Amore e sofferenza

Roberta Cammisa

 

Introduzione

      Se io non avessi fede in me stessa e nel mio essere donna, la mia libertà sarebbe minacciata ed io sarei succube di altre persone la cui approvazione diventerebbe per me un’affermazione della mia stessa personalità. Solo colui che ha fede in se stesso è in grado di essere fedele agli altri. La fede in me stessa è una condizione delle mie stesse capacità, la fede in me stessa è una delle condizioni della mia esistenza. La gente non parla più d’amore forse perché ne è stata delusa o forse perché non trova le parole. Turgori e fantasie, turbamenti e progetti di coppia si riassumono in un: “Ci mettiamo insieme?” oppure in un: “E’ finita”. L’interruttore delle parole si è inceppato. In amore le parole con il tempo non devono finire anche se la realtà ha altrui lessici. Il pudore non deve essere reticenza. In questo mio libro canto l’amore in una dimensione forse un po’ diversa dalla realtà. Canto l’amore come un legame forte del quale, come tutti del resto, ho un assoluto bisogno. Un amore, questo amore, che rimane l’antidoto ad ogni sofferenza, una semplice dichiarazione d’amore ad un amore. Ho usato un linguaggio forte e chiaro per esprimerlo affinché la lingua dei sentimenti esprimesse il loro vero significato.

Roberta Cammisa

 

