra ove la Regina del Rosario ha attratto tanti cuori e operato tanti prodigi. E voglia ella, Madre benigna, proteggere il mio spirito e il mio cuore in mezzo ai mille pericoli in cui navigo, in questo orribile mondo! Sempre che posso, faccio una scappata a Pompei, cosa ormai moltissime volte proibitami dalla assillante mia professione. Ma sempre che col treno passo fuggendo in vista del santuario, per recarmi lontano, in consulti, cosa questa frequentissima, il mio sguardo e il mio cuore è lì, ove tra gli alberi si intravede il campanile in costruzione, ai piedi del ciborio su cui s'innalza l'immagine della Vergine!", così il dottor Moscati scrive nel Suo diario. Assistente volontario nel laboratorio di fisiologia fino al 1908 e dopo aver superato il concorso di assistente ordinario per la cattedra di Chimica fisiologica, il dottor Moscati incomincia a svolgere attività di laboratorio e di ricerca scientifica nell'Istituto di Fisiologia dell'ospedale Domenico Cotugno per malattie infettive. Diviene così socio aggregato alla Regia Accademia Medico-Chirurgica ed assistente ordinario presso l'istituto di chimica fisiologica ed è nell'ambito di questa branca della scienza che Egli orienta la Sua ricerca: tra il 1906 ed il 1911 tutte le Sue pubblicazioni riguardano le reazioni chimiche del glicogeno e di altre sostanze nell'organismo umano. Per il professor Moscati comincia poi l’insegnamento di Indagini di laboratorio applicate alla clinica e di chimica applicata alla medicina secondo i programmi del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione e sempre nel 1911 ancora il professor Moscati viene inviato a Vienna da Gaetano Rummo, presidente del Consiglio Superiore Della Pubblica Istruzione, per assistere al convegno internazionale di fisiologia ed approfittando dell'occasione, il professor Moscati visita anche Budapest. Il professor Moscati, già direttore dell'Istituto di Anatomia Patologica, collabora presso la testata giornalistica "La Riforma Medica", fondata da Rummo prima come quotidiano poi come settimanale ed ancora dopo come quindicinale. E negli anni successivi ancora il professor Moscati consegue l'idoneità, in un concorso per esami, al servizio di laboratorio presso l'ospedale di malattie infettive "Domenico Cotugno". Nel 1911 il professor Moscati prende parte al concorso pubblico per sei posti di aiuto ordinario negli Ospedali Riuniti sempre a Napoli e lo vince in modo clamoroso. Si succedono le nomine a coadiutore ordinario, sempre presso l’Ospedale Degli Incurabili e poi, in seguito al concorso per medico ordinario, la nomina a direttore di sala, cioè primario sempre nello stesso ospedale. Ottiene, per titoli, la Libera Docenza in Chimica fisiologica ed ha l'incarico di guidare le ricerche scientifiche e sperimentali nell'Istituto di Chimica biologica. Dal 1911 insegna, senza interruzioni, "Indagini di laboratorio applicate alla clinica" e "Chimica applicata alla medicina", con esercitazioni e dimostrazioni pratiche. A titolo privato, durante alcuni anni scolastici, insegna a numerosi laureati e studenti semeiologia e casuistica ospedaliera, clinica e anatomo-patologica. Per vari anni accademici espleta la supplenza nei corsi ufficiali di Chimica fisiologica e Fisiologia. Il Professor Moscati organizza l’ospedalizzazione dei colpiti di rabbia e dopo alcuni anni,  ancora nel 1911, durante l'epidemia di colera che colpisce duramente Napoli, il professor Moscati viene chiamato dall'Ispettorato di sanità pubblica e dall'Ufficio di sanità della prefettura cittadina per occuparsi della profilassi. In quell'occasione presenta una relazione relativa alle opere edilizie necessarie per il risanamento della città, che, almeno in parte, vengono eseguite. Un'epidemia di colera colpisce Napoli, il professor Moscati viene incaricato dall'Ispettorato della Sanità Pubblica di scrivere una relazione sulle opere necessarie per il risanamento della città ed in parte quelle opere condotte a compimento. Alla fine del mese di giugno 1911, il terribile morbo colerico, portato a Napoli da qualche operaio che si è recato a trovar lavoro nei dintorni, fa la sua funesta apparizione e si diffonde con una rapidità che sbalordisce. Le autorità civili, resesi conto della gravità della vicenda, non mancano di spiegare con prontezza ed energia, tutta la loro opera per domare il flagello, la crudeltà del male purtroppo però non conosce limiti e manca l’energia per combatterlo. Un gruppo di giovani, con ammirevole spirito di abnegazione, soccorre i contagiati esponendosi ai più gravi pericoli, anteponendo, con atto di vero coraggio civile, l’interesse della pubblica salute ad ogni altro spirito di conservazione. Occorre dunque adoperarsi al più presto perché il male avanza a gran passi ed i giovani volontari si rendono protagonisti di una vera e propria “beneficenza”. Si organizza anche una squadra di soccorso che inizia subito l’opera sua con ordine, solerzia e coraggio. Nessun tipo di lavoro, a tal proposito, viene disdegnato dalla squadra di soccorso, nessun pericolo temuto. Gli audaci volontari scovano e denunciano i casi sospetti piantonando le case colpite, sorvegliando il trasporto delle vittime, la disinfezione delle abitazioni e delle strade, la preparazione, la disciplina ed il vettovagliamento dei locali contumaciali. I volontari si adoperano nel dirigere le squadre di operai destinati ai lavori di disinfezione, gli energici volontari, non si limitano soltanto a combattere il colera, ma fanno, allo stesso tempo, attiva propaganda della prevenzione igienica ed entrano nelle famiglie colpite a portare una parola di conforto o l’obolo oculato ed efficace. Nel corso dello svolgimento dell’opera pietosa e caritatevole, si cerca di procedere con quell’organizzazione che le condizioni di cose permettono, ogni sera, infatti, un “ordine del giorno” assegna a ciascuno la sua parte per il domani e per tutti quell’ordine è legge. Nessuno dei membri del Comitato dà segno di titubanza, indugio o paura nell’eseguire un ordine, un calmo e sereno spirito di disciplina regge gli atti della piccola squadra. Questo stato d’animo non è frutto di alcuna preparazione, ma è conseguenza dello spirito di sacrificio che anima i giovani, tutti, nell’adempimento del loro dovere, sono degni di ammirazione, nell’ora del pericolo, Napoli trova pronti al sacrificio i suoi figli. Il paese, una volta vinto l’aspro nemico, ha fretta di dimenticare la lotta, ma non quelli che l’hanno affrontata, incitando gli stessi cittadini a non abbassare mai la guardia, preparandosi a scongiurare ogni altro pericolo con assidua, serena e cosciente opera di prevenzione. Negli ultimi mesi del 1914 la signora Rosa, mamma del professor Moscati, comincia a stare molto male, affetta da diabete, male a quei tempi incurabile. Mamma Rosa muore il 25 novembre 1914 e prima di spirare, dopo aver ricevuto, con grande devozione, i sacramenti, dice ai figli che le si stringono intorno: "Figli miei, mi fate morire contenta. Fuggite sempre il peccato, che è il più grande male della vita". E proprio dopo la morte della mamma il professor Moscati fa voto di castità ai piedi della Madonna Del Buon Consiglio nella Chiesa Delle Sacramentine in via Toledo ed è allora che la sorella Nina, con cui Egli ha un rapporto molto stretto, viene ad assumere un ruolo centrale nella Sua vita. Al professor Moscati il mondo sembra sorridere, e Gli sembra di poter ottenere tutto, anche la sorella Nina sembra sciogliere, nei successi di Lui, l’amarezza di essere rimasta nubile