Un amore così grande
Roberta Cammisa
Introduzione
Per ogni figlio la mamma è necessaria dal punto di vista psicologico, morale, spirituale e per il sano sviluppo dell'organismo. Tu mamma hai segnato e segni ancora il mio destino, da te infatti ancora apprendo la religiosità, l'onestà, la bontà e l'arte di amarmi. Alla tua scuola, mamma, ho imparato a vivere apprendendo i valori della generosità, del sacrificio, di una donazione totale e di un amore vero. Tu sei stata per me maestra di vita senza parlare, come i fiori: non parlano, ma profumano. Ricordo l'ardore di tutti i tuoi baci ricevuti ed avrei voluto tanto non vederti soffrire a causa mia mamma ! Il tuo amore per me mamma è stato il più vero, disinteressato, è stato l'amore più grande. Solo tu mamma mi hai amato davvero poiché, dimenticando te stessa, mi hai amato completamente oltre misura. Tu mamma sei stata per me la creatura più bella, la bellezza vera nasce dalla sofferenza e tu che hai tanto sofferto a causa mia, sei stata bella e grande nell'amore. Ma forse è stata proprio questa la tua missione mamma: soffrire, amare ed accompagnarmi lungo il cammino faticoso della mia vita. Consigliera unica, rifugio sicuro nei miei momenti di abbandono, oasi sospirata, serena quando tutto intorno era deserto. "Mamma mia" è il grido di dolore o l'espressione di meraviglia che d'istinto suggerisce il cuore. Ed intanto, sillabando questo nome, ancora ti regalo mamma due baci e, se mi fermo ad ascoltare il suono paradisiaco di quei baci, mi sembra di avvertire le tue carezze. Dinanzi a te mamma io sono stata sempre bambina, bisognosa di tenerezze e tante dolcezze. Il tuo abbraccio per me è stato importante, mi ha dato sicurezza, mi ha dato protezione ed era la prova che tu esistevi veramente, l'abbraccio è la certezza di essere amati. Il tuo sorriso mamma illuminava il tuo volto pensoso, chino sul ricamo o sul rattoppo, mentre stiravi, mentre preparavi la cucina o guardavi la televisione durante i tuoi rari momenti di riposo. Le tue lacrime sono state le più vere, le più amare, le più sacre, le tue preghiere ai piedi della Madonna sono state le più forti, le più sentite. Il tuo cuore mamma era il più grande. la tua voce è stata quella che da piccola ho riconosciuto fra tante, è quella voce che mi ha cullata in una dolce ninna nanna e che mi chiamava per nome con una espressione unica. Tu mamma non sei stata solo genitrice perché essere mamma è un compito mai finito. Io ti ringrazio per tutto quello che mi hai dato e continui a darmi anche da lassù e, nonostante le mie sofferenze, ti ringrazio per avermi dato la vita.
Roberta Cammisa
A mia madre
Aleggia in sordina una canzone
E tu sonnecchi tranquilla
seduta ad una sedia, la solita.
Ti guardo,
il mio sguardo dischiude al sorriso
mentre tu ti abbandoni
in un fragile sonno
distolto poi
dai rumori del quotidiano.
I nostri sguardi s’incontrano,
scorre un silenzio denso d’amore
e privo di parole
mentre ancora vibra nell’aria
una canzone.
Roberta Cammisa
08 luglio 2006
Sono figlia del tuo amore,
cresciuta e nutrita dal calore del tuo cuore.
Sono diventata grande seguendo il tuo esempio di vita,
sono donna grazie a te !
Ti voglio bene mamma.