                                                    Primo capitolo

Anche quella mattina non rinunciai alla mia passeggiata con Salvatore, un bimbo leccese di cui non ricordo il cognome, fra i viali di quell’ospedale, Villa Salus di Bologna, quella passeggiata era diventata una piacevole abitudine. La temperatura era mite, il sole di dicembre poco ci riscaldava. Avevo solo cinque anni, Salvatore un po’ più grande. Sotto l’occhio vigile delle nostre mamme, apprensive per la nostra salute, io e Salvatore passeggiavamo e ci divertivamo a calpestare le foglie secche, ogni mattina noi compivamo quel piacevole rito. Mi ci avvolgevo dentro quel fruscio ed ogni giorno era scoprire nuove emozioni. Quando la pioggia veniva giù si passeggiava lungo i freddi corridoi di quell’ospedale, oppure si giocava su quei ferrosi letti. Un giorno Salvatore mi disse: “Da grande ti sposerò”, ma non è stato così. A Natale tornammo a casa e ci perdemmo di vista per sempre. # Fra gli studenti nascono dei sentimenti ! Prima media: avevo tanti amici in classe, ma ancora spicca il ricordo di uno di loro con la sua spietata ed ingenua corte, proprio come lo eravamo noi, ingenui. Quel compagno di scuola mi corteggiò solo in classe e fino agli esami di terza media, poi, più nulla ! # Da sola avevo capito, e ne ero convinta, che i bimbi nascessero tagliando il pancione della mamma ed alla domanda come il bimbo entrasse in quel pancione beh … davo mille risposte e fantasticavo. “Non si sta da sola con gli uomini” mi era stato detto, a me che di sesso non capivo un accidente. Una mia amica vicina di casa possedeva allora una gattina che alcune volte miagolava in maniera strana, il suo miagolio sembrava un lamento. Un giorno le chiesi: “Ma cosa date da mangiare alla gattina, ha sempre mal di pancia”. La mia amica scoppiò in una maliziosa risata e rispose: “Ma che dici, non hai capito, ma è possibile ?”. “Scusa, cosa devo capire !” aggiunsi meravigliata.“La mia gattina è in calore, vuole il maschio, vuole fare l’amore !” Con la mia amica non proferii parola alcuna, ma poi pensavo: “La gattina è in calore, vuole il maschio, vuole fare l’amore ! e che significa !!!” # Ma quando arriva l’amore, quello vero, ogni cosa cambia forma e dimensione ed anche per me arrivò, a quindici anni, un amore impossibile che volli tenere solo per me per paura di tutto e di tutti. Vivendo in un mondo ovattato per volere dei miei genitori a causa della mia sofferenza, di chi avrei potuto innamorarmi se non di un parente ? Parente materno, paterno, diretto, acquisito, non ha importanza, lui mi faceva sentire al centro dell’universo. Solo quando era lui a baciarmi io sentivo le così dette “farfalline nello stomaco”, sentivo uno strano mal di pancia e non sapevo darmi una spiegazione, ne volevo parlarne a qualcuno. Temevo fosse una malattia, temevo mi portassero dal dottore e continuavo a tacere. Però sentivo l’esigenza di vederlo quel mio parente, e se non lo vedevo, stavo male, continuavo però a non capirci nulla. A scuola intanto sentivo alcune mie amiche parlare di innamoramento, di amore, di sensazioni strane ed a un certo punto mi chiesi: “Ma vuoi vedere che mi sono innamorata proprio del mio parente ?” E si … era proprio così ! Cominciarono per me le prime voglie, i miei primi desideri, ma tutto ancora non mi era chiaro. Non volevo parlarne a nessuno, mi vergognavo, ma poi raccolsi tutto il mio coraggio e chiesi alla solita amica: “Senti, come si fa l’amore ?” Provò a spiegarmelo, ma io non capivo nulla, lei ricominciava ed io ancora non capivo ed alla fine lei mi disse: “Te lo spiego per l’ultima volta usando la manica della mia maglia, presta bene attenzione”. Qualcosa riuscii a capire, ma non tutto mi era ancora chiaro ! Intanto il mio amore cominciava a complicarsi: quel mio parente, più grande di me di diciotto anni, era sposato con figli quindi a me era dato solo di tacerlo quell’amore che in me cresceva ogni giorno di più. L’amore non ha età, in amore l’età non conta, ma la famiglia si, io la pensavo così. Avrei potuto confidarmi con mamma, ma nemmeno a lei volli confessare questo mio sentimento, questo mio amore. Glielo dovetti celare, temevo una sua reazione negativa e questo mio sentimento è stato l’unica cosa che le ho celato. Forse avrebbe allontanato quel parente, forse noi non avremmo più frequentato la sua famiglia, insomma decisi di tenere solo per me quell’amore che la mia anima viveva come un peccato: mi ero innamorata per la prima volta, ma dell’uomo sbagliato. Il mio amore per quel mio parente però cresceva insieme alle mie voglie, ai miei desideri ed al mio bisogno irrefrenabile di vederlo, di stargli vicino con qualunque scusa, ma ahimè … dovevo accontentarmi solo dei suoi baci fraterni, delle sue carezze, dei suoi teneri abbracci e quando lui manifestava tutto il suo affetto per me perché mi voleva davvero bene, io mi sentivo felice, ma non appagata. I miei principi morali e cristiani e la rigida educazione impartitami sin dalla tenera età m’imponevano la verginità, ma non m’impedivano di desiderarlo quel mio parente. Cercavo di dimenticarlo, ma invano. Qualche volta lo sognavo e mi chiedevo: “Perché proprio lui?”. Lo desideravo però non osavo entrare in contatto con lui, forse un po' mi metteva in soggezione. Quando mi avvicinavo a lui, sentivo un’emozione inconfondibile, un’attrazione irresistibile ed un desiderio che diventava sempre più forte. Sin dall'inizio è stato perfetto, dolce tenero simpatico, con un gran carattere, deciso e fermo, senza incertezze, e poi per me … bello, proprio bello. Cambiarono così le mie abitudini e la mia vita, lui, quel mio parente, mi faceva vivere nel mondo dei sogni, un’esperienza unica, indimenticabile, un’emozione mai provata con nessuno. Quando ero con lui il tempo era sempre bello, il posto incantevole, mi ero pazzamente e follemente innamorata, non c’erano più dubbi ! L'emozione saliva, saliva tanto da non farmi notare i suoi difetti. Pensavo sempre e solo a lui, gli dedicavo ogni minuto libero. Ogni momento passato insieme a lui era unico ed irripetibile. Il mio primo amore non c’è più, da un po’ di anni è volato in cielo e per me è diventato un angelo, il mio angelo. Intanto, sempre allora, nel pieno del mio innamoramento, sentivo alcune mie amiche commentare tra loro: “Se quello non ti vuole, dimenticalo, sposta le tue attenzioni su di un altro”. Ed io lo volli fare. # Non potendo esserci una storia vera con quel mio parente, pur di dimenticalo, cominciai a guardare e solo a guardare, con molta insistenza un avvocato, mio compaesano, amico del mio papà. Fingere di amare è sicuramente molto più facile del fingere di non amare qualcuno a cui invece si tiene davvero. Subito mi convinsi che non vale la pena sacrificare l’amore, la passione ed io non riuscii più a mentire a me stessa. Dissi allora basta, non riuscivo più a vivere nell’ipocrisia e nella falsità ed a quell’amico di papà, che allora ho usato come cavia, oggi chiedo umilmente scusa, è rimasto comunque un mio amico che stimo. Forse l’ho fatto illudere, forse l’ho infastidito chissà, ed ancora adesso, quando lo vedo, mi viene da ridere ! E’ proprio vero: al cuor non si comanda. L’amore non è ripiego, l’amore apre le porte del cuore ed entra senza chiedere il permesso !  Subito dopo il conseguimento della maturità classica, un ragazzo del mio paese, anch’egli diversamente abile, espresse il desiderio di volermi frequentare ed io subito accettai. Quando stavo con lui non le sentivo le “farfalline nello stomaco”, ma continuavo a frequentarlo: “Ci accomuna la sofferenza !”, mi ripetevo. Si passeggiava sul corso, io gli parlavo di me e lui mi parlava della sua vita, insieme parlavamo dei nostri guai. Lui mi ascoltava e mi sussurrava: “Sai, è successo anche a me … succede anche a me”. Ma dopo soli un paio di mesi, della nostra frequentazione ne venne a conoscenza sua mamma che subito e senza spiegazione alcuna, fece finire tutto. Solo da poco sono venuta a conoscenza di un particolare: io sono la figlia di un suo amore non corrisposto, ma vuoi vedere che proprio per questo non le andavo a genio ?. Una certezza però ancora mi rimane: io quel ragazzo lo avrei sposato pur non amandolo solo perché sofferente come me, gli volevo bene e gliene voglio ancora ! Forse l’amore sarebbe arrivato con il tempo o forse non sarebbe mai venuto … chissà, chi può dirlo, chi può saperlo, io non lo saprò mai ! # Pioveva, quella mattina, a Modugno, si respirava il disagio dei giorni sbagliati.  Io per la prima ed unica volta, mi recai presso l’ospedale di quella città e per una di quelle inspiegabili combinazioni fui notata in maniera quasi fulminea direi, da un’infermiera. Lei, molto estroversa, subito mi promise di “presentarmi” suo figlio, Salvatore, ma questo incontro non si potè mai realizzare a causa della lontananza. Lui aveva da poco subito un incidente d’auto che lo aveva costretto, ma in modo temporaneo, su una sedia a rotelle, io ero impossibilitata a raggiungere lui a Modugno quindi è finita lì. # Mentre il mio amore per quel mio parente prendeva dimora ogni giorno di più nel mio cuore, mi fu presentato un ragazzo di Matera, Vincenzo, anche lui diversamente abile. Questi subito espresse il desiderio di frequentarmi, ma io altrettanto subito lo liquidai perché proprio non mi andava a genio.  Ad una festa di un diciottesimo, la cosa si perpetuò: un altro diversamente abile, Nicola, di un paesino limitrofo, espresse il desiderio anch’egli di frequentarmi. Lo feci per alcuni giorni, ma mi resi subito conto che di lui avrei potuto benissimo farne a meno. Niente di lui mi piaceva, in maniera particolare trovavo fuori luogo i suoi ragionamenti. La nostra fu solo una frequentazione telefonica. E parlava, parlava ! Parlava di sé, del suo lavoro, delle sue vacanze, delle sue ex poi … ancora di sé, della sua auto nuova e non si fermava un secondo. Io lo ascoltavo, intontita, annoiata e contando i minuti che mi separavano dalla fine della conversazione. # Durante quei miei soli due anni e mezzo di lavoro svolto presso l’ufficio anagrafe del mio paese conobbi un tipo un po’ strano mio compaesano, Giovanni, soprannominato da me Nanni. Il soggetto in questione quasi subito cominciò a corteggiarmi, ma pur essendo carino, lui a me, non piaceva, a volte mi faceva quasi pena con i suoi atteggiamenti infantili. Ma prima di congedarlo scattò in me un senso di cattiveria, di vendetta direi, sentimenti mai provati prima di allora, insomma volli divertirmi. Trascorrendo un po’ di tempo con lui di sera sul corso, prima mi finsi sua innamorata e poi gli confessai di amare un altro ! Quanto risi in quel periodo ! e tutto questo avveniva facendo il solito “struscio”. # Estate, sere fresche e serene, piene di luci, musica e allegria. Gente che ride, paesi che si riempiono di forestieri. Il fruscio del vento caldo e leggero fra gli alberi di giorno e le cicale che non si stancano di frinire ininterrottamente. Il mare limpido con i suoi dolci movimenti, il suo sciabordare, l’acqua che a tratti fredda e calda regala dei brividi. La sabbia che segna ogni passo, il sole che riscalda la pelle, la luna che regala emozioni, la luna che in mezzo ad un cielo stellato illumina le notti d’estate, il sole che la mattina ti sveglia e non ti lascia più dormire, poi tramonta ed è un grande spettacolo, magari sulla spiaggia o in città. Per tutta quella calda estate 1988 venni corteggiata da un professionista del mio paese, ma questo corteggiamento finì con essa perché io lo feci finire, non mi fidavo di lui, aveva fama di un dongiovanni e nemmeno ne ero innamorata. # Le festività natalizie erano finite: finito il panettone e finito di brindare al nuovo anno. A fine gennaio 1995 il compianto don Mario Florio cui ero e sono ancora molto legata, venne a casa da me a “propormi” un nostro compaesano. Dottore in legge, in medicina, in agraria, non ha importanza, a me subito non andò a genio. Ma per non offendere la sensibilità di don Mario, decisi per un po’ di frequentarlo, sempre e solo durante le uscite sul corso. Nulla, non mi trasmetteva nulla, non mi trasmetteva sensazione alcuna, anzi provavo per lui una specie di repulsione. Durante la celebrazione della Santa Messa assumeva ed assume ancora uno strano atteggiamento: invece di accostarsi all’Altare per la Santa Comunione, il più delle volte lasciava e lascia tuttora la chiesa. Ricordo ancora l’unica volta in cui mi recai con lui in pizzeria, ma non da sola, mi feci accompagnare da un amica. In quella pizzeria del mio paese in cui dominava il frassino, regnava una bell’atmosfera, ma la mia attenzione fu subito attratta da quella strana pizza che lui ordinò: strano, il suo modo di consumarla, strano il suo modo di sedere a tavola, strani i suoi ragionamenti ed atteggiamenti. E’ vero: la notte porta consiglio e fu proprio così. Durante quel piovigginoso pomeriggio successivo, mentre nubi nere incupivano il cielo, accompagnata da un freddo venticello, mi recai in chiesa da don Mario e gli confessai che a me proprio quella persona non piaceva. Don Mario ci rimase un pò male, per un po’ mi portò il broncio, ma poi capì’ e mi disse: “Hai ragione, al cuor non si comanda”. Naturalmente quest’ultimo dovette comunicare la mia decisione al soggetto in questione, ma se don Mario capì, lui pare proprio di no, pare non abbia ancora recepito il mio messaggio di rifiuto. Il suo comportamento è tipico di chi è rimasto con l’amaro in bocca perché respinto e la cosa ancora non gli va giù nonostante abbia messo su famiglia da un po’ di anni. In paese ancora fa eco una falsa voce: sarebbe stato lui a piantare me, tipico atteggiamento infantile di chi non ha “attributi”, ma io ci rido sopra. Non sarei stata con lui nemmeno se fosse stato l’unico uomo sulla faccia della terra semplicemente perché a me piace tutt’altro genere di maschio, il vero maschio e lui non lo è. # Calde sere di maggio 1995, colorate, sorridenti, illuminate. In una di quelle sere, sulla rotabile del mio paese io ed una mia ex amica, fummo fermate dallo spasimante di quest’ultima, Salvatore, un nostro compaesano, che lei, con aria di chi ci prova gusto nel farsi corteggiare e nel respingere, mi presentò. Salvatore da subito spostò le sue attenzioni su di me, ma a me lui non interessava quindi non lo presi neanche in considerazione: amici, solo amici ! Lui mi corteggiò invano per un paio di mesi: calde telefonate, passeggiate lungo il corso ed aperitivi consumati in un bar sulla piazza principale del paese. Intanto, la mia ex amica, sentitasi messa da parte, lo chiamò più volte proponendosi, ma questa volta Salvatore non solo non accettò, forse perché lei ormai più non gli interessava, ma durante una lunga telefonata mi raccontò ogni cosa. Non volli credergli: “Mah … gli uomini … vanitosi !” mi dissi, ma poi con molta diplomazia, lo feci confessare alla mia amica. La gente è proprio tanto strana: lei mi ripeteva ogni volta: “Se vuoi frequentalo Salvatore, tanto a me non interessa”. La mia amica è diventata ex amica, con Salvatore invece, ormai felicemente sposato e papà, c’è ancora rispetto reciproco ed amicizia. Sul corso del mio paese, un po’ di tempo fa, sempre lui parlava di me ed in mia presenza, ad una mia amica, in maniera lodevole ed io non finirò mai di ringraziarlo per quelle sue commoventi parole. # Prevista o improvvisa, la morte di un genitore è una perdita che cambia la vita, bisogna aiutarsi trovando consolazione e speranza per ricominciare così a vivere. A gennaio 1996, dopo soli due mesi dalla morte del mio papà, un suo carissimo amico, Giovanni Amato, venne a casa a proporre a me ed a mamma una sua idea, quella di “presentarmi” un loro amico comune, suo e del mio papà, ma che io già conoscevo di vista. “Gli voglio suggerire di frequentarti” mi disse, ma io non gli diedi risposta alcuna. Quando lui andò via io dissi a mamma: “Ma quel ragazzo è proprio brutto”. “Tu intanto non dire nulla, non rifiutare subito, non è corretto, vediamo invece questo tizio cosa risponde” mi suggerì mia mamma. Ed andò proprio così, ma grazie a Dio, tutto si risolse a mio favore. Sul corso del mio paese una sera incontrai Giovanni e mi disse: “Sai, ho parlato con lui e mi ha detto di essere già impegnato” poi mi fece capire che questo ha gusti “diversi” e mi sa che è proprio così. Tirai un sospiro di sollievo, non dovetti affrontare la sensibilità di Giovanni con un mio categorico rifiuto. # La mattina del 09 maggio 1997 si presentò a