dopo il rifiuto ricevuto dall’uomo da lei amato, il cugino Leonardo, che ha scelto di farsi sacerdote. Legatissimi tra loro, legame indissolubile, gli altri fratelli hanno messo su famiglia, Nina invece, dopo una delusione d’amore, dedica la sua vita al fratello dottore. Nina è stata pietra angolare nella vita del Professor Moscati, è stata amore che si dona in silenzio e come la terra sacrifica sé stessa per nutrire il respiro dei suoi fiori, la mano di Nina, riservata e modesta, ha tessuto l'abito di Colui che ha camminato verso il cielo, lei sapeva che suo fratello era già una stella, un giglio nel giardino del Signore. aNina s’innamora di un suo cugino, Alfonso, ma lui sceglie la via del sacerdozio. Nina Moscati, donna di robusta cultura e di forte spiritualità, la quale di Giuseppe Moscati è sorella di sangue e di fede, consigliera ascoltata e riverita dal fratello e sua “complice” indefessa nell’esercizio eroico della carità, a casa, insieme alla fedele governante di sempre, riceve i pazienti e se affamati li sfama con un piatto di pasta ed un bicchiere di latte. “Amiamo il Signore senza misura, vale a dire senza misura nel dolore e senza misura nell'amore, riponiamo tutto il nostro affetto non solo nelle cose che Dio vuole, ma nella volontà dello stesso Dio che le determina. Arrivando ad amare fortemente il Signore si desiderano e si amano i pentimenti, chi non abbandona Dio, avrà sempre una guida nella vita, sicura e diritta. Esercitiamoci quotidianamente nella carità, Dio è carità e chi sta nella carità sta in Dio e Dio sta in lui. Non dimentichiamo di fare ogni giorno, anzi ogni momento offerta delle nostre azioni a Dio, compiendo tutto per Suo amore. È vero che il giogo del Signore è leggero e soave” ripete spesso il professore alla sorella. Il professor Moscati trasforma una stanza della casa di via Cisterna dell'Olio 10 in studio, dove riceve i malati soprattutto poveri che sempre più numerosi ricercano le Sue cure: la professione Gli avrebbe permesso proficui guadagni, ma il professor Moscati fa una scelta diversa. È solito rifiutare, in tutto o in parte, l'onorario che Gli si offre, in particolare non accetta onorario dai poveri e dai sacerdoti. Visita persone povere e bisognose, a loro non chiede nulla anzi da loro soldi per i farmaci ed un po' anche per la sopravvivenza: è così che il professor Moscati consuma tutto il Suo stipendio. Per raggiungere gli ammalati nelle loro case o per girare nella Sua Napoli, oltre al pullman, il professor Moscati ama girare in calesse. Nella sala d’attesa, sempre nella sua casa, ha messo un suo cappello girato con su scritto: “Chi può metta, chi non può prenda” e sulla Sua scrivania invece ha posto una piccola statua della Madonna Del Silenzio cui Lui è devoto. Prima di visitare, proprio come in ospedale, è solito consigliare agli ammalati di confessarsi e di fare la Santa Comunione: per il professor Moscati, la medicina è soprattutto mezzo di conversione, mezzo per giungere all'anima dei pazienti, il professor Moscati ha scelto la medicina e non il sacerdozio per curare corpo ed anima. Alcuni pazienti più volte vengono mandati con tra le mani una busta chiusa dal parroco della Chiesa Del Gesù Nuovo che un po' spazientito dice: “Ma questa non è una farmacia”. Quando scopre però che quella lettera è del Professor Moscati capisce immediatamente, apre e legge: “Quest’uomo ha bisogno di confessarsi”. Spirito, anima e corpo per il Professor Moscati sono un intreccio, una sola realtà, se il corpo soffre è perché soffre lo spirito ed inevitabilmente anche l’anima quindi la vita psicologica, ha curato non solo i corpi, ma soprattutto le anime. Anche dopo la morte dei genitori, il Professor Moscati e Sua sorella Nina si recano per le vacanze estive nella loro casa di Santa Lucia Di Serino. Ma per il Professor Moscati quelle non sono vacanze, corre voce che Lui è in paese e sono in tanti ad entrare in quella casa per essere visitati da Lui. Al mattino, di buonora, il Professor Moscati si reca in un paese limitrofo, Volturara per partecipare alla Santa Messa, 3,65 Km di cammino all’andata e tanti al ritorno, alcune mattine invece resta a Serino e partecipa alla Santa Messa presso la chiesa delle Clarisse o presso il convento dei frati francescani. Subito dopo aver partecipato alla Santa Messa, il Professor Moscati torna a casa dove trova ogni volta la rampa della scala esterna piena di pazienti che lo aspettano. Maria Carmusina, governate ed amica della sorella Nina, Gli corre incontro con la tazzina del caffè, ma Lui, con garbo, risponde: “Non posso Maria, non posso, vedi quanta gente c’è sulle sale che mi aspetta, aspetta di essere visitata e nessuno andrà via senza essere visitato”. Anche presso la residenza di Serino il Professor Moscati ha un Suo Studio, uno studio sempre affollato. Nei Suoi ritagli di tempo, il Professor Moscati “uomo” è solito aggirarsi nel giardino del palazzo per respirare il profumo delle rose: la natura, i colori, il paesaggio diventano sogni che si fondono nel Suo cuore ed il silenzio che aleggia nel Suo giardino rappresenta la chiara presenza dello Spirito divino. Alcuni anni dopo la morte di mamma Rosa anche il professor Moscati si ammalerà di diabete, la dolorosa esperienza della morte della mamma e l’essersi anche lui ammalato di diabete contribuiranno e spingeranno il professor Moscati a sperimentare l'insulina: il professor Moscati è tra i primi ad usarla a Napoli ed a preparare un gruppo di medici per la cura del diabete. La vita del professor Moscati, sempre a Napoli, si divide fra l’Ospedale Degli Incurabili, Istituto di Chimica e Fisiologia e casa, la Sua giornata è così scandita: prima di recarsi in ospedale, la Santa Messa cui il professore non rinuncerebbe per nulla al mondo, l’ospedale e nel pomeriggio, nella Sua casa fra i Suoi pazienti. A sera visite private nelle case degli ammalati e la notte fonda invece la dedica allo studio ed alla preghiera. Alcune mattine il professor Moscati, prima di recarsi al lavoro, partecipa alla Santa Messa nella Chiesa del Gesù Nuovo, la chiesa in cui è sepolto anzi, la serve la Santa Messa, il parroco di quella chiesa è il Suo confessore. “Se non partecipassi alla Santa Messa, se non facessi la Santa Comunione, cosa porterei ai miei ammalati ?: nulla” ripete spesso. Il professor Moscati trova la forza per affrontare cristianamente la Sua pesantissima giornata nella Santa Messa quotidiana che serve con infinita umiltà, la Sua devozione all’Eucarestia è totale e così scrive ad un collega che ha il fratello malato: “Ti ricordo soprattutto che c’è un Medico al di sopra di noi: Iddio ! di cui domani è la festa Eucaristica. Ti prego di non privare Tuo fratello di questa Medicina ch’è la Santa Comunione, diglielo a nome mio”. L’amore per Gesù Sacramento il professor Moscati lo manifesta anche con l’Adorazione Eucaristica, sovente, infatti, viene visto nelle chiese di Napoli in ginocchio, profondamente assorto nella preghiera, davanti all’Ostensorio. “Mio Gesù amore ! Il vostro amore mi rende sublime, il vostro amore mi santifica, mi volge non verso una sola creatura, ma a tutte le creature, all'infinita bellezza di tutti gli esseri, creati a vostra immagine e somiglianza !” È questa una preghiera scritta dal professor Moscati datata 5 giugno 1922, il professor Moscati ogni volta la recita durante la Sua Adorazione Eucaristica o ai piedi del Cristo Velato presso la Cappella San Severo. Il professor Moscati entra in chiesa a pregare per tornare poi tranquillo al microscopio, alla