Primo Capitolo
Mamma, molto riservata e di poche parole, bella, con un portamento elegante che sembrava quasi una nobile. Mamma, donna stupenda e generosa che mi ha dato tanto, mamma, terziaria francescana, pregava in silenzio, poi passava sulla fronte, sulle guance e sulle labbra un fazzoletto di carta che lei aveva sempre a portata di mano. Mamma con me parlava molto, amava rimembrare la sua vita e quella della sua famiglia, lei si raccontava con una passione che mi contagiava. Mamma mi teneva vicino e mi raccontava quel che sapeva, lei aveva un modo potente di raccontare. Si aiutava con le mani, con dei gesti. Al mattino facevamo colazione insieme impiegando quel tanto di lentezza per restare ancora un po’ sedute, l’una di fronte all’altra, mamma mi guardava, mi scrutava. Prima di alzarsi da tavola, sempre preoccupata che io non fossi sazia, lei controllava con uno sguardo che nel mio piatto non ci fossero avanzi. Mamma sapeva cucinare, preparava delle buone torte, ma poco decorate, cucinava chiacchierando con me, ma a volte però lo faceva in silenzio. A lei piacevano le case e le cose belle, ma semplici come il cibo dei poveri, non amava le pietanze sofisticate. Mamma mi donava perle di saggezza, mamma era una perla di saggezza, non sbagliava quasi mai, nessuno somiglia a lei, non la ritroverò in nessun’altra donna. Mamma aveva un animo sensibile, ma frenava le emozioni, lei parlava quasi sempre in italiano, amava leggere molto, ripetere bene le poesie imparate a scuola, lei aveva conseguito il diploma di scuole medie inferiori, lei amava disegnare e guardare tanta televisione. Mamma amava la campagna, amava i fiori, nella nostra campagna infatti aveva un giardino tutto suo che curava solo lei. Mamma amava passeggiare fra i prati in campagna insieme a me poi raccoglieva fiori da portare a casa. Metteva ordine in casa, sistemava i fiori freschi nei vasi. La casa respirava, si colmava di colori e profumi. Era bello vedere mamma appassionarsi allo sport di vario genere: la box con il suo campione Nino Benvenuti, pattinaggio artistico per lei rappresentato da Carolina Kostner e la sua Juve con Totò Schillaci. Il suo entusiasmo, il modo in cui si concentrava ! Mamma non voleva regali, quando ne riceveva qualcuno non voleva nemmeno aprirlo, bisognava che lo facessi io. Lei sosteneva che non si possono comprare i regali e tralasciare quello che più è necessario come il cibo ed altro. A mamma non piacevano i baci e gli abbracci, lei l’affetto lo dimostrava in tutt’altro modo, lei attenta e premurosa. A mamma piaceva canticchiare, lei, madre amorosa, lo faceva anche e soprattutto insieme a me, poi mi parlava dei suoi pensieri, bastava davvero un niente per sentirla cantare. Mamma non esprimeva mai un desiderio, lei era quasi sempre triste a causa della mia sofferenza: prove di ogni tipo, sconfitte, risalite e graduali vittorie, questo ha causato a mamma la mia sofferenza. Lei era piccola di statura, vitale e spiritosa, vestiva con modestia e non si atteggiava. Mamma aveva una pelle liscia e rosea, la sua pelle, la mia pelle, non conosceva l’arte di truccarsi, non tingeva i capelli. La guardavo e felice notavo che il suo corpo si manteneva armonioso, come se il tempo per mamma non fosse trascorso attraverso le sue membra. Lei, mamma soffriva però di artrosi e quando si alzava dalla sedia effettuava uno sforzo. Mamma amava pettinarsi e lo faceva con cautele, a me piaceva guardarla quando si pettinava, io ero fiera di lei. La sua era una pazienza sorridente nel muovere il pettine, a tratti girava la testa da una parte e dell’altra per controllarsi finchè non era soddisfatta. Timorosa di rompere l’equilibrio di quel rito mi avvicinavo e mi fermavo alle sue spalle. Per specchiarsi usava uno specchio piccolo, rettangolare e prima di staccarsi dallo specchio dava un’ultima occhiata ai capelli, bastava un attimo tanto i capelli se li era pettinati a memoria. Si specchiava e si sfiorava i tratti del volto ed io restavo li sorpresa ad ammirarla. Quello sguardo, il mio sguardo. A volte mamma restava interdetta a fissare il vuoto e quando usciva di casa lei lasciava sulla sua sedia un suo fazzoletto ed i suoi occhiali, un segno della sua intimità. Trascorrevamo quasi tutto il giorno insieme, mamma usciva