casa mia un avvocato di Matera, ed espresse il desiderio di conoscermi. Naturalmente preferii scendere, lo raggiunsi giù al portone e, non conoscendolo, non lo feci accomodare in casa. Mi raccontò di aver acquistato in una cartolibreria del mio paese il primo libro pubblicato da me, aveva guardato la mia foto, gli ero piaciuta e mi aveva rintracciata chiedendo di me in giro. Subito mi propose una frequentazione, ma io tergiversavo perché capii a primo impatto che qualcosa in lui non andava. In quello stesso pomeriggio però mi chiamò per avvisarmi che la sera sarebbe ritornato a Pisticci per uscire con me. E dove stare se non sul corso ? Lui era strano e i suoi ragionamenti sconnessi, anche di sera indossava gli occhiali da sole che metteva e levava di continuo. Ma io non ci volli dare peso: lo vedevo solo per la seconda volta “e poi sei ancora presa da quel tuo parente, ecco perché non ti va a genio nessuno” mi ripetevo. Dopo una settimana lui tornò a trovarmi e questa volta trascorremmo un paio d’ore in un bar sul corso. Cattolico praticante, mi regalò una Corona del Santo Rosario, poi cominciò ad aprirsi con me. Molto possessivo, mi confidò di soffrire di depressione e di fare uso di sostanze. Ebbi paura, tanta paura e, prendendo l’argomento con le pinze, m’inventai di non essere portata al matrimonio, gli dissi che gli uomini non m’interessano e tornai a casa. Lui mi accompagnò fin sulla Piazza Dei Caduti e, come un’ossessione, mi ripeteva: “A me tu piaci davvero, pensaci, pensaci”. Quando chiusi il portone di casa mi sentii al sicuro: le mie sensazioni quindi non erano frutto della mia immaginazione, i sentimenti che provavo per quel mio parente non c’entravano proprio nulla, quell’avvocato andava allontanato subito ! Lui continuò a chiamarmi, voleva nuovamente raggiungermi a Pisticci, ma io, con molta diplomazia, lo liquidai. L’infatuazione: un sentimento passeggero. E’ la prima fase di un amore: può finire o portare all'innamoramento. Amore o infatuazione? E’ un dubbio che colpisce e che viene chiarito solo dal tempo. L’infatuazione è passeggera, l’amore invece è un sentimento più profondo e intenso che pervade interamente e mette nella condizione mentale di non poter vivere senza quella persona. La mia per Pasquale è stata solo infatuazione ed è stato proprio il tempo a chiarirmi le idee. Ci volevamo bene, ma niente ci accomunava. Niente ci univa, forse solo il vuoto ed io non so dire perché è successo, non so dire ancora perché ci siamo frequentati io e Pasquale. Il nostro frequentarci per quattro anni è stato come una nebbia che man mano si è dissolta lasciando dietro sé solo silenzio, ma un merito a Pasquale devo pur riconoscere: il merito di avere intuito le nostre diversità caratteriali e di vedute. E le farfalline nello stomaco ? Da quando quel mio parente era volato in cielo non le sentivo più per nessuno, solo per quel mio parente avevo provato quella sensazione. A gennaio 2002 un operatore sanitario della provincia di Foggia, sposato e con figli mi propose “un’avventura” ed ancora un’altra mi fu proposta ad ottobre 2006 da uno scrittore: “Sto scendendo a Palermo” mi disse: “Se vuoi passo da te, ti prendo e ti porto con me”. Per una serie di motivi che non sto ad elencare naturalmente non accettai nè la prima, nè la seconda volta. Però, nonostante la mia disabilità, ne ho vissute un bel pò di storie ! # A maggio 2006 si dovettero apportare delle piccole modifiche in casa. Furono interpellati alcuni operai specializzati del mio paese ed uno di questi in particolare, mostrò subito un certo interesse nei miei riguardi. Ogni domenica sera, dopo la Santa Messa, me lo ritrovavo fuori dalla mia parrocchia e durante il passeggio questo tizio, solo e senza parlare, mi veniva dietro. Che corte spietata ! Questa specie di corte però è durata poco perché io non ho dato importanza alla cosa e per la serie “non c’è mai fine al peggio”, a settembre 2008 ho avuto la sfortuna di conoscere suo fratello. Con quest’ultimo è cominciata subito una frequentazione, ma altrettanto subito questo soggetto mi è parso strano. Ha cominciato a corteggiarmi, corteggiamento da tappeto rosso, molto più “caldo” del fratello. Una sera, mentre io gli parlavo con orgoglio dei miei principi morali e cristiani, della mia verginità, lui ha commentato dicendo: “Sei vergine?, vieni da me che te le faccio io un paio di “sedute”. Una simile espressione non era mai giunta alle mie orecchie ed io non la dimenticherò mai ! Ma non ho dato importanza a quell’espressione inqualificabile ed ho continuato a frequentarlo. Non provavo niente per lui, ma non avendo di meglio da fare, passavo il tempo, lui era gentile e cortese, sembrava affettuoso, mi corteggiava in maniera elegante nonostante le sue stranezze. Abbiamo cominciato a sentirci telefonicamente, era quasi sempre lui a chiamarmi, chattavamo su facebook e ci inviavamo messaggi sul cellulare ed e-mail. In una di queste lui mi ha parlato della sua malattia, di un tumore allo stomaco da cui sembrava guarito, lo ha fatto come se mi conoscesse da sempre ed avesse piena fiducia nella mia discrezione. La sua confidenza mi ha fatto tanta tenerezza ed anche lui cominciava a farmene. Non sentivo le farfalline nello stomaco, non ne ero innamorata, non lo amavo, non l’avevo scelto io, era lui a farmi la corte ed io lasciavo che il tempo scorresse, lo frequentavo da amico nient’altro. “Se va, va, ci unisce la sofferenza” mi ripetevo. Ma dopo pochissimo tempo lui mi ha stupito con un’altra espressione curiosa. Una sera mi ha detto: “Ho capito, tu per venire a letto con me vuoi prima l’abito bianco”. Era come se lui non avesse capito ancora nulla di me ! La corte continuava, ma lui, forse perché aveva recepito il mio disinteresse, cominciava ad assumere atteggiamenti poco corretti con me. Quando io gli parlavo lui, quasi prendendo gusto, mi chiedeva: “Che hai detto?, non ho capito” ed io, con più calma e pazienza, ripetevo. Lui capiva perfettamente il mio linguaggio, ma, come per gioco, mi faceva ripetere. Alcuni giorni dopo gli ho inviato una e-mail che più o meno scrive: “II mio nemico più grande?, chi offende la mia sofferenza”. Il suo corteggiamento continuava, da parte mia però solo amicizia ed il suo atteggiamento nei riguardi della mia sofferenza mi faceva stare male. Insieme abbiamo partecipato ad una festa tenutasi in paese e lui, a quella festa, è stato raggiunto da una tizia di Matera, una sua “amica” che ha voluto presentarmi. Io ho subito intuito che tra loro c’era del tenero infatti dopo soli pochi giorni quella tizia mi ha chiamata sul cellulare dicendomi: “Sono la sua donna e sappi che se lui esce con te qualche volta lo fa solo per accontentarti, prova dispiacere per te che sei malata”. Affetta da tetraparesi, sono stata tirata con il forcipe, non credo di essere malata, anzi non lo sono mai stata e non lo sono tuttora, non ho mai assunto farmaci e mi auguro di non doverlo fare mai. Con quella tizia non ho proferito parola alcuna, ho subito chiuso il cellulare e quando dopo qualche sera ho riferito tutto a lui mi ha risposto: “Ma perché non vi denunciate”. Parole da vero gentiluomo ! Poi gli ho chiesto come facesse quella ad avere il mio numero di cellulare e lui: “Senza che io me ne accorgessi l’altra sera ad una festa si è impossessata del mio cellulare, ha letto i nostri messaggi ed ha copiato il tuo numero, poi me ne sono accorto e abbiamo litigato”. Ancora questa sua “amica”, dopo alcuni giorni mi ha inviato un messaggio privato su facebook, ha scritto: “Ma come vuoi che lui ti sposi se tu stai sulla sedia a rotelle ? io ti ho vista”. Naturalmente anche questa volta non ho dato peso alle sue offese, ma quando la sera ho raccontato l’accaduto a lui ho aggiunto: “Se la dovessi sentire o vedere consigliale da parte mia una visita oculistica, ma soprattutto psichiatrica”. I nostri messaggi ? solo e semplicemente amicali e menomale direi ! Lui questa volta non ha commentato. Intanto, quel suo amico che lui stesso mi aveva presentato, diversamente abile anche lui con tanto di moglie e figli, un giorno, sempre su facebook, mi ha inviato, come messaggio privato la canzone “Amica mia” di Mattia Cerrito. Io non conoscevo nè la canzone e nè chi la canta comunque il ritornello canta più o meno così: “Ti prego non pensarlo più, lui non ti merita, sarà lui con il suo amore che ti distruggerà la vita. Lui è uno come tanti e vuole solo divertirsi, non gli interessa di te. Anche se ti sembrerà banale lui non riesce ad amare, pensa solo ai suoi amici. Io invece sarò accanto a te quando tu lo vorrai. Lo so che tu pensi a lui, ma con queste parole io ti vorrei far capire che starò sempre con te in ogni situazione, ti terrò la mano e ti porterò nel mio mondo”. Se non è questa una dichiarazione d’amore io non so proprio cosa sia ! Ho cancellato subito questa persona dalle amicizie facebook e non solo, poi ho riferito tutto a lui che, a ragion veduta, ha freddato i rapporti con quel suo amico e menomale !, un po’ di dignità ogni tanto non guasta ! Una sera, passeggiando con lui, ho inciampato, sono caduta e lui è rimasto fermo lì dov’era, neanche mi ha soccorso, lo ha fatto un passante. Che strano atteggiamento !, ma che razza di persona è questa ! Poi l’epilogo ! Una sera di dicembre 2010 durante una delle nostre passeggiate, non ricordo a quale proposito, lui ha affermato: “Io a letto con una diversamente abile non ci andrei mai. La disabilità non è la normalità, le persone sono in modo naturale attratte dalle cose belle e sane ed io sono una persona normale. Non potrei mai amare con il cuore una diversamente abile”. Non ho commentato, ho chiuso la serata in maniera del tutto normale e sono andata via. Mi chiedevo però: “E le sedute ?, e la sua voglia di portarmi a letto ?” Tra il suo modo di agire ed il suo modo di pensare tanta contraddizione ! Ma forse, quella sera, ha scordato di parlare ad una diversamente abile, forse il mio deambulare a lui è sempre apparso perfetto. Lui comunque non può immaginare quanto amore è in grado di donare un diversamente abile anche senza nulla ricevere in cambio ! Ed ha anche scordato di essere lui stesso sofferente, affetto com’era o com’è ancora da un tumore, quindi a letto con lui non ci dovrebbe andare nessuno ! Dopo quella sera, tra noi il silenzio, ma poi, ancora un’altra sera, avendolo incontrato per caso, le offese da parte sua, ahimè  … sono continuate.“Quando parli io non ti capisco, tu non ti fai capire” mi ha detto. Mi si è gelato il sangue, ho chiuso la serata senza replicare ed ho pianto per tutta la notte. Sulle labbra di una persona affetta da tumore, determinate affermazioni stridono ! So benissimo di avere problemi di linguaggio, ma sono altresì consapevole di farmi capire ed anche perfettamente bene. Signori si nasce, l’educazione, quella o si riceve o non si riceve. Perché l’ha fatto ?, perché mi ha offesa ?, ha capito il mio disinteresse per lui ? Non lo so, so solo che lo ha fatto, mi ha offesa. Avevo intuito ci fosse qualcosa in lui di anomalo, qualcosa di non perfettamente normale, essendo molto sensibile avevo avuto dei sentori. Anche quando aveva torto pretendeva le mie scuse, cercava la mia sottomissione amicale, ma … da parte mia niente ! Ero stata messa al corrente della sua depressione proprio da uno dei suoi figli: “Mio padre non ci sta con la testa, credimi, non sto scherzando, sto imparando a volerti bene quindi sento il dovere di avvisarti”, mi ha detto pur sapendo che io per il padre provavo solo un sentimento di amicizia. Ma io non ho dato peso alle parole di quel ragazzo: “Tanto è lui a corteggiarmi, vada come vada, chi se ne frega, non l’ho scelto io, non sono innamorata di lui”. Avevo intuito che questa frequentazione amicale sarebbe finita male, ma non pensavo lui arrivasse a ferire così tanto il mio cuore e la mia anima. Naturalmente non ci siamo ne più sentiti ne più visti, lui più volte ha provato a contattarmi, a chiamarmi sul cellulare, ma chiamate vane le sue, telefonate senza risposta. E come avrei potuto rispondere !, quando gli parlavo lui non mi capiva ! Ma non si è arreso. Dopo un po’ di tempo, ha parlato di me con un’amica di entrambi sicuro che quest’ultima mi avrebbe messa al corrente di ogni cosa. Nei miei confronti si è espresso in maniera lodevole ed a lei ha confidato il suo desiderio di volermi portare a letto, forse ha scordato di parlare di una diversamente abile ! Come da lui previsto, quella confidenza mi è stata riferita, ma … nessuna risposta ! Io non so perché lui si sia comportato in maniera tanto squallida e meschina con me, non so se mi ha ferita volutamente o le sue offese sono state frutto dei suoi malesseri, ma di una cosa sono certa: è stata questa una delle esperienze più dolorose della mia vita, un’esperienza che mi ha segnata nel profondo del cuore e dell’anima. # Ancora a gennaio 2011, Rocco uno della provincia di Potenza di cui neanche ricordo il cognome, mi trova su facebook e mi chiede l’amicizia. Comincia a corteggiarmi in chat, ma solo dopo pochi giorni mi chiama a casa e lo fa per più di venti volte in un solo giorno chiamandomi “amore mio” pur non avendomi mai incontrata. Subito intuisco che Rocco non ci sta con la testa e con infinita dolcezza lo liquido. # Ma dopo tre mesi: lo tsunami ! Il mio cuore stava ancora rimarginando le sue ferite per le offese ricevute quando, a fine aprile 2011, la mia vita è stata sconvolta da un semplice incontro, un vecchio amico di famiglia, che non vedevo da tempo, ma questa volta. Se qualcuno lo avesse previsto, io lo avrei mandato al diavolo, invece eccomi perdutamente innamorata di lui ! Ora sono pronta ad accettare gli eventi della vita mia così come vengono: non m’importa il suo lavoro, non conta il suo stato civile, sono solo consapevole che al centro del mio cuore adesso c’è lui, esplosione di tenerezza, tutto il suo essere è tenerezza ! Ho voluto che lui sapesse sicura della sua sensibilità ed … un posto nel suo cuore sicuro l’ho trovato. Io che dicevo: “Non amerò più nessuno come ho amato quel mio parente !” Se le “farfalline nello stomaco” le sentivo solo quando lo vedevo quel mio parente, adesso la mia pancia è diventata loro dimora ! I miei principi morali e cristiani il mio cuore adesso li sta mettendo in seria discussione, niente è più certo in me, una sola consapevolezza però mi rimane: quella di avere incontrato l’AMORE, quello vero, quello che s’incontra una sola volta nella vita e di questo amore adesso ne ho bisogno per continuare a vivere ! L’amore quella sera è arrivato come un soffio di vento, un amore semplice, puro, pulito e chissà perché il Signore permette tutto questo, chissà perché quella sera me lo ha fatto incontrare, l’amore ! Mi manca il fiato, ma sono felice e ringrazio lui, il mio amore, perchè mi rende ogni giorno più forte, lui plasma la mia anima ed è il placebo della mia sofferenza. Il mio amore mi vuole bene, tiene a me, lo so, lo sento, me lo dimostra anche se non ce ne sarebbe alcun bisogno. Ma anch’io gli voglio bene e non finirò mai di volergliene, lui suscita in me le sensazioni più belle, sensazioni speciali, sensazioni profonde, così meravigliose. E’ “amore “, la sensazione che lui mi fa sentire … Lui suscita in me gioia, felicità, energia, mi fa vibrare di passione, mi fa sentire bella e cancella … ogni mia sofferenza. Lui è tenacia, fortezza, delicatezza, dolcezza ed è tenerezza … il modo in cui … mi prende ! Nei suoi grandi occhi vedo riflessa la passione, l’amore ed un’infinita tenerezza. Cosa sia per me questo amore non so descriverlo, non trovo le parole per descrivere qualcosa di così prezioso e meraviglioso. Questo amore è la mia ispirazione, è la cosa migliore che sia capitata nella mia sofferente vita, è la cosa più importante per me … oggi e lo sarà domani. Non sono stata ancora sua: lo sarò, non lo sarò chi può dirlo, chi può saperlo, ma è come se già lo fossi stata dieci, cento e mille volte ancora: lui fa parte mi di me come io faccio parte di lui ! Lo ammetto: pur non avendo alcun diritto sono gelosa di lui, sono possessiva e capricciosa con lui. Io non lo merito: lui bello ed io … diversamente abile. Non so tutto questo come finirà, non so il film della mia vita quale fine avrà, ma voglio vivere il presente, voglio assaporarla tutta questa goccia di miele nel calice amaro della mia vita e magari … realizzarmi come donna insieme a lui: anche un diversamente abile e soprattutto lui, ha diritto alle gioie della vita.