corsia, agli studenti. Chi ama veramente Gesù non può non amare Sua Madre e la devozione alla Vergine Maria del professor Giuseppe Moscati è pertanto totale, ogni notte recita il Santo Rosario. Continua l'amicizia molto stretta con il futuro Beato avvocato Bartolo Longo, il professore, sin da fanciullo è stato attratto da Bartolo Longo pur avendo quest’ultimo 39 anni più di lui e, intrattenendosi con il Fondatore del Santuario di Pompei, il professore si infervora. “Al di sopra di beghe, pettegolezzi, livori, deve ispirarci la carità cristiana, anche l’amore terreno satana cerca d’inquinare, ma Dio lo purifica attraverso la morte: amare Dio senza misura nell’amore, senza misura nel dolore. E beati quelli che guardano all'al di là dove saranno ricongiunti gli affetti terreni che sembrano precocemente infranti. È indubitato che la vera perfezione non può trovarsi se non estraniandosi dalle cose del mondo, servendo Iddio con un continuo amore e servendo le anime dei propri fratelli con la preghiera, con l'esempio, per un grande scopo, per l'unico scopo che è la loro salvezza. L'ingegno umano così possente, capace di manifestazioni di bellezza e di verità e di bene, non può essere che divino, e l'anima e il pensiero umano a Dio devono ritornare. Mi soffermo a meditare sulla caducità delle umane cose ! Bellezza, ogni incanto della vita passa, resta solo eterno l’amore, causa di ogni opera buona, che sopravvive a noi, che è speranza e religione, perché l’amore è Dio. E mi sento squarciare il cuore al pensiero che tante anime sono lontane da Dio, vorrei tutte condurle ai piedi del Signore, vorrei che si convertissero tutte. Amiamo il Signore senza misura, vale a dire senza misura nel dolore e senza misura nell'amore, riponiamo tutto il nostro affetto, non solo nelle cose che Dio vuole, ma nella volontà dello stesso Dio che le determina. Ho radicato sempre più la credenza dell'al di là; l'ingegno umano così possente, capace di manifestazioni di bellezza e di verità e di bene, non può essere che divino, e l'anima e il pensiero umano a Dio devono ritornare” è così che il professor Moscati si esprime in presenza del futuro Beato Bartolo Longo. Subito dopo la laurea in medicina il professor Moscati diviene medico personale dell'avvocato Bartolo Longo, fino alla morte di questi, lo aiuta con frequenti e generosi oboli per quanto riguarda le opere pompeiane e cura gratuitamente gli orfani e gli infermi che Bartolo Longo raccoglie. Il professor Moscati curerà gratuitamente non solo il Commendatore pompeiano, ma anche gli orfani e gli infermi che questi raccoglierà, il professore curerà gratuitamente tutti coloro che quest’ultimo gli raccomanderà. A sua volta, Bartolo Longo ringrazierà il professor Moscati inviandoGli in dono Corone del Santo Rosario o pubblicazioni con la sua firma autografa. “Circa l'onorario, trattandosi, come mi dite, di un caso pietoso, io nulla desidero. Dopo la conoscenza del caso pietoso, io non prenderei soldi, nemmeno se mi tagliassero le mani. Ma per me il gran compenso è trascorrere una giornata fra amici lieti e simpatici. Sempre ai Suoi ordini” dice il professor Moscati all’avvocato Bartolo Longo. Nel cuore del professor Moscati, così come in quello dell’avvocato Bartolo Longo, Dio è passato lasciandovi un’impronta che costituisce una meraviglia di grazia e di natura, tanto che, a osservarla bene, è difficile non vedervi Dio stesso che opera. A somiglianza di Bartolo Longo, il professor Moscati vive una santità incarnata nel quotidiano, fondata sull’amore di Dio e del prossimo, vivificata dalla fede e dall’entusiasmo per la sua professione. Come Bartolo Longo, il professor Moscati è un laico, che ha fatto della Sua vita una missione percorsa con autenticità evangelica, spendendo stupendamente i talenti ricevuti da Dio. Il professor Moscati, ancora fanciullo, incontra Bartolo Longo sempre a Napoli dove anche quest’ultimo abita e ne resta attratto, nonostante la differenza di circa quarant’anni che li separa, il Professor Moscati trova in lui l’esempio dei valori cui la madre lo ha educato: la devozione alla Madonna di Pompei e l’amore verso i poveri e gli ammalati. Dopo la morte del padre, il professor Moscati vedrà in Bartolo Longo una figura paterna di riferimento durante gli anni di studio presso l’Università. Devotissimo alla Vergine di Pompei, il professor Moscati visita spesso il Santuario a Lei dedicato ed ancora in costruzione, portando con Sé talvolta qualche assistente per farlo accostare ai sacramenti e, come già accennato, aiuta con frequenti e generosi oboli le opere pompeiane. Si stabilisce così tra il professor Moscati e l’avvocato Bartolo Longo, uno stretto rapporto di amicizia e di collaborazione apostolica. Il professor Moscati e l’avvocato Bartolo Longo, oltre ad essere amici nella santità e collaboratori nell’applicazione pratica dei principi di giustizia e carità, sono un polo di attrazione per credenti e increduli, scienziati e professionisti, categorie di ogni estrazione sociale, ma soprattutto per poveri, infermi e disagiati. Nel mondo d’oggi il loro messaggio, pur se diverso nella sua manifestazione, ma identico nel nucleo, conserva tutta la sua freschezza ed efficacia, perché proviene dall’unica fonte perenne, Cristo, e risponde in pieno alle attuali esigenze socioculturali. Due insigni laici, accomunati in vita dall’appartenenza ad un circolo di santità le cui caratteristiche peculiari sono la carità, la preghiera e l’amore verso il prossimo. Un giorno il professor Moscati si trova a Pompei per venerare la Madonna e nel salutare Bartolo Longo dice: “Commendatore, con tutto il bene che fa, la metteremo sugli altari!” e l’altro pronto: “Ma Lei ci andrà prima di me !” e la profezia si è avverata. La devozione alla Madonna di Pompei e l’amore verso i poveri e gli ammalati il professor Moscati lo eredita dalla mamma e dalla sorella Nina. Direttore dell'Istituto di Anatomia Patologica sempre presso l’Ospedale Degli Incurabili, oltre all’intenso Suo lavoro tra università ed ospedale, il professor Moscati dirige e da nuovo impulso a quell’istituto e presto diviene vero maestro nell'esercizio delle autopsie come affermerà il suo amico fraterno Gaetano Quagliariello. Le autopsie per il professor Moscati sono lezioni di vita: prima di iniziare l'autopsia, si fa il segno della Croce davanti al cadavere che Gli hanno portato, un gesto consueto per il professor Moscati poi dovrà tagliare, aprire, esaminare, nell'interesse della scienza, ma innanzitutto rende onore a quel corpo che Dio ha amato e fatto vivere. Il professor Luciano Armanni, fondatore e direttore dell’istituto di Anatomia Patologica, ha fatto incidere all'ingresso della sala anatomica una frase: "Hic est locus ubi mors gaudet succurrere vitae (Questo è il luogo dove la morte è lieta di soccorrere la vita)”. In quella sala manca ogni segno di religione, l'ambiente è severo e sconsolato, ma il Professor Moscati fa collocare su di una parete di quella sala ed abbastanza in alto, come a dominare tutto l'ambiente, un Crocifisso con un'iscrizione che non può essere più felice: "Ero mors tua, o mors (O morte, sarò la tua morte)”, citazione del profeta Osea (Os 13,14). “Grandiosa morte che non è fine, ma è principio del sublime e del divino, al cui cospetto i fiori e la bellezza son nulla. La vita è un attimo; onori, trionfi, ricchezza e scienza cadono, innanzi alla realizzazione del grido della Genesi, del grido scagliato da Dio contro l'uomo colpevole: tu morrai ! Ma la vita non finisce con la