poco, le sue erano fughe di tempo. Nessuna donna potrà essere mai come mia madre, l’amore tra me e mia madre era fatto di innumerevoli istanti che non si possono raccontare e adesso, quando li ricordo mi stringe il cuore, il cuore mi si chiude. Anche il nostro silenzio a volte era un dialogo perfetto, un breve istante che riassumeva tutto il suo capirmi, tutto il suo assecondarmi con rispetto e dedizione. Mamma nel mio cuore ha lasciato molte occasioni per essere ricordata, adesso quelle occasioni saltano fuori pregne di dolore, vengono da me cercate ed è come se la trattenessi ancora di qua mamma. Adesso che mamma non c’è più io ricordo i suoi racconti, la sua gioventù, quando mi diceva con orgoglio del suo corpo giovane e dei suoi corteggiatori: i suoi lineamenti erano perfetti come le sue gambe e le sue labbra sottili. La vita vissuta con mamma era fatta di primavere, i momenti che trascorrevo con lei erano di una bellezza impagabile, erano giacimenti preziosi, lei era una donna intelligente ed io mi complimentavo con lei per la sua prontezza nel capire le cose del mondo. Ero io la sua realtà, una realtà però tanto dolorosa, lei capiva ogni mio stato d’animo e quando ero triste cercava di farmi sorridere, a volte, quelle piccole risatine ci prendevano per niente. Mamma con me si confidava, mi parlava schietta, senza mezzi termini o imbarazzi, fra noi c’era complicità e certe volte le sue parole mi emozionavano, io la spingevo a rivelarsi a me perché ascoltarla mi rincuorava. Quando dormiva invece io la fissavo intensamente per avvertire il suo respiro, mentre dormiva, la sua mano aveva piccoli sussulti per un riflesso nervoso, io ho sempre rispettato la sua riservatezza. Mamma era gelosa delle sue cose, ma possedeva un’anima grande, lei mi ha insegnato il sorriso interiore insieme all’innocenza, all’ironia, alla bizzarria. La figura di mamma era armoniosa, lei, oltre ad essermi madre, non ha mai cessato di essermi amica e complice, mi capiva al volo, mi scrutava a fondo anche quando stavo zitta, mamma sapeva leggere nei miei occhi tutti i miei pensieri. A volte però a mamma mentivo, ma solo per non turbarla, per non vederla piangere per l’ennesima volta a causa mia e queste mie pietose bugie hanno accompagnato la mia maturità di donna. Mamma rideva o piangeva raramente e quelle volte in cui l’ho vista piangere è stato solo a causa della mia sofferenza. Le nostre confidenze adesso sono solo un ricordo, a me che le aprivo il mio animo. Ci sono momenti in cui mi riesce difficile pensare che lei, mamma adesso è solo un ricordo, mi affaccio al terrazzo, fisso l’orizzonte ed una sua canzone fa capolino nel mio cuore. Quando il vento accarezza le mie mani io ho la certezza che sia mamma a farlo, ad accarezzarmi come una volta e lascio le mie mani sotto quella carezza. Quando penso a mamma penso al suo accanimento nel proteggermi e nel difendermi dal mondo. Mi piaceva quando mamma teneva le miei mani nelle sue, le sue mani erano calde, morbide. Mamma stringeva le mie mani per un po’, ma il mio cuore per sempre. A mamma confidavo ogni mia cosa, tra noi c’era affinità, lei mi ascoltava ed il suo era un carezzevole sguardo di comprensione, quando lei sospirava il suo respiro diventava mio. Mamma era molto forte e possedeva il talento dell’ironia, della giocosità nello stare insieme, mamma aveva una maniera tutta sua di essere grande. Mamma riusciva a conquistare ciò che sembrava impossibile da conquistare e magari perdeva tutto quello che era facile da prendere. Negli occhi di mamma si rifletteva una luce particolare, in alcuni momenti mi sconcertava, in altri mi faceva sognare, mi faceva sentire in pace. Quando uscivo di casa sempre mi giravo indietro prima di svoltare l'angolo, sapevo che mamma era alla finestra, mi guardava e mi sorrideva, facendo cenni con la mano. Era impossibile svoltare l’angolo senza che quel gesto si ripetesse ogni volta, qualunque fosse il nostro umore, l'ultima occhiata al quel volto materno influiva su di me come la luce del sole. Mamma mi hai dato la tenerezza delle sue carezze ed il suo sorriso premuroso, la dolce sua mano mi dava sicurezza. Mamma ha asciugato in segreto le mie lacrime, ha incoraggiato i miei passi ed ha corretto i miei errori. Mamma ha protetto il