 

Secondo capitolo

Pagine della vita

Il sole picchia forte con i suoi raggi cocenti sulle piccole e bianche casette di un paesino dell’entroterra italiano, fa molto caldo. Alle falde di quel paesino, in un casolare, vive Anna, una ragazza dai capelli neri, lunghi e morbidi, estroversa e molto cara, affetta purtroppo da una malformazione cardiaca che le provoca sporadici svenimenti. Occhi neri e corporatura chiara, Anna ha conseguito la maturità artistica ed ora studia pianoforte, desidera conseguire il diploma di solfeggio. Prende lezioni di pianoforte presso un’anziana suora, suor Rosa che dimora nel convento del paese. Amici tanti quanto basta e poche uscite di sera, Anna preferisce stare a casa fra le sue cose e con i suoi genitori, ricchi possidenti: Pietro, capostazione in pensione ed Angela, casalinga. Il lavoro in campagna è particolarmente impegnativo in estate ed Anna osserva i contadini lavorare la sua terra dalla veranda. Fra giorni, don Salvatore, fratello di Anna e parroco in una parrocchia nella periferia di Roma, verrà a prenderla: lei vuole diventare suora paolina, desidera perciò entrare in convento a Roma e li continuare a prendere lezioni di pianoforte. I due fratelli prima della partenza, visitano la loro scuderia, Anna accarezza i cavalli come per salutarli poi pian piano, per far si che Anna non si affatichi, proseguono fra i campi e per i prati salutando i contadini dediti al lavoro. Il corpo esile di quest’ultima sembra sollevato da un leggero venticello, lei, nella sua veste di colore celeste come il mare, sfiora con la mano le margherite del prato e tace. “Sei sicura della tua scelta”, le chiede con fermezza don Salvatore e la risposta di Anna è una sola: “Si”. Il sole è tramontato da un po’ e, dopo una cena frettolosa e semplice, pollo arrostito con patatine, i due fratelli abbracciano commossi i loro genitori e vanno via. E’ ormai tardi e con la macchina di don Salvatore raggiungono la capitale all’alba del mattino successivo. Don Salvatore accompagna Anna in convento, l’aiuta a sistemarsi, poi va via. Dopo alcuni giorni di permanenza al convento in cui Anna si sente a suo agio, lei parla alla Madre Superiora, suor Aldina, del suo desiderio di continuare a prendere lezioni di pianoforte. Quest’ultima, molto dolce e comprensiva, le viene incontro promettendole di presentarle l’organista del convento: “E’ tanto giovane sai, sarebbe una delle sue poche esperienze come insegnante”, le dice e poi le ricorda che Sandro impartisce lezioni nel suo studio a pochi isolati dal convento. Nel pomeriggio Sandro si reca al convento: alcune sorelle devono provare dei nuovi canti per la Santa Messa, poi lui si ferma per alcuni minuti da solo a suonare alcune musiche sacre. Anna è proprio lì in chiesa, sta pregando quasi in estasi ascoltando quella musica. Il suo pregare però viene interrotto da suor Aldina: “Dai vieni, ti presento Sandro”. Insieme si recano al coro e suor Aldina chiama Sandro: “Ti presento Anna, una novizia, vuole continuare a prendere lezioni di pianoforte ed a me farebbe piacere fossi tu il suo maestro”. “Ma certo”, risponde Sandro con aria molto seria. “Bene, vi lascio soli”, aggiunge suor Aldina e va via accarezzando Anna. Sandro, con fare gentile, fa accomodare Anna all’organo chiedendole di suonare qualcosa, ma quest’ultima, presa dall’emozione, sbaglia più volte. “Non preoccuparti, è normale”, la riassicura Sandro. Anna è inquieta, un sudore freddo bagna tutto il suo corpo, la presenza di Sandro quasi la turba e lui se ne rende conto. “Ci vediamo lunedì da me allora”, dice Sandro: “D’accordo”, risponde Anna. Si salutano con una stretta di mano poi lui va via ed Anna continua con le sue preghiere. Quella notte, dopo le lodi, lei non riesce a dormire: girandosi e rigirandosi nel suo letto, Anna pensa a Sandro, lui, un ragazzo alto, tanto bruno da sembrare abbronzato, con capelli neri ed occhi chiari, straordinariamente bello che quel pomeriggio sembrava aver visto solo lei. I giorni e le ore trascorrono lenti e monotoni ed Anna, sempre ligia alla disciplina conventuale, aspetta impaziente di rivedere Sandro, il loro appuntamento quasi stenta ad arrivare. Ma proprio pochi minuti precedenti quell’appuntamento, Anna avverte un leggero tremolio alle gambe: “Può accomodarsi signorina Anna”. E’ Sandro a chiamarla dall’interno del suo studio. La porta è semiaperta. Anna lo rivede e cerca di assumere un’aria più sicura possibile, ma gli occhi azzurri ed il sorriso bonario di Sandro rendono più caldo il suo invito ad entrare. Nello studio domina il legno, la pelle ed il metallo brunito, è un ambiente estremamente accogliente e confortevole. Dopo i soliti convenevoli, lui fa accomodare Anna al pianoforte e comincia a farle domande inerenti la musica. Durante la lezione, Sandro mette a suo agio Anna che a stento riesce a trattenere la sua emozione: il suo povero cuore batte all’infinito. Le lezioni continuano, si replicano da una a tre volte a settimana, lunedì, mercoledì e venerdì e quando Sandro è nella cappella a provare da solo, Anna è fra i banchi sempre in estasi nell’ascoltarlo. Fra i due nasce una sincera e disinteressata amicizia, ma con il passare del tempo, i loro corpi cominciano a desiderarsi. Quando Sandro involontariamente sfiora le mani di Anna, per lei è un brivido freddo, il suo corpo reclama ciò che fino ad allora lei gli ha negato ed ogni inibizione, come per magico effetto, scompare. Con il passare del tempo Anna si sente sempre più inquieta, senza volerlo si è innamorata di Sandro ed è combattuta, non sa cosa fare: continua pregare, a chiedere al Signore che illumini la sua mente per un’equa scelta. Anche don Salvatore che si reca spesso a trovare sua sorella si accorge dei turbamenti di quest’ultima e, prima di scendere al casale, va da lei, comincia a fare domande, ma Anna, con diplomazia, lo tranquillizza abbracciandolo e baciandolo: “Salutami mamma e papà e dì loro che mi mancano”, gli dice infine. Don Salvatore scende al casale per sbrigare alcune faccende in famiglia e, viaggiando con la sua auto s’inebria dei profumi genuini di quella terra e dei colori festosi dei fiori dei prati. A casa non è cambiato niente, tutto è come sempre: l’ampia cucina con il granito bianco, il camino acceso, le loro camere riordinate da mamma Angela. Don Salvatore quasi la vede Anna fra le sue cose, fra i suoi libri e le sue bambole. Lei intanto, sempre attenta alla disciplina conventuale, continua le sue lezioni di pianoforte sempre più innamorata. Un giorno, dopo l’ennesima lezione, Sandro stringe a se Anna, la stringe fra le sue braccia e lei si sente finalmente al riparo, come se avesse trovato un nido caldo ed accogliente cui da tempo anelava. Sandro le solleva il viso studiandolo attentamente, osservandone i contorni indugiando soprattutto sulle sue labbra ed Anna sente con certezza che la grande avventura della sua vita sta per cominciare, sa di volere Sandro, sa di non potergli negare nulla di ciò che lui le avrebbe chiesto. Anna è consapevole della bocca di Sandro che cerca rispondenze esplicative ai baci che con ansia crescente le posa sulle labbra. Incapace quasi di respirare, lei avverte il proprio corpo teso, pronto a rispondere ad ogni stimolo che proviene da Sandro: avrebbe voluto che quel bacio continuasse per sempre. Sandro ed Anna si fissano a lungo, lo sguardo è intenso, poi quest’ultima chiede a Sandro: “Ma cosa ci sta succedendo !”. “E’ amore, solo amore”, risponde lui accarezzandole il viso. Anna prende le sue cose e frettolosamente, quasi fuggendo, scende: aspetterà l’autobus che l’accompagnerà alla comunità di Sant’Egidio dove svolge volontariato insieme a Don Salvatore, lì soccorre i poveri ed i bisognosi. Sandro con incredibile velocità la raggiunge e, quasi obbligandola la fa salire sulla sua auto  ed è lui ad accompagnarla in comunità. Durante il tragitto neanche una parola fra i due, lì invece, in comunità, anche Sandro si dà da fare: aiuta Anna e gli altri volontari ad imbottire centinaia di panini da distribuire poi ai barboni. Per imbottire gli ultimi panini manca un bel po’ di companatico, Anna tira dal suo zainetto dei soldi, li da ad un ragazzo pregandolo di correre nella più immediata salumeria e Sandro fa la stessa cosa. In comunità Anna incontra suo fratello, è appena tornato, si stringono affettuosamente poi Don Salvatore le dice: “Domani vengo a trovarti, ti porto della marmellata confezionata dalla mamma”, “Va bene” gli risponde Anna ansiosa di assaggiare quella marmellata ricordando i suoi affetti e la sua terra. E’ tardi, Anna deve rientrare in convento e Sandro è lì pronto ad accompagnarla. Lei, prima di andare, presenta Sandro a suo fratello e quest’ultimo lo guarda tanto insospettito. Con l’auto Sandro accompagna lei fin sotto il convento e, prima di farla scendere, le labbra di lui cercano ancora la bocca di lei in un bacio sempre più intenso, sempre più possessivo. Senza più difese Anna dischiude le labbra inebriandosi del sensuale sapore della bocca di Sandro, la mano di Anna accarezza istintivamente la nuca di lui provocandogli un’eccitazione pari a quella che anche lui le suscita. Improvvisamente Sandro si scosta da lei e con fare gentile l’aiuta a scendere dalla macchina aspettando ed osservando con attenzione il suo rientro in convento. Quasi vergognandosi e cercando di non farsi notare, Anna si porta nella sua stanza, si è appena seduta sul suo letto assaporando ancora quel bacio quando la superiora, suor Aldina, la fa chiamare da un’altra sorella e lei, molto tranquilla, ci và. Suor Aldina la fa accomodare, poi, con molta serenità e chiarezza, le dice: “Poco fa ti ho vista scendere dalla macchina di Sandro e da alcuni giorni ti vedo turbata, ho capito sai”, “Ma suor Aldina, è la prima volta che il professore mi accompagna”, aggiunge Anna tanto impacciata. “Comunque pensaci, riflettici, cerca di capire cosa vuoi prima di prendere i voti, pregare ti aiuterà come sempre”. Anna avverte un leggero malessere ed è suor Aldina ad accompagnarla in camera, lei è più serena, abbraccia e bacia affettuosamente suor Aldina che l’accarezza in viso, la fa stendere sul letto, poi ritorna nella sua stanza. E’ dicembre, il Natale è vicino ed in comunità c’è tanto da fare. alcuni ottici volontari preparano persino delle lenti da distribuire poi ai barboni. Anna scende in quella periferia quasi ogni giorno e Sandro o la raggiunge o va con lei dopo la lezione di pianoforte. Lei da Sandro non si fa più accompagnare fin sotto al convento: “E’ solo per non destare sospetti”, gli spiega. Lui capisce ed ogni volta, sia dopo la lezione che dalla comunità, l’accompagna all’autobus baciandola con passione ed aspettando la sua partenza. In uno di quei freddi pomeriggi di dicembre senza sole, sempre nella comunità di Sant’Egidio, Sandro propone ad Anna di andare subito via: “T’invito a cena, poi ti accompagno all’autobus, vuoi?” Senza pensarci su Anna accetta e, quasi di nascosto ed un po’ fuggendo, vanno via incontro alla felicità. Con l’auto di Sandro raggiungono un piccolo ristorante in una delle periferie di Roma, Sandro parcheggia, poi mano nella mano, raggiungono un tavolo un po’ appartato. Anna si reca nella toilette, tira fuori la spazzola dal suo zainetto in cuoio marrone e, specchiandosi, spazzola i suoi lunghi capelli neri. Nel compiere quell’azione meccanica va con il pensiero a Sandro, cosa le sta succedendo. non le era sembrato mai tanto attraente come in quel momento. La camicia in seta azzurra fa risaltare la carnagione abbronzata di Sandro. Anna torna a sedere, lui sposta la sedia per farla accomodare, poi siede di fronte a lei. Cominciano con una portata di pesce commentandone la squisitezza poi Sandro versa il vino nell’elegante bicchiere a calice di Anna e la osserva. La invita a rilassarsi ed Anna gli risponde: “Non sono abituata a situazioni del genere, comunque non credo di sentimi a disagio”. La conversazione comincia a languire non appena la cena finisce, ma aumenta in proporzione la consapevolezza che hanno l’uno dell’altra. Più volte i loro sguardi s’incontrano come attratti da una forza magnetica, Anna si alza da tavola e va a sedere al divano, il vino l’ha un po’ stordita. Sandro la segue, siede accanto a lei e le prende la mano: basta quel breve contatto per accendere dentro di lei quel fuoco violento, una risposta ardente al suo desiderio. E’ incapace di parlare, di muoversi, Sandro dolcemente la stringe a se poi affonda la mano nella massa viva dei suoi capelli. Anna riversa la testa all’indietro, dischiude le labbra come anticipando il momento magico: “I tuoi occhi mi hanno incantato ed io ti voglio, ti voglio con tutto me stesso”. Il desiderio dei loro corpi non è più contenibile e, quasi all’unisono decidono di portarsi su in una camera prendendo l’ascensore. Ancora in ascensore Sandro bacia teneramente Anna e lei accoglie quel bacio con la sua bocca stringendo Sandro al petto. Quel bacio è tutto, quel bacio è il loro universo, solo quell’istante conta per loro, nient’altro. Le braccia di Sandro stringono Anna con amorosa fermezza mentre lei lo guarda e sorridere. Restano in silenzio, Sandro le accarezzava teneramente la guancia liscia ed improvvisamente, tutto perde d’importanza. In camera poi si abbracciano, si stringono, si baciano di nuovo, poi si guardano e sorridono. E’ quella una bellissima camera con uno scenario che da sulla capitale ormai illuminata ed addobbata a festa, Anna si scioglie dall’abbraccio di Sandro e si guarda intorno: la luce di una lampada dal lungo braccio arcuato illumina quella stanza a lei estranea. Il senso di disagio scompare immediatamente non appena Sandro la riprende fra le braccia e le toglie, con gesto delicato, il piumino blu. Anna si ritrova in un mondo di sensazioni eccitanti  in cui l’armonia dei colori fa da cornice al tocco magico delle mani di Sandro. Lui depone la giacca di Anna