morte, continua in un mondo migliore. A tutti è stato promesso, dopo la redenzione del mondo, il giorno che ci ricongiungerà ai nostri cari estinti, e che riporterà al supremo Amore ! La vita è un lampo nell'eterno e la nostra umanità, per merito del dolore di cui è pervasa e di cui si saziò Colui che vestì la nostra carne, trascende dalla materia e ci porta ad aspirare una felicità oltre il mondo” ripete il professor Moscati ai Suoi colleghi nella sala anatomica. In uno dei corridoi di quell’ospedale, ospedale Degli Incurabili, è stata collocata una statua dedicata alla Madonna Delle Grazie. Tutte le mattine il professor Moscati, prima di cominciare il Suo instancabile lavoro, sosta in preghiera vicino a quella statua ed invita i Suoi colleghi a fare altrettanto. Il 24 maggio 1915 l’Italia entra nel conflitto mondiale ed il professor Moscati fa domanda di arruolamento volontario senza, tuttavia, essere esaudito. Le autorità militari Gli affidano invece i soldati feriti che affluiscono presso l’Ospedale Degli Incurabili che viene militarizzato. Ancora il professor Moscati viene nominato direttore del reparto militare dal 1915 al 1918, visita e cura circa 3000 militari, di cui scrive diari e storie cliniche. Per questi poveri sventurati Egli non solo è il medico, ma il consolatore vigile ed affettuoso. Tra il 1916 e il 1917 il Professor Moscati supplisce Pasquale Malerba nel corso ufficiale di chimica fisiologica e dal 1917 al 1920, sostituisce Filippo Bottazzi, il padre della biochimica italiana, nell'insegnamento di Chimica clinica. Primario dell'Ospedale Degli Incurabili, dopo la scelta cosciente e consapevole di rinunciare alla cattedra di chimica fisiologica, il professor Moscati si orienta definitivamente verso il lavoro ospedaliero e nelle corsie dell’ospedale impegna tempo, esperienza, capacità umane. Le malattie e le miserie fisiche e spirituali saranno sempre in cima ai suoi pensieri, perché: “i malati” dirà: "sono la figura di Gesù Cristo, anime immortali, divine, per le quali urge il precetto evangelico di amarle come noi stessi". Sono queste le convinzioni che Egli manifesta sempre nei Suoi scritti, particolarmente quando si rivolge ai colleghi, ai quali ricorda ogni volta che "il dolore va trattato non come un guizzo o una contrazione muscolare, ma come il grido di un’anima, a cui un altro fratello, il medico, accorre con l’ardenza dell’amore, la carità". La capacità del professor Moscati, come maestro e come medico, è indiscussa, tutti parlano delle Sue lezioni, delle Sue doti diagnostiche, del Suo lavoro tra gli ammalati. Circa la Sua attività nell'Università napoletana invece, nell'anno accademico 1916-17 il professor Moscati assolve la supplenza nel corso di chimica fisiologica: nel 1917-18 supplisce nel corso accelerato di fisiologia per militari e dal 1917 al 1920 ottiene inoltre, la supplenza nell'insegnamento ufficiale di chimica fisiologica. Il consiglio d'amministrazione dell'Ospedale Degli Incurabili lo nomina primario nel 1919, e il 2 maggio 1921 il professor Moscati invia al Ministero della Pubblica Istruzione la domanda per essere abilitato per titoli alla libera docenza in Clinica Medica Generale: il 6 giugno 1922 la Commissione, nominata dal Ministero, esamina i titoli e lo ritiene idoneo a conseguire tale libera docenza esonerandolo all'unanimità, in virtù dei lavori proposti, dalla discussione dei lavori presentati, dalla lezione e dalla prova pratica. Dopo una lunga tournée in Nordamerica, ad inizio anno 1920, la salute del tenore Enrico Caruso inizia a peggiorare. Evento scatenante un incidente avvenuto durante il Sansone e Dalila del 03 dicembre 1919, quando il tenore viene colpito al fianco sinistro da una colonna crollata dalla scenografia. Il giorno dopo, prima della rappresentazione di Pagliacci, Enrico Caruso ha un eccesso di tosse e lamenta un forte dolore intercostale e l'11 dicembre, ancora il tenore ha una forte emorragia dalla gola: la rappresentazione viene sospesa dopo il primo atto ed il 24 dicembre Enrico Caruso fa la sua ultima apparizione al Met con Eléazar in La Juive. Solo il giorno di Natale, quando il dolore si fa insostenibile, gli viene diagnosticata una pleurite infetta e, sempre in Nordamerica viene operato al polmone sinistro il 30 dicembre. Il 28 maggio Enrico Caruso insieme alla moglie Dorothy, saluta per sempre New York e trascorre parte della convalescenza in Italia, prima a Napoli presso il Grand Hotel Vesuvio, poi a Sorrento presso l’albergo Vittoria dove viene raggiunto dal professor Moscati contattato però quando ormai ben poco resta da fare: la cura antibiotica non è stata ancora sperimentata e sarebbe bastata solo quella per salvare il tenore. “Non c’è più niente da fare, i sacramenti sono l’ultimo dovere morale da assolvere” dice il Professor Moscati al tenore e lo convince a confessarsi e comunicarsi prima di morire. Trasportato da Sorrento nuovamente a Napoli, Enrico Caruso muore il 02 agosto 1921, assistito dalla moglie all'età di 48 anni presso il Grand Hotel Vesuvio. È sepolto a Napoli, in una cappella privata nel cimitero di Santa Maria del Pianto in via Nuova del Campo Doganella, a pochi metri dalla tomba di Antonio de Curtis, in arte Totò. All'inizio degli anni venti, il professor Moscati si dedica anche ad alcuni importanti studi di storia della medicina, come quelli dedicati allo iatromeccanico del '600, Giovanni Alfonso Borelli, che il professor Moscati definisce: "primo padre della medicina nuova". Si dedica anche al "fondatore della scuola medica napoletana", Domenico Cotugno. Ancora un giorno dell’anno 1921, il Professor Moscati viene chiamato presso un frate per il quale non è stato possibile al medico curante formulare una diagnosi ben precisa. Ancora il Professor Moscati giunge al capezzale del frate verso sera, dopo una Sua ennesima laboriosissima giornata di intenso lavoro. Entrato nella cella del frate, gli astanti vedono il Professore girare lo sguardo attorno alle pareti, proprio come se stesse cercando qualcosa. Ecco che l’occhio del Professore si posa su un quadro raffigurante San Francesco di Sales e subito Lo si sente esclamare: ” Tu es sal ! Si sal tu es!“ e quindi, rivolgendosi al frate ammalato gli dice con la più grande sicurezza di star tranquillo, che in capo a non molto tempo sarebbe perfettamente guarito. La parola del Professore è profetica: non passano molti giorni ed ecco … il religioso è libero dal male e si sente restituito alla vita. Quando nel gennaio 1922 viene sperimentata l'insulina per la cura del diabete, il professor Moscati è tra i primi in Italia ad utilizzare quel procedimento terapeutico rivoluzionario. Il 18 luglio 1923 il professor Moscati fa un viaggio ad Edimburgo per il Congresso internazionale di fisiologia, passando per Roma, Torino, Parigi, Londra, Lourdes: rientrerà a Napoli il 10 agosto. L’amore per la Madonna spinge il Professor Moscati a compiere l’esperienza del viaggio a Lourdes. L’11 febbraio 1858, Bernadette Soubirous raggiunge Massabielle per raccogliere legna in compagnia di una delle sue due sorelle e di un'amica. Intenta a levarsi le calze per attraversare il fiume Gave, avverte una sorta di vento e, volgendo lo sguardo verso la grotta vede una Signora Misteriosa. Lei stessa riferirà poi: "Ho visto una Signora vestita di bianco, indossava un abito bianco, un velo bianco, una cintura blu ed una rosa gialla su ogni piede". Bernadette, dopo aver fatto il segno della croce, si unisce a Lei nella recita del Santo Rosario e, al termine della preghiera, la