mio cammino ed ha educato il mio spirito con saggezza e con amore, mamma mi ha introdotto alla vita, mamma ha vegliato con cura su di me. Tutti i miei bisogni erano proiettati su mamma, lei, e solo lei, possedeva una particolare sensibilità che le permetteva di sentire anche un mio piccolo sussulto, lei sentiva il mio respiro e percepiva ogni mia necessità. Mamma, maestra di vita, con la sua prontezza di cuore mi ha insegnato il bene, mi ha insegnato ad amare io che a mamma sono costata lacrime di dolore. I nostri, miei e quelli di mamma, erano linguaggi segreti, lei era una persona speciale, lei che per me è stata mamma, sorella, amica e complice, ed io con le parole del cuore ancora le parlo. Mamma era autentica, reale, mi amava ed era felice, il suo abbraccio era più forte di mille uragani. Il vissuto di mamma al mio fianco non è stato facile, ma abbastanza complicato, sono stata accettata ed amata completamente così come sono, la sua è stata una scelta d’amore che solo anime belle e pure, molto sensibili ed elevate possono permettersi di fare. Non è facile da capire, nulla è stato semplice, mamma nell’accettarmi ha svolto un compito superiore che non è da tutti, un compito che le è stato affidato dal cielo. Alcune mamme vivono questo tipo di esperienza con disagio, quasi come una punizione, ignare di possedere tutta la capacità e l’amore per vivere un tipo di esperienza così delicata e a volte faticosa, come la sofferenza di un figlio. Mamma mi sapeva regalare momenti così unici che non è possibile descrivere, momenti che non si possono spiegare con le parole, ma solo con le emozioni e con le energie sottili che si scambiano. Mamma è nata per aspettarmi ed io sono arrivata, tutto come era scritto con una penna dall’inchiostro dorato.
Secondo Capitolo
Una mamma che adora i suoi figli non ha altra ragione per cui vivere ed ha un terrore assurdo di morire. Ho sempre pensato a mia mamma come qualcosa di immortale, almeno quanto il mondo, mi convincevo che lei sarebbe esista per sempre come il mondo, sarebbe dovuto sparire tutto il mondo ed insieme al mondo lei, non si sarebbe potuta salvare una sola particella del mondo e non lei. Il mio amore per mamma è stato tanto, troppo profondo, ci univa un sentimento puro, indefinibile e adesso che lei non è più con me, questo amore crea brutti scherzi. Se avessi potuto far qualcosa l’avrei salvata a prezzo del mondo. Ora invece tutto esiste ancora meno lei. Mamma non c’è più, ma io ho la certezza che lei mi scruti da lassù, così mi concentro in questa sensazione ed ho dei brividi: lei mi scruta e mi fa capire che è vicino a me. Sono certa della sua presenza costante accanto a me, io l’accolgo e lei continua a farsi sentire attraverso i battiti del mio cuore. Lei mi vede, mi osserva e chissà se è fiera di me lei che per me avrebbe dato la vita se fosse stato necessario. Adesso che mamma non c’è più non ho più paura della morte, il pensiero di doverla rivedere un giorno scioglie l’angoscia che ho dentro, la morte mi riconcilia con la vita. Penso al sorriso di mamma, a quel suo fuggevole sorriso, lei sorrideva poco, ma quando lo faceva mi regalava attimi di serenità, quando mamma sorrideva venivan fuori i suoi denti bianchi e perfetti. Adesso mi è dato solo di pensarlo il suo sorriso, lei prima c’era e non disturbava mai. A volte abbasso la testa e cerco di rispondere alle mie tante domande segrete, poi mi metto a pensare. Mamma non c’è più, ma il suo volto lo ricordo in ogni suo particolare, di quel volto mi rimane il ricordo dei suoi occhi così belli ed espressivi, calamitati dalla mia presenza dove quel celeste era luminoso e dipinto bene. Gli occhi di mamma erano belli, ma tanto addolorati a causa della mia sofferenza. Mamma è rimasta dentro di me, in me c’è la sua forza, in me c’è la sua perseveranza. La morte di mamma è stato un ciclone che mi ha investito, l’incredibile che si annidava nel quotidiano. La morte di mamma è stata solitudine che mi ha svuotata, solitudine sempre più pesante e difficile da sopportare, però ho ritrovato la forza di uscirne ancor più fortificata. Subito dopo la morte di mamma il silenzio dell’alba era assoluto e la casa sembrava deserta, i riti di sempre per la prima volta non si producevano, mi ritrovavo smarrita in