sulla sedia e la bacia posando rapidi baci sulla sua bocca, la solleva tra le braccia, la depone sull’ampio letto e lentamente, quasi gustando ogni gesto, la spoglia. Corporatura minuta quella di Anna e Sandro per alcuni attimi rimane fermo ed imbambolato ad osservarla. Improvvisamente ancora Sandro si rende conto che tutto sarebbe avvenuto, tutto sarebbe successo, Anna comincia ad accarezzare il nudo e villoso petto di Sandro mentre lui si libera dal resto degli indumenti. “Sei bellissima” le sussurra lui, poi le prende dolcemente il capo e la bacia. Anna reagisce al bacio avvinghiandosi a lui, Sandro con lei è delicato e tutto avviene come sarebbe dovuto avvenire. Disteso accanto ad Anna Sandro rimane immobile ad ammirarla per lunghi minuti, Anna invece sente la testa vuota, persa in un universo che più non capisce, poi riprende a baciarlo. Abbracciati poi ed in silenzio rimangono a lungo su quel letto fino a quando Sandro ricomincia a baciarla, ma Anna, con movimenti bruschi e quasi pentita, allontana con impeto Sandro. Lei si volta, da le spalle a Sandro che continua a fissarla, poi le chiede: “Cosa c’è, dimmi, ti ascolto”. “Ho una malformazione cardiaca congenita che a volte mi provoca svenimenti, sono malata” gli risponde Anna mentre scendono calde lacrime dal suo viso. C’è silenzio per pochi secondi, poi Sandro, con fare delicato attira a se Anna. Lei si volta, lui la distende sul letto e ne ammira il corpo in tutto il suo splendore. Ricomincia a baciarla, accarezza tutto il suo corpo senza nulla tralasciare e le sussurra: “Se prima ti volevo bene, adesso ti amo”. In fretta e senza parlare lei si riveste mentre lui implora ancora la sua presenza, poi va via sentendo Sandro dire: “Ci vediamo domani per la lezione”. Anna infreddolita e quasi spaventata sale sull’autobus, lega con un fermaglio i suoi capelli neri e, presa ancora da quella sensazione di piacere, non si accorge che per due volte l’autobus compie lo stesso giro, si ferma e poi riparte. Soltanto dopo lei si rende conto di quanto la sua mente fosse lontana ed inconsapevole del momento presente. Le luci della città illuminano il suo roseo viso mentre lei è ancora tutta immersa nelle dolci sensazioni che Sandro le ha fatto provare. Don Salvatore, inquieto e preoccupato, in una fredda mattina di dicembre, durante la sua ennesima visita ad Anna, comincia a fare domande un po’ più intime. Anna, che, nel giardino del convento, è fra le sue piantine a curarle amorevolmente, alle domande di suo fratello questa volta si irrita e, quando lui le chiede: “Lo ami vero?”, quest’ultima fa cadere un vasetto di rose rosse, poi lo prega di lasciarla in pace. Anna decide di non prendere più lezioni di pianoforte da Sandro, forse è meglio così, a suor Aldina riferisce che non ha più bisogno di quella scuola e la ringrazia per la sua disponibilità. Anna non è nemmeno in chiesa quando Sandro rimane solo a suonare, l’ascolta fra le lacrime dalla sua stanza. I due s’incontrano solo in comunità. Fra loro c’è imbarazzo, quasi vergogna anche se lì lavorano in sintonia. Suor Aldina comprende e giustifica la decisione di Anna di non prendere più lezioni da Sandro e cerca di starle vicino anche e soprattutto con la preghiera. Anna però non ha confidato a suor Aldina di essere stata di Sandro, prova vergogna e pudore anche se desidera tanto parlargliene. Il Natale è prossimo ormai, Anna e don Salvatore si preparano per scendere nella loro paese. Lei in comunità lo comunica a Sandro che le dice abbracciandola dolcemente: “Voglio vederti prima che tu parta, ti aspetto domani allo studio alla solita ora, per favore, vieni!”, intanto la bacia di nascosto. Anche Sandro si prepara a partire, lui deve scendere in Calabria, a pochi chilometri dal casale di Anna e vuole comunicarlo a lei. Anna quella notte, come tante altre notti, non dorme, pensa a lui, a Sandro, a come sarà domani: quel ragazzo tanto bruno da sembrare abbronzato, con gli occhi verdi, ha cambiato così tanto la sua vita. Jeans, scarponcini da ginnastica bianchi, maglione rosa ed ancora piumino blu: è così che Anna si presenta a Sandro che non la fa accomodare nel suo studio, ma in una stanza attigua. L’abbraccia forte fino a soffocarla baciandole il viso indugiando più a lungo sulle labbra ripetendole che l’ama, l’ama davvero. Anna prima cerca di respingerlo, poi comincia a concedersi. Sandro le toglie il piumino e le dice: “Ti voglio, ti voglio con tutto me stesso”. Non appena pronunciate queste parole con le labbra cerca ancora la bocca di lei in un bacio possessivo e mentre la bacia, la conduce verso l’ampio letto la dove i loro corpi si concedono. Anna trema, Il suo corpo è tormentato dai brividi, brividi che partono dal collo e si fermano giù, in fondo alla schiena.  Si sono Ancora Anna è vicino a Sandro ed il suo cuore batte all’infinito, lei non ha mai provato questo tipo di emozioni, per la seconda volta si sono donati l’una all’altro. Le mani di Anna sudano eppure non sta succedendo nulla, entrambi sono fermi stesi sul letto, in silenzio si osservano a vicenda e questo basta a fonderli. Ad Anna basta essere vicino a Sandro per non capire più nulla e perdere il controllo sul suo corpo, un corpo, che ormai appartiene a Sandro. Lei abbassa lo sguardo, fa fatica a sostenere a lungo lo sguardo di lui e si morde il labbro trattenendo un sorriso d'imbarazzo. Un momento estremamente intenso l’incontro dei loro sguardi e Sandro muore dalla voglia di sentire ancora la voce di lei. Il corpo di Anna ha un sussulto, alza lo sguardo e nuovamente lo fissa in quello di Sandro, sente le sue guance diventare calde mentre Sandro sorride compiaciuto e dice: "Sei uno spettacolo quando diventi rossa". Anna si sente avvampare, il suo respiro accelera ed istintivamente abbassa nuovamente lo sguardo. "Guardami !" le sussurra Sandro, ma lei non riesce. Sandro intanto la guarda tutta, la scruta, poi le prende il volto e glielo solleva con decisione. Il respiro di Anna aumenta ancora il ritmo, diventando corto e rumoroso ed il cuore lo segue, sembra voler uscire dal petto. Gli occhi verdi di Sandro penetrano Anna pregandola di non riabbassare lo sguardo, quegli occhi la inchiodano e mentre una mano di Sandro rimane sul suo viso, l'altra scende sul seno mentre gli sguardi sono ancora fissi l’uno nell’altro. "Continua a guardarmi, voglio il tuo sguardo fisso sul mio, qualsiasi cosa accada, tu guardami" le sussurra Sandro ed Anna, con un filo di voce: "Si, amore mio". La mano sul viso molla la presa, spostandosi sulle gambe, la mano di Sandro è calda, grande e si muove con decisione. L’accarezza con estrema lentezza ed Anna comincia ad irrigidirsi, è un tormento: è tutto ciò che Sandro vuole ed anche Anna. Diventa sempre più complicato mantenere gli sguardi fissi uno nell’altro, mentre una mano di Sandro si posa sulla schiena di Anna e l’altra continua ad accarezzarle il seno, Anna vorrebbe supplicarlo di continuare, ma non è in grado di formulare frase alcuna, è scossa dai brividi. Ma non c'è bisogno che Anna parli, Sandro già sa. Anna chiude gli occhi e dischiudendo le labbra, sorride e se ne morde uno, lei si sente piccola e terribilmente indifesa, alla mercé di Sandro, un brivido le percorre la schiena e poi un altro più intenso la investe. Nella stanza solo si ode il fremito di Anna, il suo corpo si muove, poi ride mentre si perde nel volto giocondo di Sandro ed è questo un piccolo momento di leggerezza. Segue un momento di silenzio, prima che la voce di Sandro investa nuovamente Anna e la faccia tremare, la passione sta invadendo il suo corpo, mentre la sua mente è rapita da quegli occhi che la fissano. Anna si rende conto di essersi disperatamente innamorata di Sandro, lo ama più di quanto avesse mai amato prima. L’unico rumore udibile nella stanza in quel momento è il crepitio della fiamma che illumina loro due abbracciati, avvinti l’uno all’altra. E’ tardi, Anna deve ritornare in convento: “Non spegnere il cellulare”, le dice Sandro mentre con dolcezza l’aiuta a rivestirsi: “Ti chiamerò sempre sul cellulare adesso che scendiamo a casa”,” e tu non spegnere il tuo”, aggiunge Anna: “Anch’io voglio chiamarti”. Sempre abbracciati raggiungono la fermata dell’autobus, Sandro bacia ancora Anna sulle labbra, poi la guarda andar via. La mattina successiva tutto è pronto per la partenza, don Salvatore porta in macchina le valige di Anna mentre lei saluta le consorelle, poi suor Aldina, la superiora a lei tanto cara. Quest’ultima poi le da alcuni accorgimenti: “Avrai quasi un mese di tempo per pensarci, per riflettere sulle tue decisioni e pregare ti aiuterà come sempre”. “Un mese senza te sarà un inferno”, le ha detto invece Sandro dopo aver fatto l’amore con lei ed Anna, durante il viaggio, non fa che pensarci. Anche nei paesini lucani c’è aria di festa. Nelle case si preparano piatti e dolci tipici di quella regione, ovvero cartellate e struffoli fatti con pasta azzima ed uova, poi le frittelle ed infine i panzarotti ripieni di ceci lessi o di ricotta condita con cioccolato fondente, uva passa e liquore. Per tradizione, per la frittura si usa solo l’olio nuovo e le viuzze di quei paesini s’impregnano di quello sgradevole odore che è dell’olio fritto. Anna al casale sembra serena, quasi felice: aiuta i suoi genitori a preparare i piatti ed i dolci tipici del suo paese, poi aiuta don Salvatore ad allestire l’albero pieno di luci colorate situato in cucina vicino al camino ed il presepe, preferito da suo fratello, mentre il telefonino non fa che squillare. “Ma chi ti fa sempre lo squillo “, chiede la mamma ad Anna e lei, felice come non mai, risponde: “E’ una ragazza che ho conosciuto a Roma, sai mamma è molto dolce”. Don Salvatore la guarda, capisce e tace. Anna trascorre il Santo Natale con i suoi genitori, suo fratello, la sorella di sua madre, Teresa e suo marito Gigi. Teresa e Gigi hanno perso da poco il loro unico figlio Sergio, medico chirurgo nell’ospedale del capoluogo a causa di un incidente automobilistico. Loro sono giunti al casale prima di don Salvatore ed Anna che trascorre le sue serate con zia Teresa, mamma Angela e le sue amiche più care che si recano da lei. Anna rinuncia ogni volta ad uscire con gli amici e loro non riescono a capire, solo una mattina lei accompagna zia Teresa in paese al mercato e tutto le ricorda Sandro, lo vede in ogni volto di ragazzo. La sera lei suona il pianoforte, s’intrattiene con le donne di casa mentre gli uomini sono in paese e, dopo cena, a letto, recita le sue preghiere e legge un buon libro. La mattina si reca nella sua parrocchia poco distante dal casale, partecipa alla Santa Messa, saluta il vecchio parroco, don Vincenzo e le suore, poi, con la macchina di papà, ritorna al casale. Con il passare dei giorni gli squilli di Sandro sul cellulare non le bastano più, decide così di chiamarlo e lo fa una sera intorno alle 20,00. Sandro, quella sera è a cena in un ristorante del suo paese con la sua ragazza: stanno litigando, lui ha deciso di lasciarla e glielo sta comunicando. Da poco hanno fatto per l’ultima volta l’amore a casa di lei: Michela, neolaureata in lingue in attesa di lavoro, molto estroversa. Sandro ha fatto l’amore con Michela in modo diverso da quando lo fa con Anna, i suoi sono stati gesti meccanici, lui è consapevole di non amarla più, di voler lasciare Michela e, seduti al tavolo di quel ristorante trova la forza di parlare di un’altra. Ma un suo amico che non vede da tempo, Giorgio, lo chiama per salutarlo; anche lui è lì a cena con la sua ragazza Maria. Sandro si allontana dal tavolo non curandosi del cellulare, Anna in quell’istante chiama ed a rispondere è Michela. “Ciao, sono un’allieva di Sandro, sei Gabriella?”, dice Anna sorridendo e con molta dolcezza pensando rispondesse la sorella di Sandro: “No, non sono sua sorella, sono la sua ragazza”, afferma lei con tono offensivo, risentita per la lite, quasi avesse capito chi fosse Anna. “Chiedo scusa”, continua Anna con un nodo in gola. Sandro nota Michela maneggiare il suo cellulare e, quasi intuendo, chiede scusa agli amici e torna al tavolo. “Mi ha cercato qualcuno?”, chiede ansioso: “Si, Anna, la tua allieva, pensava fossi Gabriella, ma le ho detto che sono la tua ragazza”, afferma Michela con un sorriso ironico: “Ho sbagliato forse”, continua con cattiveria alzandosi dal tavolo. Senza parlare Sandro con un sol gesto chiama il cameriere, paga il conto di quella cena ormai lasciata a metà e con gesti quasi convulsi infila il cappotto, spinge Michela in macchina e velocemente, nero dalla rabbia, la riaccompagna a casa mentre lei gli chiede cercando di baciarlo: “E’ lei?, dimmi, è lei?, ma tu non mi lascerai, vero?”