Signora svanisce improvvisamente. Nell’arco di un anno quell’apparizione si ripeterà per diciotto volte. Nel 1862 le apparizioni vengono riconosciute ufficialmente dal vescovo di Tarbes ed ancor prima della fine dell'anno iniziano i lavori di costruzione di una cappella, incorporata alcuni anni più tardi nella Basilica dell'Immacolata Concezione edificata fra il 1866 e il 1871 proprio sopra la grotta dove Bernadette è entrata in contatto con la Vergine. Alla fine del XIX secolo si procede alla costruzione di una seconda basilica, quella di Nostra Signora Del Rosario, 1883-1889, al di sotto della precedente. Nel frattempo si procede ad una profonda ristrutturazione urbanistica della cittadina. Nel 1866 entra in servizio una stazione ferroviaria capolinea della tratta Tarbes-Lourdes appositamente costruita per facilitare lo spostamento dei fedeli dal capoluogo dipartimentale a Lourdes. Un servizio di tram dalla stazione alle basiliche viene inaugurato nel 1899 ed intenso è anche lo sviluppo delle strutture turistiche locali con la costruzione di alberghi, ristoranti e case di accoglimento per pellegrini, gestite generalmente da istituzioni e ordini religiosi. È questa la Lourdes che vista il professor Moscati. A Lourdes, al Professor Moscati, in quanto medico, viene consegnata una carta verde di autorizzazione a visitare da vicino tutte le opere del Santuario comprese le "piscine".  Ancora a Lourdes, il Professor Moscati assiste alle solenni funzioni religiose che, uguali, si ripropongono oggi. Il giorno precedente l'arrivo del Professor Moscati a Lourdes, proprio lì si verifica una strepitosa guarigione: un uomo paralitico da quindici anni per frattura della colonna vertebrale, balza fuori dalla piscina con i suoi piedi, il giornale “La Croix de Lourdes” fa un'edizione straordinaria su quella guarigione. Come medico, il Professor Moscati, ha il privilegio di seguire la processione del Santissimo e starGLi accanto nel momento della Benedizione agli ammalati e per questo è testimone di eventuali guarigioni strepitose. È qui che Egli, nella mirabile descrizione dello scenario, evidenzia il Suo stato d'animo, il Professore scriverà poi nel Suo Diario: "Gli ammalati sono disposti in ordine nel grande piazzale Esplanade antistante la chiesa del Rosario in attesa dell'arrivo del Santissimo in processione partita dalla Grotta, il sacerdote, seguito da reverendi e appunto da medici, si distacca dalla processione, fa il giro degli ammalati e li benedice uno per uno con l'Ostensorio. È tutta una enorme clinica che si apre dinanzi. Tutti quei poveri esseri, distesi in barella, mostrano sul viso la speranza e la rassegnazione: la malattia li ha trasformati. Ma il gran momento li transumana: i sacerdoti pregano e gridano <Signore che io creda !> ed il coro degli infermi ripete <Signore che io creda !>: <Signore che io veda !> ed il coro: <Signore che io veda !> e così di seguito. Esseri umani, adulti o bambini con gli occhi rivolti all'Ostia bianca, stringono il Rosario e l'Ostia passa silenziosa. A volte nessuna guarigione !, ma Iddio che è onnipotente si volge ai cuori, alle anime e le inonda di rassegnazione. Non rimase Bernadette asmatica e per gli ultimi otto mesi della Sua esistenza paralitica su di una sedia ? Terminato il giro, la processione riprende e dalle scale della chiesa del Rosario il sacerdote alza la teca ai tre angoli del mondo e benedice". La giornata liturgica del Professor Moscati si conclude con la processione dei flambeaux (fiaccole) che è uno spettacolo: migliaia di pellegrini partono dalla Grotta con le candele accese contenute in un cartoccio (flambeaux), si procede pregando e cantando l'inno alla Vergine, ad ogni strofa si termina con l'Ave Maria e tutte le fiaccole si levano in alto. All'altezza dell'Esplanade si procede a zig zag fino a che tutti si raccolgono sotto la chiesa del Rosario. La processione termina con la preghiera alla Vergine e la benedizione. A Lourdes l'uomo Moscati si concede un po' di relax con una passeggiata al Pic Du Jer raggiunto con la funicolare: "Di là si gode lo spettacolo meraviglioso della vallata di Lourdes e una fragranza di fiori e di erbe che è una delizia" scrive ancora il professore nel Suo diario. Ancora di quel viaggio a Lourdes si legge in una lettera inviata allora ai fratelli:  “… attorno alla Grotta non manca mai gente, anche dopo la Messa, perfino la notte. Durante queste funzioni l’immagine della Vergine, al punto stesso ove apparve, diviene supremamente bella”. Devoto ed affezionato di Maria, fervente nel culto dell’Immacolata, il Professor Moscati onora con speciali pratiche la Concezione Immacolata. È fedelissimo nel frequentare la quindicina, che ogni anno segue la festività nella chiesa di San Nicola da Tolentino a Napoli. Il freddo, la pioggia, il lavoro, nulla è capace di trattenerlo dal partecipare al pubblico omaggio che viene reso alla Madre Celeste da Lui onorata anche sotto molti altri titoli approvati dalla Chiesa. Una volta, a Napoli, su una ricetta consegnata ad un ammalato affetto da una grave infermità, all’elenco dei farmaci da assumere, il professore Moscati fece seguire una postilla: “Tornando in Amalfi, fermatevi a Valle di Pompei, confessatevi e comunicatevi. Questa è la prima medicina”. E quando il suo amico, dottor Antonio Nastri che esercita la professione medica ad Amalfi, gli pone domande sulla possibilità per un laico di raggiungere la perfezione evangelica, il Professor Moscati risponde: “in ogni condizione sociale si può fare del bene. Il medico si trova poi in una posizione di privilegio perché si trova tanto spesso al cospetto di anime che, malgrado i loro passati errori, stanno lì lì per capitolare, e far ritorno ai principi ereditati dagli avi, stanno lì ansiose di trovare un conforto, assillate dal dolore. Beato quel medico che sa comprendere il mistero di questi errori, e infiammarli di nuovo ! Ma è indubitato che la vera perfezione non può trovarsi, se non estraniandosi dalle cose del mondo, servendo Iddio con un continuo amore e servendo le anime dei propri fratelli con la preghiera, con l’esempio per un grande scopo, per l’unico scopo che è la loro salvezza eterna”. Dopo la morte del Professor Moscati, le testimonianze rese dal dottor Nastri contribuiranno a creare le premesse per l’avvio del processo di beatificazione. Numerose ricerche del Professor Moscati vengono pubblicate su riviste italiane e internazionali tra le quali le ricerche pionieristiche sulle reazioni chimiche del glicogeno, il professor Moscati pubblica anche il francese ed in inglese. Sulla Sua produzione scientifica, il biochimico ed amico Gaetano Quagliariello scrive: “Qualunque ricercatore se ne onorerebbe, il professor Moscati dà una esatta misura della sua preparazione biologica e consente a noi, cultori di biologia, di rivendicare con orgoglio l'origine strettamente biologica della sua genialità clinica”. Nel 1919 il professor Moscati viene eletto ordinario di chimica clinica e nel 1922, infine, consegue la libera docenza in clinica medica. Il professor Moscati è anche figura di educatore ascoltato ed amato: nella testimonianza degli studenti sono ricordate la concentrazione e l'attenzione con cui osserva il corpo del malato, Egli viene descritto come una persona di indole buona e dolce, a tratti pervasa da una sorta di misticismo che lo avvicina alla figura di un oracolo. Il professor Moscati possiede un fervore religioso particolare nella professione della fede cattolica ed una preparazione medico-scientifica di alto