quello strano e profondo silenzio che mi circondava. E’ stato terribile, lei in casa non c’era più ed io dovevo cominciare a vivere con la sua assenza, adesso tutto quello che apparteneva a mamma mi fa tenerezza. La nostalgia che ho di mamma non mi da pace e si fa cruda di giorno in giorno. La sua morte per me non è angoscia ne dolore, ma qualcosa di più strano, è qualcosa d’indefinibile, guardo il telefono e mi domando a cosa serve, la sua voce non la sentirò più, la sua voce non la sentirò in nessun’altra voce. A mamma non piaceva comunicare per telefono, ma quando lo faceva la sua voce era decisa, squillante. Vivevo sapendo che lei c’era, ora non è più così ed io devo cambiar vita, vivevo sapendo che mamma mi faceva da garanzia, lei ora non c’è più ed io sono rimasta allo scoperto. La morte di mamma dev’essere un errore, un errore del quale il Signore si sarebbe dovuto ben guardare di commettere, per me mamma era come se non vivesse in vista della morte, per me lei era immortale: perché un giorno sarebbe dovuta morire ?, lei avrebbe dovuto badare a me per sempre, fino alla fine dei miei giorni, io avrei avuto ancora bisogno di lei ! Mamma per me avrebbe dovuto far parte degli esseri viventi per sempre e se io non mi rassegnassi alla sua morte, se io potessi la richiamerei in vita. Vorrei ancora vederla, toccarla mamma, vorrei lei fosse ancora qualcosa di vero, di reale, per me che l’amo, ma la mia speranza vola via. Le nostre vite erano strette l’una al’altra, ero io il suo orgoglio. Il mio mondo, lei, mamma, sembrava per me essere stata fatta per superare la morte, sembrava per me essere stata fatta per conservare la vita. La morte di mamma per me è stata un adeguarmi ad una nuova vita sradicata dall’affetto più grande, dopo la morte di mamma ho vissuto i momenti più difficili della mia vita, momenti senza vie di fuga, nessuno poteva aiutarmi, non esisteva quel qualcuno a cui poter chiedere aiuto. Bisogna lasciar passare il tempo e nell’attesa mi sono sentita profondamente sola, un’attesa così insopportabile ed una paura tanto dominante. Il dolore si è abbattuto su di me senza darmi l’opportunità di difendermi. Quando la vita torna a colmarmi di lei, io rivedo i momenti essenziali della mia vita vissuta con mamma accompagnati da una struggente nostalgia della loro perdita, quei momenti si susseguono. Rivedo il suo sguardo materno, il muoversi delle sue labbra, insieme vedevamo le cose con gli stessi occhi, i miei erano i suoi e viceversa. Odo ancora il tono della voce di mamma, è come se lei volesse ancora parlarmi ed una forza positiva si fa spazio in me: mamma è dentro di me. Io cerco mamma nel mio stesso corpo, noi ci somigliamo tanto. Lei mi parla, per me è come se fosse ancora viva, sento la sua allegria, la rivedo in quelle poche volte in cui lo era, allegra, il suo timbro di allegria era bello. La presenza di mamma è vigile dentro me eppure io mai più la prenderò sottobraccio e godrò con lei la bellezza di ogni cosa. La figura di mamma, una figura ferma e silenziosa, testimone di emozioni, la sua figura: una dichiarazione d’amore rivolta a me, solo a me. La bellezza di mamma era coinvolgente, solo un po’ indebolita dal tempo. La voce di mamma animava la nostra casa ed ora la presenza di mamma si è insediata in me con forza e dolcezza. E come se la possedessi mamma, lei per me non è un bene perduto da rimpiangere, lei è e sarà sempre parte di me, i battiti del mio cuore sono i suoi battiti, un duetto per una voce sola. Mi rasserena una pace conquistata, una pace che mi tiene al riparo dal dolore. Ho percepito il suo profumo che per molto tempo ha aleggiato nella casa, il profumo della sua pelle sfiorata dall’aria. I suoi occhiali ancora poggiati sul mobile, segnale di una vicinanza affettuosa, di una presenza magnetica. La casa mi procurava quel senso di vuoto, di gelo e sedersi a tavola senza di lei non è stato facile, era quella per me come stare in una penombra malinconica. Mamma ora partecipa alle cose della vita dentro me, lei è dentro me, la vita fa, disfa, svela a volte anche con ingenuità. Mamma è sempre con me, ma la sua assenza rende traversa la mia nostalgia di lei, lei che soffriva di ciò che mi faceva soffrire sapendo di non poterci fare nulla. Ma non voglio sentirmi