. Sandro non parla, giunto sotto casa di Michela frena bruscamente, la scaraventa fuori dalla macchina e ritorna a casa sua. Anna sta male, dolore a dolore, sofferenza a sofferenza, la desolazione l’ha presa tutta e non sa cosa fare: dovrebbe ormai ritornare a Roma, ma non lo fa, chiama suor Aldina e le comunica che ha bisogno di altro tempo per riflettere, quest’ultima capisce e la tranquillizza dicendole: “Rimani per tutto il tempo che vuoi”. Anna decide invece di trascorrere alcuni giorni nella villa al mare da zia Gina, sorella di suo padre. Gina ora è sicuramente lì per riposare un po’, lei vedova e senza figli. Nella sua casa Anna è costretta a celare il suo lancinante dolore per non destare sospetti, in villa invece potrà versare tutte le sue lacrime. Mamma Angela, zia Teresa e don Salvatore però qualcosa hanno intuito infatti non la trattengono, la lasciano raggiungere zia Gina al mare, il mare d’inverno è poesia ! Lei, dopo aver salutato tutti ed in modo particolare suo fratello che ritornerà a Roma, si fa accompagnare in villa da papà Pietro, la villa è lontana solo pochi chilometri. Anche Sandro è disperato: con l’auto gira e rigira nel suo paese senza una meta mentre Michela continua a perseguitarlo in ogni modo. Ogni volta che squilla il cellulare Sandro spera sia Anna, invece si accorge che è Michela e neanche risponde. Anche lui, il più delle volte, si rifugia al mare, disperato per aver mentito ad Anna, vuole riparare all’offesa fattale, ma che fare?, dove cercarla Anna?. Ha chiamato in convento ed Anna non è lì, ha chiamato al casale e don Salvatore, con molta asprezza gli ha risposto  che Anna è fuori per alcuni giorni, ma dov’è, il suo cellulare è sempre spento. La festosa accoglienza e la serena affettuosità di zia Gina rendono un po’ meno penoso il distacco da Sandro, Anna però scoppia in lacrime ogni volta che pensa a lui. E’ consapevole che l’esperienza vissuta con Sandro non è di quelle che si cancellano facilmente. Zia Gina intanto l’aiuta a superare quei momenti, Anna a lei ha confidato ogni cosa. Insieme trascorrono molte ore sulla spiaggia anche se il freddo è pungente ed Anna, con l’aiuto di zia Gina, cerca di vincere il dolore. Anna ha parlato a zia Gina della forte attrazione fisica fra lei e Sandro, assieme cercano di analizzare i motivi della capacità di Sandro di mentire e giungono alla conclusione che l’abbia fatto per non perderla anche se l’ha persa ugualmente. In una di quelle sere, Anna, dopo cena, è vinta da un pesante sonno, sta poco bene, il suo cuore fa i capricci. Zia Gina l’accompagna in camera ed aspetta che lei si sistemi con serenità. Uscendo, quest’ultima nota non volendo il cellulare spento di Anna sul comodino. Quasi d’impulso lo prende, lo accende, trova in rubrica il numero di cellulare di Sandro e, senza pensarci, lo chiama. Sandro è gentile ed affettuoso con lei, ma anche molto sincero. Loro due parlano a lungo, poi decidono. Non è abitudine di zia Gina interferire in certe faccende, ma se no l’avesse fatto chi altri avrebbe potuto farlo?. Spera solo che un giorno Anna la ringrazierà, adesso sicuramente si arrabbierà con lei. Il giorno successivo, zia Gina durante il pranzo ha un’aria assorta ed accigliata: “Zia a cosa stai pensando”, dice Anna preoccupata: “E’ successo qualcosa?”. “Niente, non preoccuparti devo solo dirti che domattina raggiungerò i tuoi al casale e resterò con loro un paio di giorni, ho alcune faccende da sbrigare, a te farà bene restare un po’ da sola, vedrai”. “Va bene zia, nessun problema”, aggiunge Anna. Lei no ha alcun dubbio sulla sincerità di zia Gina, infatti quella sera l’aiuta a preparare la valigia e l’indomani mattina l’accompagna all’autobus che la condurrà al casale: “Sta attenta, mi raccomando”, le ricorda zia Gina dal finestrino dell’autobus: “Va bene zia”, le risponde Anna sorridendo. Dopo aver pranzato in villa da sola, Anna decide di godersi quel tiepido sole di un pomeriggio di gennaio finchè il freddo della sera non l’avesse obbligata a rientrare. C’è un silenzio ed una pace incredibile nel giardino. Anna siede al tiepido sole sulla panchina mentre una brezza leggera le accarezza la pelle, lentamente le palpebre le diventano pesanti e si abbandona al sonno. Non ode un’auto fermarsi a poca distanza da lei, né lo sportello chiudersi, non vede l’alta figura di Sandro che le si avvicina, né il suo sguardo che l’avvolge come una calda carezza. Sandro prende una sedia trovata lì fuori e siede accanto a lei, non ha il coraggio di svegliarla, si accontenta di rimirarla nel sonno. Poi non sa più resistere ed allunga il braccio per sfiorarle la mano: “Anna … Anna, apri gli occhi, Anna” dice accarezzandole la mano ed il polso con gesti delicati. “Cosa c’è … chi …”. Lentamente Anna apre gli occhi ed un lampo di gioia le illumina lo sguardo. Ma è solo un istante perché diventa subito gelo. “Sandro, cosa ci fai qui”, “Sono stato invitato”, “Invitato, e da chi, non capisco”, “Da tua zia naturalmente e da chi se non da lei”, risponde Sandro con un sorriso accattivante. “Sandro, non voglio vederti, vattene”, replica Anna alzandosi ed allontanandosi da lui frapponendo la sedia fra loro come per proteggersi. “Non voglio parlarti, vattene”, continua arrivando a casa e pensando a come zia Gina le abbia potuto fare questo. E’ furiosa Anna con zia Gina e con Sandro, ma anche con se stessa che non riesce a vincere l’emozione che le da il rivedere Sandro. Lui è troppo più forte di lei, non sarebbe mai riuscita ad allontanarlo!. Sandro la segue fino a casa: “Non puoi entrare a casa perciò vattene, non ti ho chiesto io di venire qui, non voglio avere niente a che fare con te, ho già sofferto abbastanza e non ho intenzione di soffrire ancora”. Lacrime bruciati le salgono agli occhi, teme di non riuscire a rimandarle indietro. “Non entro se è questo che vuoi, ma devo parlarti e ti prego, ascoltami”. Anna accetta con riluttanza, insieme siedono in giardino e Sandro comincia a parlare. E’ vero, Sandro ha mentito ad Anna, ma solo per non perderla, durante le vacanze natalizie, come poi è successo, Sandro avrebbe lasciato Michela per  essere poi tutto di Anna: “Io non amo che te, io amo solo te, devi credermi”, continua Sandro: “e se mi hai perdonato, questa sera prepara la cena per noi due”. La cena la preparano insieme, il frigorifero di zia Gina è pieno un bel po’, con comodità la consumano al fuoco del camino ed infine Sandro alzandosi chiede ad Anna di trascorrere lì quella notte; “Dormo sul divano e domattina andrò via”. Ma prima che Anna riuscisse a parlare le forti braccia di Sandro la raggiungono e la stringono in un caldo abbraccio. Due labbra possessive, brucianti di desiderio, premono sulla bocca di Anna forzandola ad aprirla. Lei sente dentro come un esplosione improvvisa. Un ardore a lungo represso la spinge a stringere Sandro, non può più allontanarlo!. Odia gli abiti che impediscono il contatto della loro pelle ! Quando Sandro si stacca da lei, sono entrambi sfiniti, incapaci di imprimere un ritmo normale al loro respiro. Si dirigono, ancora abbracciati, verso il divano: “Oh Anna, mi sei mancata tanto”. Con gesto delicato Sandro le alza il viso tracciando una linea con dita amorose lungo la guancia ed il mento fino a soffermarsi sulle labbra. Anna si sente come presa da un incantesimo dal quale non vuole né può sottrarsi: “Pensavo che non ti avrei mai più rivisto, che non mi avresti più stretta fra le tue braccia!. Oh Sandro, sono morta mille volte dopo quella telefonata”. Di nuovo si baciano con gentilezza ed affetto: “Anna, tesoro, amore mio, ti amo, ho bisogno di te, ma non per una notte o una settimana o un mese, ti voglio per sempre, per tutta la vita. Voglio che tu diventi mia moglie, voglio dei figli con te”. La felicità che Anna pensava di aver perso per sempre è di nuovo là e la riempie, la possiede completamente. “Oh Sandro, non ci credo”. “Mi sei mancata, tu non eri con me a rendere serene, felici le mie giornate, tu non eri con me a dividere ogni momento, a ridere con me, a scherzare con me. Mi mancava il tuo amore, ho scoperto che la tua assenza aveva creato un vuoto intorno a me che niente avrebbe potuto riempirlo. Dovunque io andassi, qualunque cosa io facessi o guardassi sentivo il disperato bisogno di dire: guarda Anna, ascoltami Anna, che ne pensi Anna. Ma Anna non era lì con me. Anna, io ti amo, ti amo tantissimo”. “Sandro, anch’io ti amo, ti ho amato dal primo momento”. Sandro l’abbraccia con decisione cominciando a farle il solletico senza pietà, ma Anna riesce a svincolarsi: “Dovrai prendermi prima”, grida correndo su per le scale. Entra nella sua stanza e, prima che Sandro la raggiungesse, lei è già in ginocchio al centro del letto, le braccia aperte ed un sorriso radioso. “Sei riuscito a prendermi ormai amore mio, ci sei riuscito”. Dopo aver fatto a lungo l’amore e prima ancora che potesse rendersene conto, Anna chiude gi occhi, poggia la testa sul petto di Sandro accoccolata accanto a lui cercando di mantenere il più a lungo possibile la preziosa coscienza di quel contatto, ma lentamente scivola in un sonno pesante. Il tintinnio lieve della porcellana risveglia Anna da un sonno profondo, stira le membra intorpidite con una sensazione di benessere, allunga il braccio cercando Sandro e ne ode la voce dall’altra parte della stanza: “Apri gli occhi dormigliona, è mezzogiorno passato e la giornata è splendida”. Lui si avvicina e con la bocca le sfiora le labbra e poi i seni: “E’ tempo di alzarsi e niente capricci”. I suoi gesti contraddicono le sue parole, siede sul letto accanto a lei e l’attira a se: “Sei meravigliosa quando ti svegli”. Le labbra di Sandro premono contro la bocca di Anna in un bacio, poi, con gesti impazienti la scopre tutta osservando la sua splendida nudità con un sorriso ammirato: “Se commettessi l’imprudenza di toccarti non usciremmo più da questa stanza”. Sandro si avvicina al tavolo dove ha deposto il vassoio con latte, caffè, pane e marmellata: “non è stato difficile rovistare nella cucina di zia Gina”, le dice sorridendo. Insieme sul letto consumano la colazione, Anna, ancora nuda e riscaldata dal fuoco del camino, imbocca Sandro come fosse un bambino. Nel primo pomeriggio, dopo aver fatto insieme la doccia, loro si recano al casale, lì Gina ha parlato di Anna e Sandro a suo fratello Pietro e sua cognata Angela che, con infinito amore ha asserito: “A me interessa solo la felicità di mia figlia”. Mentre le donne son dentro a preparare il caffè, Pietro e Gigi che son fuori sulla veranda, intravedono una macchina a loro sconosciuta giungere al casale, poi notano Anna e naturalmente Sandro. Dopo i soliti convenevoli e tanto imbarazzo da parte di quest’ultimo, gli animi sembrano rasserenarsi: insieme in casa prendono il caffè, poi Anna si apparta con zia Gina e la ringrazia: “Menomale”, conclude quest’ultima tirando un sospiro di sollievo. Sandro chiede a Pietro la mano di Anna ed Angela, commossa, interviene d’istinto dicendo: “Non farla soffrire però”. Poi ancora Sandro risponde alle domande di Pietro e parla della sua famiglia: Gabriella, sua sorella, laureata da poco a Roma in giurisprudenza, vive in paese con i genitori, Felice, maresciallo in pensione e Maddalena, casalinga. Sandro ed Anna hanno deciso di salire per un giorno o due al massimo a Roma, salutare le suore del convento e stabilirsi per sempre al casale: loro vogliono sposarsi ed abitare nella casetta di Anna attigua a quella dei genitori. Sandro infatti quella stessa sera torna al suo paese in Calabria per fare le valige, l’indomani mattina passa a prendere Anna al casale ed insieme salgono a Roma. Durante il viaggio parlano del loro matrimonio, Sandro è preoccupato per la sua disoccupazione, ma Anna lo tranquillizza dicendo: “Non dimenticarlo, papà è disposto ad aiutarci e tu sicuramente impartirai lezioni di musica in paese, l’esperienza di Roma ti servirà”. “Non vorrei però dipendere da tuo padre”, aggiunge Sandro con umiltà infinita mentre Anna non fa che baciarlo. A Roma salutano le suore commosse, si trattengono un po’ con loro, poi si recano a salutare gli amici della comunità di Sant’Egidio. Prima di tornare in Lucania Sandro ed Anna decidono di trascorrere alcune ore in una località sciistica, di neve ce n’è abbastanza. Acquistano tuta e sci e dopo l’ennesimo giro sulla neve, quando Anna è di fronte a Sandro, lui le prende la testa attirandola a se ed imprimendole un bacio sulla bocca senza permetterle di replicare. Non gli è necessario però dare prova di forza, la sua vittima è troppo consenziente per tentare una qualsiasi difesa. Lentamente le mani di Sandro si muovono fino a far scivolare la zip della giacca a vento di Anna e s’insinuano sotto il pesante maglione blu: il contatto delle mani gelate di Sandro con la pelle calda di Anna fa sussultare quest’ultima che cade sulla neve svenuta. “Anna, amore mio, svegliati, Anna riprenditi”. Sandro è disperato, è in preda al panico. Un ragazzo l’aiuta a caricare Anna in macchina consigliandogli il più vicino pronto soccorso e Sandro, in men che si dica è lì. Anna sulla barella comincia a svegliarsi, a fare domande stringendo la mano di Sandro che è sempre accanto a lei mentre un infermiere la conduce dentro il pronto soccorso: “Lei no, lei rimanga fuori”, dice l’infermiere a Sandro. Dopo alcuni minuti che a lui sembrano un’eternità, da lì vien fuori un medico dall’aria tranquilla e sorridente. Posando una mano sulla spalla di Sandro dice: “Auguri, fra sette mesi diventerà papà”. Sandro è fuori di se dalla gioia: senza neanche chiedere il permesso corre da Anna, la bacia tutta, poi la prende in braccio e la fa sedere in macchina: “Non devi stancarti amore mio”, “Ti amo”, replica Anna baciandole le labbra. Una fastidiosa pioggerellina li accompagna fino al casale dove arrivano pian piano a notte inoltrata. Mamma Angela però è ancora sveglia, li sta aspettando in cucina un pò preoccupata del ritardo, ha un brutto presentimento. Durante il viaggio i ragazzi l’hanno chiamata, ma le hanno taciuto il mancamento di Anna. Angela poi vede Sandro entrare con Anna in braccio e la preoccupazione aumenta: “Niente di grave”, dice Sandro sorridendo: “Anna è solo in attesa e noi siamo felici”. Chiede il permesso a mamma Angela ed accompagna Anna in camera sua, l’aiuta a mettere il pigiama baciandole tutto il corpo indugiando sul ventre fino ad arrivare all’inguine: “Amore, amore mio”, gli sussurra Anna e poi aggiunge: “Domattina mi accompagni da Simonetta a far compere per il bambino?”. “Di già”, risponde Sandro sorridendo, ansioso però di accompagnarla. Poi la bacia e si reca nella camera preparatagli da mamma Angela. L’indomani mattina, di buon ora, insieme salgono al paese e, intorno a mezzogiorno e mezzo riscendono dopo aver quasi svuotato il negozio di Simonetta. Mamma Angela guarda Anna entrare con tantissimi pacchetti fra le mani come anche Sandro e stupita dice: “Ma cosa avete fatto, è ancora presto!”. Papà Pietro fa gli auguri a tutti e due poi loro si dirigono in camera di Anna, siedono sul letto e, baciandosi, aprono i pacchetti mentre ad Anna scappa qualche lacrima quando tocca quei vestiti.