livello, ancora il professor Moscati possiede un’ampia e diffusa devozione per gli ammalati ed attraverso il professor Moscati, scienziato di fama, la prospettiva ecclesiale sembrerebbe individuare un ambito significativo per mediare un aspetto delle complesse relazioni tra Chiesa e secolo: quello con il sapere medico e attraverso questo con la scienza in sé. Intanto il Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale Degli Incurabili lo nomina Direttore della III Sala uomini, è il 1919 ed il professor Moscati così scrive in una pagina del Suo diario: "Da ragazzo guardavo con interesse all'Ospedale Degli Incurabili, che mio padre mi additava da lontano dalla terrazza di casa, ispirandomi sentimenti di pietà per il dolore senza nome, lenito in quelle mura. Un salutare smarrimento mi prendeva e cominciavo a pensare alla caducità di tutte le cose e le illusioni passavano come cadevano i fiori degli aranceti che mi circondavano. Allora, compreso tutto negli iniziati studi letterari, non sospettavo e non sognavo che, un giorno, in quell'edificio bianco, alle cui vetrate si distinguevano appena, come bianchi fantasmi, gli infermi ospitati, io avrei ricoperto il supremo grado clinico". Ed ancora: "Ho creduto che tutti i giovani meritevoli, avviatisi tra le speranze, i sacrifici, le ansie delle loro famiglie, alla via della medicina nobilissima, avessero diritto a perfezionarsi, leggendo in un libro che non fu stampato in caratteri neri su bianco, ma che ha per copertura i letti ospedalieri e le sale di laboratorio e per contenuto la dolorante carne degli uomini e il materiale scientifico, libro che deve essere letto con infinito amore e grande sacrificio per il prossimo. Ho pensato che fosse debito di coscienza istruire i giovani, aborrendo dall'andazzo di tenere misterioso gelosamente il frutto della propria esperienza, ma rivelarlo a loro”. 26 luglio 1919. Nonostante la rinuncia alla cattedra universitaria, il professor Moscati rimane sempre professore e maestro, ha scelto di stare vicino agli ammalati, ma non per questo ha rinunciato all'insegnamento dove ha la possibilità di incontrare i giovani e comunicare con loro. Il professor Moscati ha particolari doti per fare il professore, ad una preparazione solida, unisce al desiderio dell’aggiornamento, la passione per la ricerca, una innata curiosità per il nuovo, la capacità di spaziare nei vari settori della medicina. Il professor Filippo Bottazzi conosce il professor Moscati nel 1905 e nel 1923 lo conduce con lui al Congresso di Edimburgo, Bottazzi ha scritto di lui: “Sincero, profondamente religioso, credente ed assiduo praticante, non fa mai ostentazione dei propri sentimenti, ma non tralascia mai di curare, insieme ai corpi, anche ed innanzitutto le anime e di avviarle verso quella luce che per singolare grazia divina sfolgora da abissi per noi impenetrabili". Alcuni, vedendo che gli studenti continuano ad affollarsi attorno alla cattedra del professor Moscati, tramano per impedirgli d’insegnare, si ha l'eco di queste manovre, che procurano al professore momenti di scoraggiamento e nel Suo diario scrive: "E' che io sono in preda ad un estremo esaurimento e ad una stanchezza mortale, perché dagli anni della guerra fino ad oggi è un continuo lavoro e una serie di emozioni per me ! Sono un essere sbagliato non vivo più; passo le notti insonni” (22 maggio 1922). Come ognuno di noi, anche il professor Moscati non è impassibile dinanzi all'invidia ed agli interessi degli altri, ma la santità si innesta sulla natura umana, la rispetta, ma contemporaneamente le fornisce i mezzi per non soccombere e per elevarsi al di sopra di orizzonti angusti e fallaci. Il professor Moscati consegue la libera docenza, nonostante gli ostacoli che gli hanno frapposto dinanzi ed a tal proposito scrive quella riflessione che è tra i suoi pensieri più conosciuti: "Ama la verità, mostrati qual sei, senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, tu accettala, e se il tormento, tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, tu sii forte nel sacrificio". Nonostante le contrarietà ed i dispiaceri, il professor Moscati sa però anche scherzare, in vari suoi scritti infatti, compreso uno schizzo satirico, si vede come fosse sagace e arguto. Scienza e Fede, una concezione pseudo-scientifica che, come spesso accade ai nostri giorni, anche ai tempi del professor Moscati, allontana molti da Dio e dalla Chiesa, quasi che la vera scienza fosse inconciliabile con il soprannaturale e la tecnica potesse appagare le vere aspirazioni del cuore umano. Da studente, da medico e da professore, Giuseppe Moscati non si chiude mai nell’angusto cerchio degli studi umani, ma sa elevarsi a considerazioni superiori, convinto che verità umana e verità divina provengono da un'unica fonte: Dio verità infinita. Significative sono a questo proposito, alcune pagine del Suon diario del 1922: "Non lasciamo di coltivare e rivedere ogni giorno le nostre conoscenze, il progresso sta in una continua critica di quanto apprendiamo ed una sola scienza è incrollabile ed incrollata, quella rivelata da Dio, la scienza dell'al di là ! In tutte le nostre opere, miriamo al Cielo ed all'eternità della vita e dell'anima e ci orienteremo allora molto diversamente da come ci suggerirebbero pure considerazioni umane e la nostra attività sarà ispirata al bene" e poi ancora: "Di quanti giovani mi sono ricordato, promettenti, pieni di spirito di sacrificio e di virtù, pervasi da giusto entusiasmo e che son dovuti arrivare dispersi, sopraffatti dal nepotismo, dalla indifferenza, dall'egoismo dei sacerdoti della scienza! Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo, in alcuni periodi e solo pochissimi uomini son passati alla storia per la scienza; ma tutti potranno rimanere imperituri, simbolo dell'eternità della vita, in cui la morte non è che una tappa, una metamorfosi per un più alto ascenso, se si dedicheranno al bene. Io ho sempre vivo nel cuore il rammarico di sapervi lontano; e solo mi conforta che abbiate conservato in voi qualche cosa di me; non perché valga nulla, ma per quel contenuto spirituale, che mi sforzai di trattenere e diffondere intorno: compito sublime, ma tanto irraggiungibile con le mie povere forze. Io vi tengo presente, siatene sicuro". Il professo Moscati è il medico dei poveri, se si volessero raccogliere gli episodi che manifestano la predilezione del professor Moscati per la povera gente, non basterebbe un libro. Un giorno, una giovane donna povera, ammalata di tubercolosi si reca a casa da Lui, il professor Moscati la visita, prescrive la cura, naturalmente non prende alcun compenso e la congeda. La giovane però e con grande meraviglia, uscita dalla casa del professore, si accorge che nel foglio della diagnosi vi sono 50 lire, messe dal professore senza dir nulla. Ed ancora un giorno, tornando da Vico Equense insieme al suo amico Gaetano Quagliarella, si fermano a Castellammare di Stabia e si dirigono presso la povera e misera casa di un ferroviere infermo, presso il cui capezzale i colleghi del malato che, nel treno medesimo, pregano il professore di andare. Comincia la visita mentre gli stessi ferrovieri che lo hanno accompagnato il professore a casa dell’infermo raccolgono denaro per pagarlo. Ma il professore se ne accorse, si avvicina a loro e con eloquente semplicità pronuncia queste poche parole: “Poiché voi, sottraendo parte del vostro duro lavoro, siete venuti in aiuto del vostro amico infermo, io mi associo al vostro senso umanitario e contribuisco