sola, non devo sentirmi sola perché l’amore di mia mamma dimora nel mio cuore. E’ difficile per me dire con le parole ciò che ho nel cuore, solo mamma lo conosceva il mio cuore e ciò che lui ha dentro: nel mio cuore, prima di ogni altro amore, dimora il sentimento che mi lega ancora a lei, a mamma. L’amore che mamma mi donava è insostituibile e la sua assenza mi regala solitudini anche se la sento vicino a me, quando sono giù di morale lei è ancora li, pronta a stringermi, ancora una volta, tra le sue braccia. Ed io anche se il suo abbraccio non lo sento più fisicamente so che c’è, perché nel momento in cui una lacrima scende all’improvviso sul mio viso, appare un sorriso, il suo. Mamma per me è stata fonte di amore, di comprensione e di perdono, in me è rimasta la sua anima. Mamma farà parte di me perché il suo cuore è un secondo cuore che batte nel mio petto, mamma per me non morirà mai, resterà sempre viva nei miei ricordi, mamma che per me è stato un bene troppo grande. Anche il mio avvenire è opera di mamma, lo ha costruito lei, mamma che viveva nel segreto del suo cuore ansie e dolori, io: il suo dolore, io: la sua ansia. Ringrazio mamma per il dolce sorriso che mi ha donato, un sorriso mite come lei. Quel sorriso mi salvava dai pianti, dai dolori e dai dispiaceri. Mamma per me era tutto: amore, pace, tranquillità, in questo strano cammino che è la mia vita ed anche io avrei voluto proteggerla dal mondo che è là fuori, avrei voluto proteggerla dalle sofferenze e dai dolori. Io sono come lei, io sono come mamma e come mamma non ho paura di dare senza ricevere. Mamma non è solo nel mio cuore, lei è in ogni parte di me, nel profondo di me, di uguale non abbiamo solo il colore degli occhi e la forma delle mani, io sono parte di lei come lei è parte di me in ogni atomo, in ogni respiro. Ringrazio mamma di essere stata con me così com’è stata, lei mi ha dato tutto il suo amore, ha fatto tutto per me e mi ha dato tutto ed è questa una realtà che non si può cambiare. Il nome di mamma nel mio cuore è scritto a caratteri cubitali e il suo ricordo sempre rimarrà vivo ed indelebile nella mia mente e nel mio cuore. Attraverso mamma il Signore ha messo nel mio cuore tantissimi semi di fede, di gioia, di speranza, di amore e questi semi danno e daranno ancora i loro frutti. Mamma per me era centro di irradiazione d’amore. L’amore per me nel cuore di mamma era fuoco ardente, io ero per lei gioia incontenibile, una gioia che lei condivideva con altri.
Terzo Capitolo
Non ricordo niente di quei nove mesi passati attaccata al suo cordone ed è qualcosa di naturale non ricordarmi aggomitolata nel suo pancione ad aspettare qualche sensazione, per poi scalciare un po’ e farmi sentire Lì, in quel buio, così legata a lei, a mamma ! Ma quel nodo, prima o poi, si sarebbe sciolto perché la vita è così, ma la mia mamma mi ha teso la sua mano e mi ha voluta sempre vicino. E quella mano per me è stata tutto, amore, pace, tranquillità, in questo strano cammino che è la vita. Mamma mi ha protetta dal mondo che è là fuori, mi ha protetta dagli altri, da chi anche ha saputo ferirmi con una sola parola, mi ha protetta quella folla di gente della quale non conosciamo niente, mamma mi ha dato tanto senza nulla chiedere in cambio, un suo abbraccio era più forte di mille uragani. Mamma vola nel mio cuore, lì ci sarà per sempre, lei ci sarà in ogni parte di me, nel profondo. Io sono parte di lei in ogni atomo, in ogni respiro ed è questa una realtà che non potrà mai cambiare. Con mamma mi mettevo completamente a nudo soprattutto nei momenti di sconforto e di difficoltà, a lei confidavo tutta la mia realtà, a lei riuscivo a trasmettere tutto il mondo che avevo dentro. Sono stata e sono ancora innamorata di mia madre, una madre in cui non vedevo nessun limite e difetto, il nostro era un affetto profondamente ricambiato, io, sempre e comunque al centro dei suoi pensieri. Mamma, generosa e riservata, io ero fiera di come era lei, mamma, straordinaria, mi ha sempre dato più di quello che io le chiedevo e lo ha fatto con discrezione: fin dal momento in cui mi ha avuto fra le braccia, da lei mi sono sempre sentita amata profondamente, nessuno mai mi amerà come mi ha amata lei !

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