 

Terzo capitolo

A te solo grazie

 Una lunga spiaggia con un ampio arenile ricco di finissima sabbia dorata, un mare pulito con acqua limpida, un fresco verde intorno con pineta ombreggiante. Più in la il vociare chiassoso dei bar, ristoranti, campi da tennis, da calcetto e discoteca e lungo i viali fioriti le villette. Filippo abbraccia forte Maria quasi fino a soffocarla baciandole il viso e soffermandosi più a lungo sulle labbra ripetendole che l’ama, l’ama davvero, Maria invece alza gli occhi per incontrare lo sguardo di Filippo e gli sussurra: “Oh Filippo, Filippo”. Lei non sa come altro comunicargli il senso di totale felicità che prova in quel momento. “Sei bella, incredibilmente bella”, continua Filippo mentre lentamente la danza dell’amore … comincia. Giacciono poi a lungo abbracciati sulla sabbia mentre una splendida luna nel cielo stellato di luglio è stata muto testimone di loro che, in un luogo tranquillo ed appartato, sulla sabbia, si sono … appartenuti. Lentamente e guardandosi intorno si rialzano e si rivestono in fretta, poi, di nascosto e quasi fuggendo, raggiungono l’auto di Filippo. Quest’ultimo è un noto ingegnere e Maria, neolaureata in lettere moderne con indirizzo artistico, si diletta a dipinger quadri, a comporre poesie e ad ascoltare tanta musica. Filippo è alto, biondo con gli occhi chiari, di corporatura robusta e carnagione abbronzata, Maria invece è un po’ più bassa, castana con gli occhi chiari, carnagione rosea e molto delicata. I due salgono in macchina e sulla statale che porta al paese, Filippo, alla guida della sua auto, tiene saldamente il volante fra le mani ed accelera più del dovuto quasi come per manifestare a tutti la gioia di essere stato con Maria. Sono vani i tentativi di quest’ultima di dissuaderlo!. E proprio lì l’epilogo: l’auto finisce in una scarpata e si capovolge. Dopo pochi minuti una volante della polizia, passando di là per caso, si accorge dell’incidente e scattano così i primi soccorsi. Giunge lì un’ambulanza chiamata dalla polizia e, Filippo e Maria, ormai privi di conoscenza, dopo un certosino lavoro dei portantini, vengono caricati e trasportati nel più immediato ospedale. I soccorsi sono tempestivi, ma pur troppo Filippo non ce la fa, si spegne dopo poche ore. Vincenzo, fratello di Filippo, rintracciato dalla polizia tramite il cellulare di quest’ultimo, chiuso in un muto dolore, preleva la salma dall’ospedale e la riporta a casa, all’affetto dei suoi cari per l’ultimo estremo saluto. Maria invece è in terapia intensiva ed i suoi genitori, svegliati in piena notte sempre dalla polizia, dopo pochissimo tempo giungono in ospedale e lì trascorrono tutta la notte passeggiando lungo quei freddi corridoi. Il papà di Maria, Gianni, è professore universitario in pensione, Francesca invece, sua madre è preside presso un liceo classico. Passeggiano impazienti in attesa di notizie, i loro passi sembrano cadenzati, a volte Gianni passa la mano fra i suoi ormai capelli bianchi e, dietro l’invito di sua moglie Francesca, siede un po’ su di una panchina aspettando l’alba di un nuovo giorno. Per tutta la mattina successiva cercano di sapere, s’informano presso medici e paramedici, ma niente, ancora nulla di concreto. Una pioggerellina estiva bagna i vetri delle finestre di quell’ospedale e Gianni cerca un po’ di distrazione proprio nell’osservare quelle gocce di pioggia battere sui davanzali. Nel primo pomeriggio il neurologo li convoca nel suo studio e li fa accomodare. In quella stanza loro trovano un ambiente estremamente accogliente e confortevole. Dopo i soliti convenevoli il professore mette al corrente Gianni e Francesca delle condizioni di Maria: “Ha subito uno choc celebrale”, dice loro: “che le impedirà di parlare e camminare per un bel po’ di tempo, ma sicuramente riprenderà sia a parlare che a camminare”, aggiunge poi il professore comprendendo il dolore di chi lo sta a sentire. “Il bambino però è sano”. “Come, il bambino … dottore non capisco”, aggiunge Francesca stranita:” Si signora, sua figlia è in attesa di otto settimane, non lo sapeva?”. Maria infatti aveva fatto solo due volte l’amore con Filippo: quella maledetta sera ed una sera di due mesi precedenti nello studio di quest’ultimo. A passo felpato Gianni e Francesca escono dallo studio del neurologo e pian piano, quasi trascinandosi si recano dalla loro adorata figlia. Naturalmente osservano Maria da dietro il lungo vetro della terapia intensiva: lei è lì, immobile, legata a quelle maledette apparecchiature che però la strappano alla morte: “Povera figlia mia”, balbetta Francesca fra le lacrime: “senza parlare e senza camminare”. Gianni intanto la stringe a sé e soffre con lei. Dopo alcuni giorni trascorsi fra incertezze e paure, Maria viene trasferita in Medicina: a lei con molta delicatezza e tatto è stata comunicata la morte di Filippo dai suoi genitori accompagnati sempre dal neurologo. Maria accetta con rassegnazione la morte di Filippo e con dignità la sua nuova quanto dolorosa realtà. E’ felice però del bambino, Filippo non l’ha lasciata completamente sola. Lei ha imparato ad esprimersi facendo gesti con la testa o scrivendo su di un foglio di carta. In quella fredda stanza d’ospedale, di fronte al suo letto, è stata ricoverata per scompenso cardiaco un’aristocratica signora, Betta, dai capelli lunghi e neri che lega dietro la nuca con delle forcine. E’ assistita dal suo unico figlio, Tommaso, un ragazzo di carnagione oscura, capelli ed occhi neri. Betta ha perso il marito Giulio da poco e Tommaso le è ancora più vicina. Giulio era un architetto e Betta un’insegnante adesso in pensione. Tommaso, molto spesso, siede accanto a Maria, ha saputo del suo trauma dai genitori di quest’ultima a cui è subito apparso simpatico e cerca di tirarla un po’ su di morale. A volte le regala una rosa, a volte un peluche e Maria ringrazia facendo cenni con la testa o scrivendo su un foglio. Tommaso si complimenta con lei per la sua bellezza, poi le parla del suo lavoro: lui insegna storia e filosofia presso un liceo classico di un paesino limitrofo. Fra i due nasce una sincera e pura amicizia, quasi un’intesa: Tommaso s’interessa della salute di Maria  parlando con i medici e l’accompagna a fare delle brevi passeggiate lungo i corridoi dell’ospedale spingendo la sua sedia a rotelle. Irresistibilmente bello Tommaso, impeccabilmente vestito, sempre elegante e profumato, lui è sempre accanto a Maria. Il grande giorno è arrivato: Maria viene dimessa dall’ospedale e, come ogni mattina, sua sorella Emilia, ingegnere edile anch’ella, in quell’occasione così speciale è in ospedale accanto a lei. E’ accompagnato da suo marito Dario, noto penalista della zona e dalla piccola Delia di soli undici mesi. Tommaso è sempre con Maria, sua madre fortunatamente è stata dimessa da un po’: anche Betta è stata molto vicino a Maria durante la sua degenza in ospedale. Francesca quella mattina, in quella fredda stanza d’ospedale, veste Maria come una bambola: la trucca curando ogni intima sfumatura e la profuma, poi Tommaso l’accompagna alla macchina spingendo la sua sedia a rotelle. Prima di salutare Maria ed i suoi, quest’ultimo chiede a Gianni e Francesca il permesso di poter continuare a frequentare Maria: “Vorrei potermi recare a farle visita, starle vicino”,dice loro con tono pacato, poi continua: ”Ho imparato a volerle bene” I genitori di Maria, alla presenza della loro figlia, invitano Tommaso a casa per una cena e naturalmente per continuare a vedere Maria. Lei intanto è felice, quasi raggiante, Tommaso la solleva dalla sedia a rotelle e la depone sul sedile anteriore della macchina, proprio accanto al suo papà, poi … fraternamente e tanto dolcemente la bacia. Francesca siede dietro. Pian Piano l’auto di Gianni, seguita da quella di Dario, si allontana e Tommaso, fermo sul piazzale antistante l’ospedale, ancora saluta Maria ripetutamente. Durante il viaggio lei è serena, fra poco sarà nella sua casa che comincia ad intravedersi. Il giardino è fiorito, il glicine, le margherite ed il boucanville circondano la graziosa villetta di Maria. Gianni con l’auto si accosta il più possibile al robusto portone di casa in legno con maniglioni in ferro battuto, poi tira fuori dall’auto quella maledetta sedia a rotelle e depone su Maria mentre Francesca apre il portone con le chiavi. Maria è a casa e per un attimo è presa dallo sconforto: pensa di non potercela fare, ridotta su di una sedia a rotelle pensa di non poter continuare. Aiutata dalla mamma, Maria, dopo un bel bagno caldo ristoratore è in camera sua in una parure di seta rosa. E’ fra le sue cose: il suo letto in legno chiaro, il divano fiorato, una lampada arcuata vicino alla finestra, i suoi peluche, i suoi libri e la sua scrivania dove lei trascorre molte ore della giornata. E’ stata troppo tempo a letto quindi decide di restare seduta a leggere un buon libro: più tardi sicuramente le sue amiche tenutesi sempre in contatto con Francesca, si recheranno da lei per festeggiare il suo ritorno a casa. E’ una tiepida mattina d’autunno quella, una giornata senza sole. Maria guarda con nostalgia di prigioniera gli alberi del viale e quel cielo minaccioso di pioggia. E’ strano, ma già le manca Tommaso, la sua compagnia, la sua premura, il suo affetto: chissà se si recherà a trovarla. Maria soffre, non può telefonarlo a causa della sua inabilità e se fosse lui a chiamarla neanche potrebbe rispondergli ! Però potrebbe farlo sua madre o suo padre chissà. Maria dunque spera solo in una visita di Tommaso. Anche a quest’ultimo però manca Maria e tanto, quel bacio fraterno che le ha posato sulle guance non riesce a scordarlo. Fra il lavoro, la casa e gli amici, Tommaso non fa che pensare a Maria, gli manca ogni attimo trascorso con lei. Piano, piano nel suo cuore fa capolino l’amore: Tommaso si è innamorato di Maria e vuole a tutti i costi rivederla. Maria invece trascorre le sue giornate destreggiandosi in casa con la sua sedia a rotelle, cerca di comunicare il più possibile con i suoi genitori, con sua sorella e suo cognato sempre con gesti della testa e delle mani, poi, serena, gioca con la sua nipotina. Nella sua stanza compone poesie mentre Tommaso le manca tantissimo ed a sera gli amici si recano a farle visita. Lei a volte preferisce star sola in camera sua, ma con loro però è sempre gentile, allegra e sorridente. Alcune amiche, pur di vederla sorridere le hanno regalato delle scarpette e tutine per il bambino: “Sono colori neutri”, dice Carla, la più allegra della comitiva: “Né rosa, né celeste, ancora non conosciamo il sesso del nascituro”. Maria quella sera sorride tanto, sembra felice. Cena, poi, con l’aiuto della mamma, va a letto. Lei non fa che pensare a Tommaso: come mai non va a trovarla?, forse l’ha già dimenticata? Anche Maria prova per Tommaso un sentimento che va oltre l’amicizia, ma le basta solo questa. Lei sente ancora di essere legata a Filippo, ha smesso di amarlo con rassegnazione, ma qualcosa, a parte il bambino, la lega ancora a lui e poi c’è … la sua disabilità ! Maria vorrebbe a tutti i costi staccarsi da quel pensiero, vorrebbe non pensare più a Tommaso, la sua realtà adesso è la sua inabilità forse temporanea, forse duratura, chissà: lei non vuol essere di peso a lui. Ma in un tiepido pomeriggio d’inverno, Tommaso chiama Francesca, chiede di Maria, poi accetta l’invito a cena che gli viene riproposto: “Ti aspettiamo stasera intorno alle 20,00”, conclude Francesca. Maria è lì, ha assistito alla telefonata ed è felice, è solo un po’ agitata: che cosa indosserà per la cena?. La sua pancia ormai è cresciuta e, dopo aver rovistato ben bene nel guardaroba sempre con l’aiuto della mamma, proprio quest’ultima suggerisce: “Tutta in jeans: tuta e camicia con scarpe da ginnastica bianche”. Maria fa cenno di si con la testa, la scelta di sua madre le sta bene. Alle 20,00 lei è già pronta, vestita, truccata e profumata, impaziente di rivedere Tommaso, il pomeriggio lo ha trascorso in cucina con la sua mamma a preparare la cena curando ogni minimo dettaglio. Da dietro i vetri della finestra lei vede un auto avvicinarsi al portone, poi scorge Tommaso. Lo vede scendere, poi anche lui si accorge di lei e la saluta con la mano. Francesca fa gli onori di casa mentre Maria, voltatasi in direzione della porta, aspetta che Tommaso si avvicini a lei. Quest’ultimo ha portato dei cioccolatini per Francesca e fiori per Maria: le si avvicina, la bacia, poi glieli pone fra le mani. Lei lo ringrazia con un sorriso, poi gli fa cenno di seguirla nella sua camera dove porterà i fiori. Tommaso vorrebbe conoscere ogni pensiero di Maria, vorrebbe capire ogni suo gesto, ogni suo movimento. In camera sono soli, l’uno di fronte all’altra e Tommaso dice a Maria: “Mi sei mancata e tanto” e Maria scrive su un foglio: “Anche tu”. Poi Tommaso le accarezza dolcemente le mani ed il viso. Un delizioso profumo giunge dalla cucina e distoglie i due, Tommaso intanto chiede a Maria di raggiungere gli altri in cucina e lei fa cenno di si con la testa. Durante la cena si sorride, si è sereni, Tommaso si sente a suo agio, come se li ci fosse stato da sempre. Maria è raggiante, ma poi il suo viso si rabbuia un po’ quando i suoi genitori ricordano che dopo il parto ricomincerà con la fisioterapia interrotta in ospedale: “Ti farà bene, vedrai”, la rassicura Tommaso accarezzandole il viso. Poi Francesca ricorda l’appuntamento di domattina con il ginecologo per la seconda ecografia e sorridendo aggiunge: “Spero di riuscire a sapere il sesso”. Maria intanto con espressione felice accarezza il suo pancione. “Potrei aspettarvi in ospedale domattina e, con il vostro permesso, assistere all’ecografia”, chiede Tommaso un po’ impacciato, ma ansioso di andarci e Francesca, sicura di rendere felice Maria, da il suo consenso insieme a Gianni. L’indomani mattina Maria, accompagnata dai suoi genitori, si reca in ospedale, quello stesso ospedale che l’ha vista star male davvero. Tommaso è già lì ad aspettare passeggiando impaziente su e giù per il viale di quell’ospedale. L’infermiera fa accomodare Maria, truccata e profumata, sua madre e Tommaso nello studio del ginecologo, Gianni preferisce aspettare fuori. Tommaso amorevolmente prende in braccio Maria e la depone sul lettino, l’infermiera la prepara poi il ginecologo comincia con l’ecografia. Tommaso intanto tiene stretta la mano di Maria. “Complimenti, è una femmina ed è perfettamente sana”, esclama il ginecologo rivolgendosi a Tommaso che, guardando Maria, sorride insieme a lei. Sempre Tommaso accompagna Maria fino all’auto e salutandola le dice: “Stasera sono da te”. Maria attende trepidante quel momento che arriva ed è meraviglioso. Dopo quella sera Tommaso è lì da lei molto spesso, a volte la mattina, a volte il pomeriggio, a volte la sera e cena con loro, tutto dipende dai suoi impegni lavorativi. I due di solito si trattengono in camera di Maria: ascoltano musica, Tommaso legge le poesie di quest’ultima, ma sempre amorevolmente sorvegliati da Francesca a cui ormai è tutto chiaro. Durante una di queste visite, Tommaso si dichiara apertamente a Maria, le confessa tutto il suo amore sedutole di fronte: “Maria, io ti amo, io voglio stare con te” e lei si avvicina alla sua scrivania e scrive: “Anch’io ho imparato ad amarti, ma non è giusto, non posso esserti di peso, io non sono più come gli altri, la mia condizione mi rende diversa, e poi ci sarà la piccola, tu riuscirai ad accettarla?”. “Maria, non dirmi questo, io ti amo e basta, ti amo così come sei, ti amo lo capisci ed accetterò anche la tua bambina”. Intanto Tommaso preme con le sue labbra su quelle di Maria sfuggendo per un attimo al controllo di Francesca, la bacia per la prima volta. Anche Maria però risponde e con passione al bacio di Tommaso. Poi lui va via e, baciandole il viso le dice: “Ci vediamo domani”. Maria è in ospedale, sta per dare alla luce la sua bambina: fa chiamare Tommaso sul cellulare da sua madre, vuole vederlo prima di entrare in sala operatoria, lei avrà il cesareo.  Anche Emilia è lì con lei. Tommaso dopo pochi minuti è vicino a Maria, le sta vicino e l’accarezza dicendole: “Andrà tutto bene vedrai”. Tutto infatti procede per il verso giusto, dopo poco tempo Maria e la piccola giungono nella loro stanza d’ospedale ormai piena di fiori fino all’inverosimile. Maria è sveglia è stata narcotizzata parzialmente e subito chiede di tenere vicino la sua piccola. Tommaso le chiede sottovoce: “Il nome è sempre quello che abbiamo deciso insieme?”, e Maria fa cenno di si con la testa: la piccola si chiama Diletta. Dopo alcuni giorni di degenza, mamma e figlia tornano a casa e la trovano allestita a festa, addobbata con palloncini bianchi e rosa, fiocchi rosa e piccoli striscioni di benvenuto. Maria è visibilmente commossa, Tommaso si ferma con loro a pranzo e a tavola chiede a Gianni la mano di Maria: “Voglio starle vicino, vicino a lei ed a sua figlia, io l’amo, ho imparato ad amarla”. Nessuno sembra sorpreso, i sentimenti di Tommaso in quella casa erano ormai palesi a tutti, però Maria sembra sorpresa: Tommaso non le ha anticipato la sua decisione, ma è soddisfatta. Francesca non ha parole ed è solo Gianni a parlare dando a Tommaso la sua approvazione ed alcuni accorgimenti. Quest’ultimo ora è sempre più vicino a Maria e sempre più innamorato, Francesca gli ha suggerito di fare sua la loro casa e, sempre quella sera, dopo aver aiutato Maria a mettersi a letto e la piccola Diletta nella culla al suo fianco, Francesca chiama Emilia e dà lei la bella notizia. Anche quest’ultima è felice, ma non sorpresa: “Cosa ti dicevo?”, ripete sorridendo a sua madre. Maria intanto dal suo letto sente tutto, poi la raggiunge Francesca che le dice: “Hai sentito eh... anche Emilia è felice” e poi aggiunge: “Se Diletta dovesse svegliarsi e piangere non preoccuparti, arriverò subito”. Quando Maria mette al seno la piccola, Tommaso è quasi sempre insieme a lei, la stringe a sé e la bacia con passione. Prima di cominciare con la fisioterapia Maria e Tommaso decidono di recarsi con la macchina di quest’ultimo e con l’approvazione dei genitori di lei, al mare, Diletta rimarrà con i nonni. Tommaso e Maria partono la mattina di buon ora e, dopo una breve sosta in una stazione di servizio, loro due in auto cominciano a percorrere curve e curve sotto uno scenario verdeggiante e profumato. Un brivido attraversa tutto il corpo di quest’ultima, i battiti del suo cuore sembrano incontrollabili e l’emozione la prende tutta. Il cielo è di un azzurro intenso, il sole ormai è alto nel cielo, splendente e caldo. Tommaso e Maria si recano in un ristorante e mentre sono a tavola l’uno di fronte all’altra Maria, per la prima volta dopo l’incidente, con visibile sforzo, riesce a pronunciare alcune parole: “Ti amo, io ti amo”, dice a Tommaso che non sta più nella pelle dalla gioia. La bacia, la bacia a lungo, ma le suggerisce, anzi le ordina di non sforzarsi: “Domani sentiremo il neurologo” le dice: “e seguiremo ogni suo suggerimento”. Durante il viaggio di ritorno avvertono i genitori di Maria del loro imminente arrivo, ma tacciono sulla meravigliosa notizia, lo fanno a casa. Infatti, non appena ci giungono, Tommaso, felice ed appagato racconta e Maria cerca ancora di parlare con sua figlia fra le braccia. Gianni e Francesca non possono che essere felici, quest’ultima è visibilmente commossa ed impaziente che arrivi domattina, dovrà chiamare il neurologo. Maria quella notte riposa pochissimo, è troppo felice ed anche Francesca è quasi sempre sveglia ed agitata. L’indomani mattina quest’ultima di buon ora chiama il neurologo, lui si complimenta con Maria per i progressi raggiunti, ma consiglia la massima prudenza: “Non parlare ancora, cerca di non farlo, lo farai, ma poco per volta”. Quando lei è da sola nella sua stanza con la piccola Diletta cerca però in tutti i modi di parlare. Il caldo in città comincia a farsi sentire e Tommaso decide di portare Maria nuovamente al mare: non potrà fare il bagno, ma respirerà un po’ quell’aria fresca. Trascorrono lì alcuni pomeriggi sopportando quegli sguardi di compassione e curiosità della gente. Ma Tommaso è sempre lì, pronto a confortare Maria con le sue carezze ed i suoi baci e mentre assaporano un gelato, lui spinge la sedia a rotelle lungo la pineta. Maria, pian piano, cerca di parlare a Tommaso, di manifestargli il suo amore, ma lui la blocca con un bacio e le ricorda che il neurologo le ha sconsigliato ogni minimo sforzo: “Non farlo neanche con la piccola, ti ho sentito sai, ma non lo fare, lei un giorno capirà”, aggiunge Tommaso ai suoi baci e con immenso amore la stringe forte a se. A settembre Maria comincia con la fisioterapia, a casa da lei, per tre volte a settimana si reca un giovane fisioterapista mandato dal neurologo dell’ospedale, Roberto. Lui è biondo, occhi azzurri, carino, simpatico e subito manifesta un certo interesse per Maria. Durante gli esercizi la stringe un po’ più del dovuto, l’accarezza, la tocca e Tommaso, che quasi ogni volta è presente, diventa impaziente: Francesca intanto è di là con la piccola. Tommaso proprio non ne può più e decide così di parlare a Gianni e Francesca che cercano di mitizzare la faccenda mentre Maria con la piccola fra le braccia, sorride tanto e si esprime a gesti. “Se la cosa dovesse continuare io lo affronto, anzi lo sbatto fuori”, dice Tommaso sbarrando gli occhi.Per qualche lezione non succede niente: Francesca è lì che assiste con in braccio Diletta, poi, in sua assenza e con solo la presenza di Tommaso, Roberto comincia a prestare attenzioni particolari a Maria che, durante gi esercizi, non smette di guardare Tommaso e sorridergli. Alla fine dell’ennesima lezione, Tommaso, con fare gentile, poggia la mano sulla spalla di Roberto ed accompagnandolo alla porta gli dice: “Maria non ha più bisogno di te, d’ora innanzi ti sostituirò io, ho prestato molta attenzione alle tue spiegazioni e posso farcela da solo”. “Ma come”, risponde Roberto quasi irritato: “E l’ospedale?” “Non preoccuparti, aggiusterò tutto io”, aggiunge Tommaso sorridendo falsamente e battendogli la mano sulla spalla. Quest’ultimo ritorna da Maria che è stesa sul letto e felice ed innamorato le dice: “Devo toccarti solo io, tu sei solo mia”, intanto le accarezza le gambe. Quella sera, durante la cena Tommaso, fiero di sé annuncia: “Da domani sarò il fisioterapista di Maria, fatemi gli auguri “ e finiscono così per sorridere tutti. L’impegno assunto da Tommaso è certosino, la sua pazienza con Maria non ha limiti fino quando in un pomeriggio, tutti i suoi sforzi vengono appagati: lei riesce a stendere qualche piccolo passo, poi si abbandona fra le braccia di Tommaso e, piangendo, piano, piano gli ripete: “Ti amo”. Lui la bacia con passione, la stende sul letto ed infila le mani sotto la tuta grigio di Maria. Raggiunge i suoi seni, glieli accarezza poi le dice mentre comincia a spogliarla: “Maria, sei mia”. Maria e Tommaso si amano per la prima volta.