alla sottoscrizione con la mia quota, onde l'infermo possa avere, con la somma raccolta, i mezzi necessari per curare la malattia” e consegna loro 10 lire. Ancora il professor Moscati, chiamato a casa di un'inferma, le prescrive una cura, ma tornando per un controllo, si accorge che la cura non è stata fatta. Resosi conto che, nonostante l’ampiezza, quella casa nasconde povertà, trova subito il modo di provvedere senza destare ammirazione: con estremo garbo rimprovera i parenti dell’ammalata dicendo loro che quando si chiama il medico, se ne devono adempiere le prescrizioni e si allontana. Quelli della famiglia restarono afflitti, ma di lì a poco, rimuovendo i cuscini dell'inferma, trovarono 500 lire. Il professor Moscati, per sfuggire all'ammirazione della sua carità, ha assunto la veste del rimprovero. Nel 1922 il professor Moscati consegue la Libera Docenza in Clinica Medica generale, con dispensa dalla lezione o dalla prova pratica ad unanimità di voti della commissione. Celebre e ricercatissimo nell'ambiente partenopeo quando è ancora giovanissimo, il professor Moscati conquista ben presto una fama di portata nazionale ed internazionale per le Sue ricerche originali, i risultati delle quali vengono da lui pubblicati in varie riviste scientifiche italiane ed estere. Tali ricerche di pioniere, che si concentrano specialmente sul glicogeno ed argomenti collegati, assicurano al professor Moscati un posto d'onore fra i medici ricercatori della prima metà del novecento. Ma queste non sono tuttavia unicamente e neppure principalmente le doti geniali ed i successi clamorosi del professor Moscati, la Sua sicura metodologia innovatrice nel campo della ricerca scientifica, il suo colpo d'occhio diagnostico fuori del comune invece suscitano la meraviglia di chi lo avvicina. E più di ogni altra cosa è la Sua stessa personalità che lascia un'impressione profonda in coloro che lo incontrano, la Sua vita limpida e coerente, tutta impregnata di fede e di carità verso Dio e verso gli uomini. Il professor Moscati è uno scienziato di prim'ordine e per Lui non esistono contrasti tra fede e scienza: come ricercatore è al servizio della verità e la verità non è mai in contraddizione con sé stessa né, tanto meno, con ciò che la Verità eterna ci rivela. L'accettazione della Parola di Dio non è, d'altronde, per il professor Moscati un semplice atto intellettuale, astratto e teorico: per Lui la fede è, invece, la sorgente di tutta la Sua vita, l'accettazione incondizionata, calda ed entusiasta della realtà di Dio. Ancora il professor Moscati vede nei Suoi pazienti il Cristo sofferente, Lo ama e Lo serve in essi e questo slancio di amore generoso lo spinge a prodigarsi senza sosta per chi soffre, a non attendere che i malati vadano a Lui, ma è Lui a cercarli di notte nei quartieri più poveri ed abbandonati della città, a curarli gratuitamente, anzi, a soccorrerli con i Suoi propri guadagni. E tutti, ma in modo speciale coloro che vivono nella miseria, intuiscono ammirati la forza divina che anima il loro benefattore. Così il professor Moscati diventa l'apostolo di Gesù: senza mai predicare, annuncia, con la Sua carità e con il modo in cui vive la Sua professione di medico, il Divino Pastore e conduce a Lui gli uomini oppressi e assetati di verità e di bontà. Un giorno, un collega che accompagna il professor Moscati per una visita, Gli fa osservare, a nome della categoria, che il Suo disinteresse per il denaro li mette tutti in difficoltà, ma la risposta che ne ha, nel dialetto napoletano che il professore normalmente usa, è assai espressiva: “Peppì, scusate, ‘lla ce sta ‘na mamma che piange per la salute del figlio e vuie me venite a parla’ ‘e solde !”. Il professor Moscati lo si può chiamare nei quartieri più malfamati, nei vicoli bui dove è pericoloso anche solo avventurarsi, negli androni fatiscenti dove è costretto a farsi luce con un cerino, ma Egli non rifiuta mai di recarsi e se lo si mette in guardia Lui risponde: “Non si può avere paura, quando si va a fare del bene”. Mentre gli anni progrediscono, il fuoco dell'amore sembra divorare il professor Moscati, l'attività esterna cresce costantemente, ma si prolungano pure le Sue ore di preghiera e si interiorizzano progressivamente i Suoi continui incontri con Gesù Sacramentato. Negli ultimi anni, le attività ininterrotte e la completa dedizione alla professione di medico ed insegnante logorarono la salute del professor Moscati, lo portarono ad un esaurimento cui tuttavia Egli non vuole dare importanza. Ma … il 12 aprile 1927, Martedì Santo, il professor Moscati, dopo aver servito, come ogni mattina la Santa Messa ed aver ricevuto la Santa Comunione, ancora trascorre il resto della mattinata in ospedale per poi tornare a casa e continuare con le visite. Consuma come sempre un frugale pasto e si dedica ai Suoi pazienti che si recano a casa da Lui e verso le ore 15,00, dopo aver visitato l’ennesimo paziente, ovvero una ragazzina, gracile e debole accompagnata dalla mamma preoccupata per la sua salute, il professore si sente male, si adagia sulla poltrona nel suo ambulatorio, incrocia le braccia sul petto e spira serenamente: ha 46 anni e 09 mesi. La notizia della morte del professor Moscati si diffonde immediatamente ed il dolore di tutti è unanime soprattutto i poveri lo piangono sinceramente: hanno perduto il loro benefattore. Tra le prime testimonianze dopo la morte del professor Moscati, significativa è quella del cardinale di Napoli, Alessio Ascalesi. Dopo aver pregato dinanzi al corpo del professor Moscati, rivolto ai familiari dice: "Il Professore non appartiene a voi, ma alla Chiesa. Non quelli di cui ha sanato i corpi, ma quelli che ha salvato nell’anima gli sono andati incontro quando è salito lassù". Nel registro delle firme, posto nell'ingresso della casa, tra le altre, viene trovata questa frase: "Non hai voluto fiori e nemmeno lacrime: ma noi piangiamo, perché il mondo ha perduto un santo, Napoli un esemplare di tutte le virtù, i malati poveri hanno perduto tutto !" Il professor Moscati muore improvvisamente, stroncato da un infarto, in piena attività e la notizia del suo decesso viene annunciata e propagata di bocca in bocca con le parole: "È morto il medico santo". E queste parole che riassumono tutta la vita del professor Moscati, hanno ricevuto il suggello ufficiale della Chiesa: il professor Giuseppe Moscati viene beatificato da Sua Santità Paolo VI nel corso dell'Anno Santo, il 16 novembre 1975, giorno in cui verrà festeggiato come Santo.  Il professor Moscati viene sepolto nel Cimitero di Poggioreale precisamente nella Cappella Cimiteriale dell'Arciconfraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini, ma tre anni più tardi, il 16 novembre 1930, in seguito all’istanza di varie personalità del clero e del laicato, l’Arcivescovo di Napoli concede il trasferimento del corpo dal Cimitero di Poggioreale alla Chiesa del Gesù Nuovo, tra due ali imponenti di folla. Particolarmente felice di questo è Nina Moscati, sorella del Professore, che dopo essergli stata sempre vicino in vita, aiutandolo nell’esercizio della Sua carità, dopo la morte del Professore donerà alla Chiesa del Gesù Nuovo il vestiario, il mobilio, e le suppellettili del fratello. Nella Chiesa Gesù Nuovo il corpo viene tumulato in una sala dietro l’altare e la lapide a destra di questo altare lo ricorda ancora. La stima e la venerazione che hanno circondato il professor Moscati durante la vita, esplodono dopo la Sua morte e presto il dolore ed il pianto di coloro che lo hanno conosciuto si tramuta in commozione, entusiasmo, preghiera. Si ricorre a Lui in ogni circostanza e molti affermano di ricevere grazie fisiche e spirituali per Sua intercessione. Il 16 luglio 1931 iniziano i Processi informativi presso la Curia di Napoli ed il 10 maggio 1973 la Congregazione per le Cause dei Santi a Roma, emana il Decreto sulle virtù eroiche, per cui Giuseppe Moscati viene dichiarato Venerabile. Il 16 novembre 1975 Papa Paolo VI dichiara Beato Giuseppe Moscati durante una solenne celebrazione in Piazza San Pietro. La pioggia si presenta varie volte durante la funzione, ma la folla che assiepa la piazza segue con commozione il sacro rito fino alla conclusione. Solo due anni dopo la Beatificazione, nel 1977, avviene la ricognizione canonica del corpo: le ossa vengono ricomposte ed il corpo del professor Moscati viene collocato nell’urna di bronzo e posto sotto l’Altare della Visitazione sempre presso la Chiesa Del Gesù Nuovo.  La devozione per il Beato Giuseppe Moscati cresce sempre più e dopo lunghi esami, finalmente nel concistoro del 28 aprile 1987, Papa Giovanni Paolo II fissa la data della canonizzazione al 25 ottobre dello stesso anno. Dall' 01 al 30 ottobre è in corso a Roma la VII assemblea generale del Sinodo dei Vescovi che tratta della "Vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo a 20 anni dal Concilio Vaticano II". Quale coincidenza migliore: il Beato Giuseppe Moscati è stato un laico che ha svolto la Sua missione nella Chiesa e nel mondo e la Sua canonizzazione è auspicata da studiosi, medici e studenti universitari che ricordano la Sua figura di scienziato e di uomo di fede impegnato a lenire le sofferenze ed a condurre gli ammalati a Cristo. Alle 10,00 del 25 ottobre 1987, in Piazza San Pietro, Papa Giovanni Paolo II, dinanzi a circa 100.000 persone, dichiara Santo Giuseppe Moscati a 60 anni dalla morte. Fu definito da San Giovanni Paolo II "medico dei poveri" A Napoli, San Giuseppe Moscati, medico, mai venne meno al Suo servizio di quotidiana ed infaticabile opera di assistenza ai malati, per la quale non chiedeva alcun compenso ai più poveri, e nel prendersi cura dei corpi accudiva al tempo stesso con grande amore anche le anime. Medico e ricercatore, si dedicò all'assistenza dei sofferenti, spesso curandoli gratuitamente ed anche aiutandoli economicamente, gli ammalati li cercava lui nelle case girando per Napoli. Il professor Moscati sosteneva che non deve esserci contraddizione o antitesi tra scienza e fede: entrambe devono concorrere al bene dell'uomo. Per il professor Moscati l'Eucaristia era al centro della propria vita, era fortemente legato al culto della Vergine Maria e si preparava durante l'anno alle festività della Madonna digiunando nei giorni in cui ciò era richiesto. La Sua concezione del rapporto tra fede e scienza fu peculiare e tipica della Sua mentalità di ricercatore e di scienziato, per Lui, proprio perché solo i contenuti della fede sono certi al di là di ogni dubbio, ogni altra conoscenza umana andava continuamente sottoposta a un serrato vaglio critico, così si esprimeva con i suoi allievi: “Il progresso sta in una continua critica di quanto apprendemmo, una sola scienza è incrollabile e incrollata, quella rivelata da Dio, la scienza dell'al di là”. Il Professor Moscati, il cui animo era romantico, a tratti anche nostalgico, profondamente poetico, era innamorato del mistero di Dio e gli innamorati non possono dare ragione alcuna ai gesti che fanno, in amore non si ragiona. Il Suo spirito di penitenza lo portava a voler somigliare quanto più possibile a Gesù Crocifisso davanti al quale si inginocchiava ed a lungo pregava, questo grande amore per il Crocifisso che Lui stesso vedeva negli ammalati, cercava in qualche modo, attraverso la partecipazione al dolore, di portarlo in sé stesso. Il professor Moscati, per amore del Signore, con la Sua professione di medico, ha messo la Sua vita a servizio dei poveri e dei sofferenti. Il Professor Moscati amava la poesia, la musica, la Sua era l'immagine di un uomo che la Grazia Divina baciava in ogni istante. Il Professor Moscati ha concluso la Sua vita in breve tempo, ma ci ha consegnato tanti doni fra cui il saper guardare al domani sempre sostenuti dalla grande speranza che Dio c’è, che Dio agisce, curando i corpi il Professor Moscati era capace di giungere fino alle anime, ottenendo già con la parola, mirabili effetti. I Suoi occhi penetranti scrutavano, leggevano parlando prima delle Sue labbra, pronosticava per il paziente la guarigione o la morte, determinando perfino la durata della malattia. Scienza, fede e carità hanno avuto un ruolo determinante nella vita del Professor Moscati, la Provvidenza divina ha animato di luce l'infinito Suo cuore che palpitava per i destini dei più deboli. Della Sua Napoli, dei Suoi ammalati Egli si prendeva cura spingendo il Suo animo verso gli infelici, verso gli ultimi, verso coloro che avevano perso tutto, anche la fiducia in sé stessi. Il Professor Moscati si immedesimava nel dolore e nella sofferenza degli ammalati. A distanza di 21 anni dalla morte del professor Moscati, il primo marzo 1948, suo fratello Domenico verrà eletto sindaco di Napoli, Democrazia Cristiana, il suo mandato durerà quattro anni, fino all’08 luglio 1952. Perché a Napoli il 16 novembre si festeggia San Giuseppe Moscati ? Il 16 novembre è una data profondamente importante per Napoli e per i devoti di San Giuseppe Moscati, non è il giorno della Sua morte, che avvenne il 12 aprile 1927, Martedì Santo, ma è una data in cui sono accaduti tre eventi decisivi. La domenica del 16 novembre 1930 ci fu la traslazione delle reliquie di San Giuseppe Moscati dal cimitero di Poggioreale alla Chiesa del Gesù Nuovo sempre a Napoli. La città accompagnò il Professor Moscati con un’enorme partecipazione, fu un vero e proprio “ritorno” del Medico Santo nel cuore di Napoli, tra il Suo popolo, dove tuttora riposa. La domenica del 16 novembre 1975, nel corso dell’Anno Santo, Papa Paolo VI proclamò Beato il Professor Moscati. Con questo atto la Chiesa riconosce ufficialmente la santità di un uomo che il popolo aveva già considerato un santo in vita, per la Sua carità, la Sua missione di medico e la Sua testimonianza cristiana. Il Santo Padre disse di Lui: “ è un laico che ha fatto della vita una missione percorsa con autenticità evangelica, spendendo stupendamente i talenti ricevuti da Dio”.        Il mercoledì del 16 novembre 1977 invece ci fu la deposizione definitiva delle reliquie del Professor Moscati sotto l’altare sempre presso la Chiesa del Gesù Nuovo. Dopo la ricognizione canonica, il 16 novembre 1977 il corpo del Professor Moscati venne collocato definitivamente sotto l’altare della Cappella della Visitazione nella Chiesa del Gesù Nuovo ed è quello il luogo in cui migliaia di persone ogni anno pregano, chiedono grazie, lasciano lettere e testimonianze. Per questi tre motivi, nelle diocesi di Napoli e Amalfi-Cava de’ Tirreni il 16 novembre è rimasto il giorno liturgico dedicato a Lui, mentre, sempre per la Chiesa, la memoria generale è indicata il 12 aprile. Napoli ricorda il 16 novembre come il giorno del ritorno di Moscati tra la sua gente, il giorno del riconoscimento della sua santità da parte del Papa e il giorno della collocazione definitiva delle sue reliquie. È una data che unisce storia, fede e gratitudine verso un uomo che ha amato i malati, i poveri e la sua città fino all’ultimo respiro.

 

 

 

 

 

 

 

 


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