 

Quarto capitolo

Troppo amore

In un suggestivo paese vive Francesca, una trentenne dai capelli castano, ricci, un po’ lunghi e morbidi, estroversa e molto cara. E’ bella Francesca, occhi come il mare e carnagione chiara, rosea, le sue guance sembrano dipinte. Lei, una diversabile con maturità scientifica, vive con sua mamma, Silvia, pittrice a cui è molto legata, circondata dall’affetto della famiglia e dei tanti suoi amici. Il suo papà Giulio, avvocato presso il suo studio legale, da qualche anno non c’è più, è venuto a mancare a causa di un male incurabile. Silvia invece è proprietaria di una galleria dove espone i suoi quadri ed in pomeriggio lì prende il the con le amiche. La pittura: il messaggio dell’arte, il potere del disegno, il mistero dei colori, è solo un altro modo di scrivere un diario, è il prodotto dell’immaginazione, dipingere è uscire da se stesso. Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte ed intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole. Per un pittore i colori sono esseri viventi, individui evoluti che si integrano con il mondo, i colori, anch’essi, lo abitano il mondo. Due colori, messi uno accanto all’altro, cantano e chi dipinge, dipinge un suo sogno, dipinge la sua musica, dipinge ciò che vede, ciò che sente, ciò che dice. Un pittore mette a tacere ogni tipo di linguaggio ed eccezione del linguaggio della vista poi intinge il pennello nella sua anima. Dipingere è meraviglioso, rende più allegri e più pazienti. La pittura proviene da un luogo in cui le parole non si possono esprimere, la pittura trasforma lo spazio in tempo, la musica il tempo in spazio. La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. La pittura è una poesia muta, la poesia è una pittura cieca, la pittura è poesia silenziosa, e la poesia è pittura che parla. Silvia i suoi dipinti li espone nella sua galleria d’arte nata tra le mura di casa, in un altro suo mini appartamento che da sulla piazza. Una galleria viva la sua, i colori con cui è stata tinteggiata, la tappezzeria ed i divani si adeguano a quelli dei quadri. La sorella di Francesca, Angela, pittrice anche lei, vive con la sua famiglia in un paese distante pochissimi chilometri dal loro. Angela ogni domenica insieme a suo marito Sandro, professore di musica ed alle sue bimbe Giulia di cinque anni e Ginevra di pochi mesi, raggiunge mamma e sorella. Francesca è molto legata alle piccole, le coccola e le vizia. L’incontro tra bambini e disabilità è certamente un incontro molto delicato, la reazione dei bambini all’incontro con persone con disabilità è caratterizzato dalla curiosità e dallo sconcerto a cui si aggiunge un grande imbarazzo da parte degli adulti che li accompagnano. Non di rado, infatti, capita che i piccoli additino la persona diversabile richiamando l’attenzione del genitore per chiedere spiegazioni e condividere qualcosa che per loro è al di fuori dell’ordinario. E’ di fondamentale importanza dunque il comportamento degli adulti, aiutare cioè il bambino a capire fornendogli le spiegazioni che richiede, anche quando esse necessitano l’affrontare aspetti brutti della vita quali le malattie. Con positività è necessario far capire al bambino che, nonostante le sue difficoltà, la persona con disabilità ha risorse per vivere come tutte le altre: con difficoltà e sofferenza sì, ma anche con tante soddisfazioni e gioie. Il genitore può e deve indirizzare il bambino ad approcciarsi alla persona con disabilità con rispetto, senza atteggiamenti invadenti, o derisori. L’instaurarsi di una relazione, seppur di breve durata, fra il bambino e il diversabile è il modo più efficace per far comprendere al bambino e forse lo capirebbe anche il genitore, che la persona con disabilità, per quanto diversa, è in grado di interagire, che non ha nulla di brutto da nascondere e che la sua condizione è solo una delle tante possibili, una delle tante che il bambino, crescendo, incontrerà nella sua vita. Il più della volte però, i genitori non danno alcuna spiegazione al bambino, limitandosi ad intimargli di non indicare, non chiedere, non parlare ed è questo purtroppo uno degli atteggiamenti più sbagliati. Il bambino invece, superato lo stupore e la curiosità iniziali, tende a comportarsi in maniera del tutto naturale nonostante il comportamento impacciato degli adulti, il diversabile però, anch’egli, deve saper comunicare serenità e tranquillità a se stesso ed al bambino solo così si sentiranno incoraggiati a socializzare tra loro. Le giornate di Francesca sono quelle di una diversabile che in seguito ad una menomazione fisica provocatale alla nascita, la sua deambulazione non è perfetta ed è un pò meno autonoma nello svolgere le attività quotidiane. Francesca il giorno lo trascorre a casa in compagnia di sua mamma sbrigando, anche se pur lentamente, alcune faccende domestiche. La sua casa è una villa situata in periferia del paese lungo una strada alquanto stretta e curva, su quella strada ci sono solo poche abitazioni. Nuova e abbastanza curata: l’esterno della casa è fatto di mattoni rossi come anche l’enorme porticato con qualche vaso superstite ed un salotto di vimini, giaciglio del gatto. La casa è costruita su due piani con una tavernetta appena ristrutturata e il garage. L’esterno è contornato da un muro di recinzione con un cancello e sulla facciata principale ci sono due enormi finestroni ed il portone di legno scuro e ben curato. Il tetto, fatto di tegole, è a due piani e tra di essi si trovano due finestre di legno scuro, lunghe e basse. L’interno è molto particolare: un grande salotto con il tetto di legno a vista e una scalinata aperta anch’essa di legno che porta sul soppalco, quest’ultimo possiede un balconcino interno che gira in alto intorno al salotto. Dalle grandi finestre del salotto e della sala entra la luce brillante del sole mattutino che si riflette sul pavimento di marmo facendolo sembrare quasi bagnato. Di sera Francesca esce con i suoi amici in paese o, sempre in loro compagnia, raggiunge qualche pesino limitrofo in auto. Capita però che gli amici, sempre di sera, raggiungono Francesca nella sua mansarda per una cena o semplicemente per trascorrere un po’ di tempo insieme a chiacchierare lontano dai rumori del mondo. L’amicizia, soprattutto per un diversabile è un sentimento carico di emozione, l'amicizia è un sentimento di affetto, simpatia, solidarietà e stima che unisce due o più persone. Poter contare sugli amici consente ad un diversabile di vivere serenamente la propria disabilità, con la sicurezza di avere persone alle quali rivolgersi per ricevere aiuto nei momenti difficili e condividere le gioie. L'amicizia è lealtà, sincerità, predisposizione all’ascolto, sacrificio e ce ne sono pochi di amici veri soprattutto per i diversabili, gli amici, quelli veri, ci saranno sempre, soprattutto durante i momenti difficili ed avranno sempre la parola giusta da dire. Loro aiutano, consigliano, donano il loro tempo, scherzano, ma piangono pure senza vergogna, consolano: bisogna volersi bene e sentirsi uniti. L'amicizia vera però è rara eppure l'amicizia è una cosa bellissima. Francesca nella sua casa e fuori si muove da sola, trova solo difficoltà nel fare le scale là dove non c’è il corrimano. Lei è appena uscita da una storia d’amore devastante, Ezio, un suo compagno di scuola, l’ha corteggiata prima e poi l’ha offesa, ha toccato la sua disabilità senza farsi alcun scrupolo, ma Ezio non ha capito che siamo tutti diversabili. Basta provare a non usarle le parole diversabile, invalido, handicappato, basta ! Le parole sono importanti, di più, le parole mostrano cultura, grado di civiltà, le parole mostrano il modo di pensare, il livello di attenzione verso i più deboli. Non è una esagerazione: cambiamo il linguaggio e cambieremo il mondo ! Ci sono parole da usare e non usare. E quelle da non usare non vanno usate. “Chiamami come vuoi, l’importante è che mi rispetti”. Falso ! “Se mi chiami in maniera sbagliata mi manchi di rispetto”. Quando si parla di disabilità, basta usare i termini corretti, rispettosi, fare attenzione alle parole da usare e da non usare, ai concetti da esprimere o da reprimere. Ogni individuo è diverso dall’altro, ma non per questo viene meno il valore dell’uno o dell’altro ed essere corretti nel linguaggio aiuta ad avere rispetto dell’uno e dell’altro, l’uno dell’altro, non bisogna vergognarsene. Ogni volta che a Francesca capita di pensare al linguaggio non poco scorretto di Ezio, c’è ogni volta quel fastidioso nodo alla gola accompagnato da lacrime che bruciano dentro, poi un senso di svuotamento totale in cui precipita. Lei intanto si è da poco iscritta a facebook, un social network tanto utile quanto inutile e trascorre molte ore delle sue giornate incollata ad esso. Su Facebook comincia a stringere amicizia con conoscenti ed amici e fra questi ritrova un vecchio amico di famiglia, Paolo, perso di vista da un bel po’. Paolo è alto, castano, bello, occhi chiari e di una pelle meravigliosa, è sempre stato così ed a Francesca ha sempre un po’ affascinato. Paolo con Francesca è stato molto dolce di continuo, ogni volta l’ha ricoperta di baci ed abbracci, forse intenerito dal suo stato di salute, lui poi si è recato fuori a studiare ed a lavorare quindi si sono un po’ persi vista. Paolo adesso è sposato con Maria, dottoressa anche lei ed ha un figlio, Luca, universitario all’estero, abita in campagna, a due passi dal paese e svolge l’attività di medico presso l’ospedale di quel piccolo centro insieme a sua moglie. La campagna è uno spettacolo incantevole, semplice, dalla campagna è bello ammirare la luna e gli astri, la capra e il maggiolino, i fiori e le farfalle. In campagna bello e piacevole è l’ardore del sole sulla pelle, in campagna la natura è un miracolo che si perpetua ogni giorno, la natura che allestisce spettacoli straordinari. Il palcoscenico è immenso, le comparse infinite e lo spettacolo degli effetti speciali illimitato. La casa di Paolo è una villetta a due piani immersa nella quiete. Pregevoli finiture di arredato, l’entrata è ampia e spaziosa con due mobili in legno di noce ed uno specchio dalla cornice dorata. Di fronte la cucina con mobili in legno di ciliegio ben illuminata dalla porta-finestra che dà all’esterno, due locali adiacenti, la sala da pranzo e il salone, entrambi ben illuminati grazie a due finestre a più vetri. Nel salone, porte, finestre, mobili e accessori decorativi, giocano un ruolo importante, in perfetta armonia, quella stanza non è piena di cose inutili. La tonalità pastello fa risaltare il look della stanza: mobili, arredi, opere d’arte, luci donano ulteriore fascino al salone. Nelle credenze in mostra porcellane e bicchieri insieme a qualche elemento decorativo, ancora in quella stanza lampade da terra ed a soffitto creano una bella atmosfera. Nel salone è presente anche un caminetto in stile antico ed al centro della stanza troneggia un pianoforte nero a coda. Tonalità vivaci, mobili tradizionali di legno di quercia, le luci usate in modo efficace, è questo lo stile della sala da pranzo. Pareti color crema, tende neutre, con divani e poltrone color panna, posti sopra ad un tappeto in stile persiano. Lo studio: l’angolo dove potersi concentrare senza noie, spazio più contenuto ma non meno funzionale. Composto da pochi e semplici elementi, indispensabili: una scrivania con il computer ed una lampada arcuata, una poltrona, una libreria e una corretta illuminazione. I colori delle pareti, degli oggetti di arredo e degli accessori sono uniformi, l'ambiente è accogliente e piacevole. Vasi o oggetti in legno o in vetro colorato sui mobili decorano lo studio in modo brioso ed originale. Le camere e i bagni sono posti ai lati di un corridoio. La camera di Luca è composta da un armadio, un comò, una scrivania e due letti ad una piazza con comodini, tutti color faggio. Poi c’è la camera di Paolo e Maria composta da un letto matrimoniale con comodini, armadio, comò, tutto in legno chiaro. Sui comodini le lampade ed il televisore. Il bagno di servizio ha i sanitari e la doccia in porcellana bianca, il secondo li ha in porcellana color visone, stesso colore anche della vasca da bagno. La cantina, il garage e poi lo sgabuzzino. Paolo compone musiche e poesie ed a tarda sera, molto spesso lo si ritrova incollato al suo pianoforte nel salone di casa. Senza musica la vita sarebbe un errore, la musica parla di ciò di cui la parola non può parlare, la musica sa far ridere e all’improvviso piangere, la musica è nostalgia e speranza, decora il tempo, il tempo senza musica  sarebbe noioso. La musica esprime ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica dà pace a chi è in fermento e consola chi piange. Il linguaggio della musica solo l’anima lo capisce, ma l’anima non lo potrà mai tradurlo, il linguaggio della musica è passione. La musica è l’arte più vicina alle lacrime ed alla memoria, la musica insegna a vedere con l’orecchio e ad udire con il cuore, popola la solitudine. La musica è la scrittura dell’emozione, è la poesia dell’anima, è la più romantica di tutte le arti. La musica è la rappresentazione sonora di un sentimento, la musica trasporta, la musica è come il vento: soffia e finché ci sarà vento ci saranno nuove canzoni. La musica: pittura dei non vedenti, ali al pensiero, slancio dell’immaginazione, fascino della tristezza, impulso alla gioia e vita di tutte le cose. Se la musica esprime sentimento e pensiero al di là di ogni parola, se la musica è un libro da leggere anche ad occhi chiusi, scrivere è silenzio, c’è qualcosa di delizioso nello scrivere. La scrittura è l’impronta dell’anima ! Scrivere significa viaggiare con la fantasia, respirare, ridere, piangere, cantare, scrivere significa nascondere qualcosa in modo che poi venga trovata. Scrivere è una malattia dalla quale non si guarisce, scrivere è riempire il foglio con i respiri del cuore, scrivere emozioni più temute. Si scrive ascoltando il suono della scrittura, scrivere vuol dire parlare senza essere interrotti. Paolo subito accetta l’amicizia Facebook di Francesca ed altrettanto subito comincia a chattare con lei, chattano a lungo, quasi ogni giorno, appena lui ha del tempo libero, Paolo spesso si complimenta con Francesca per i link che pubblica, lui, in chat, è sempre troppo dolce ed affettuoso con Francesca, con lei usa parole tenere ed a lei questo lusinga. Francesca, quando chatta con Paolo, sta bene e quasi dimentica la sua diversabilità, lei, sempre alla ricerca di affetto, si sta innamorando di Paolo che comincia a vedere bello più del sole. Paolo non è il primo amore di Francesca, ma il secondo, questa volta però sembra proprio essere diversa dall’altra. Paolo e Francesca continuano a chattare e fra loro inizia una vera e propria storia d’amore, lei s’innamora di lui perdutamente e lui chissà … forse si, forse no ! Lui, quando chatta con lei, lo fa sempre da casa e quasi sempre dopo cena, chiuso nel suo studio, seduto alla sua scrivania illuminata solo dalla lampada. La cena è il momento della giornata in cui Paola e Maria si ritrovano, trovano la loro intimità. Paolo e Maria preparano insieme la cena, il vino però è una scelta di Paolo, la scelta più romantica. Un rosso o un bianco dipende dal menù, il vino bianco si sposa bene con il pesce. Un aperitivo, un antipasto semplice poi delle bruschette accompagnate da bocconcini di mozzarella, insalata, frutta di stagione ed un buon caffè. Dopo cena Paolo è pronto a chattare con Francesca, lei chatta con lui chiusa nella sua, a volte usa il cellulare, a volte il pc, proprio come Paolo. La camera di Francesca è abbastanza ampia: il letto è comodissimo con il lenzuolo ed il piumone rosa. Accanto al letto il comodino, con tre cassetti ed una lampada. La scrivania color panna con la televisione ed il computer, l’armadio ed il comò con specchio anch’essi color panna, poi c’è la finestra. I muri sono bianchi, decorati con quadri di disegni e di angeli ed ancora una mensola con su dei pelouche. Il pavimento è in marmo ed il lampadario è molto semplice, ha tre lampadine. Francesca adoro la sua stanza, è il suo rifugio. Ma quando mamma Silvia si trova in galleria, Francesca chatta con Paolo rimanendo in cucina. Le pareti hanno il colore della lavanda, la cucina è rosso e grigio, è una cucina moderna. Il tavolo con le sedie è dello stesso colore poi ci sono le mensole, un orologio a parete e, poggiata su di un mobile, la televisione. Paolo è sempre nei pensieri di Francesca e quando lui è libero dai suoi impegni, loro sono sempre li su facebook pronti a chattare. Francesca è sempre più innamorata di Paolo nonostante la separino da lui ben ventisette anni, ma in amore l’età non conta, è solo un numero, l’amore è ben altro, l’amore è sempre amore e basta amare per sentirsi giovani. Francesca sta bene e quasi dimentica la sua diversabilità, sofferenza che le procura tante amarezze e delusioni quotidiane. Dopo aver chattato con Paolo, ogni volta una dolce sensazione prende Francesca, chattare con Paolo quasi la sconvolge e quella sensazione non la lascia subito. A letto, ogni volta, dopo aver chattato con Paolo, nel silenzio della sua stanza Francesca lo pensa. Dai vetri della finestra della stanza di Francesca la luce di fuori filtra illuminando il suo letto, nella sua stanza si diffonde un chiarore ed in un certo senso, questo la fa star bene. Francesca, sdraiata languida tra le lenzuola, si specchia nei vetri del suo armadio, il suo desiderio è palpabile e lei con la mente fantastica ! Lo sente quel desiderio, un desiderio che arriva come un fulmine a ciel sereno. Stesa nel suo letto, ogni volta lo fa suo quel desiderio, dopo aver chattato con Paolo è come una marea l’agitazione che ha dentro, un’agitazione che la sorprende e la stupisce. Francesca è lì, distesa ed incantata, abbandonata fra le lenzuola di seta sembra una bambola, incantata, non vuol distruggere il suo sogno. Lei è davvero una bambola con la sua pelle lattea, sembra di fine porcellana, ricorda il candore dell'inverno ed il suo cangiante freddo. Francesca è calda, è senza respiro, bruciante di passione, non riesce a smettere. Lei sembra puntellata sul letto, fissa a guardare il soffitto, senza che quel suo desiderio allenti mai la passione ed il suo immenso piacere. A volte Francesca, durante la notte, sempre ubriaca di passione, lentamente passa a sedere su di una poltrona, la sua poltrona in pelle e quella sensazione di freddo la sveglia dal suo torpore, la colpisce. Poggia morbida la testa allo schienale e continua a desiderare Paolo che pur non vede da tanto, continua a volerlo ed ancora riassapora il desiderio, quello che lei ha dentro, quella passione che s’insinua lenta dentro il corpo e che proprio non vuole andare via. Resta poi immobile e tace, Paolo sembra inchiodato nei silenzi di Francesca, lei sospira, sussurra il nome di Paolo mentre sulla poltrona siede ancora nuda, nuda e priva di ogni altra volontà se non quella di desiderare ancora lui, Paolo. Rimane così, finché la notte scende, rimane così finché lei lo vuole, nuda e sola, aspetta l'arrivo del riposo. E’ ancora marea negli occhi di Francesca, lei vuole le carezze di Paolo e lentamente ricomincia a sciogliersi metodica e solerte, in apparenza cheta come l'acqua che ristagna, ma che sottosotto logora le fondamenta. Nel silenzio della stanza solo si sente il fremito della bocca di Francesca, il suo respiro affannoso, lei è bella, tanto bella ! Lei lo sente Paolo nella mente, nei pensieri, nelle viscere ed è pronta ancora una volta ad appagare il suo desiderio mentre s’irrigidisce nella posa. Pensando a Paolo quasi sente il suo profumo e raggiunge il massimo del desiderio. Il piacere che prova Francesca è fantastico, durante l’acme del desiderio, anche se crollasse il mondo lei non ci farebbe caso. Francesca non ha mai provato quelle strane sensazioni come adesso che pensa a Paolo ! Più i giorni passano e più Francesca si sente attratta da Paolo, intanto lui, nel suo giardino in campagna, prende una storta, si frattura il mignolo del piede sinistro, è in convalescenza ed ha più tempo libero per chattare con Francesca. (Paolo) Francesca, piccola mia, dalla mia vita non andare via, tu sei la mia anima ed io sento che mi ami. (Francesca) Paolo, amore mio, ho paura che tu mi possa lasciare sola, ho paura di diventare sgradevole ai tuoi occhi, ho paura che tu non mi possa più guardare come adesso, ho paura che il tuo cuore non batta più per me. Spero che tutto questo non accada mai perchè io ti amo da impazzire ! (Paolo) Francesca, piccola mia, stanotte il mio pianoforte canterà insieme a me in onore di una donna speciale che comunque mi rende felice (Francesca) Paolo amore mio, sono qui seduta sul mio letto ed ascolto la pioggia. C'è molta nebbia e non si vede nulla, solo sento dei passi lungo la via e mi illudo che sia tu, invece è solo un’anima che vaga proprio come me, anche lei vaga nel silenzio. Quanto dovrò aspettare ancora per vederti ? In quel momento non m’importerà se ci sarà la nebbia o scenderà la pioggia, quando sarò con te tu mi abbraccerai e sorgerà il sole attorno a noi (Paolo) Francesca, piccola mia, nella tua vita io ci sarò sempre, soffrirai a causa mia, ma io sarò l'unico che tu amerai per sempre e davvero. Lotta sempre per ciò che desideri e non permettere mai a nessuno di ostacolarti. Lotta per le tue scelte, per le cose che vuoi fare, solo così potrai essere veramente felice. (Francesca) Paolo, amore mio, nel cuore due parole e due soltanto, solo per te: "Ti amo", ti amo sopra ogni cosa. (Paolo) Francesca, piccola mia, tu per una strada ed io per un’altra, ma tu non smetterai mai di esistere nel mio cuore. Ho sempre quella voglia matta di ridere con te, solo ridere e parlare.  (Francesca) Paolo, amore mio, se potessi respirare il tuo sguardo, se potessi conoscere i tuoi pensieri, potrei cercare di soddisfare i miei desideri. Se potessi sfiorare il tuo corpo, potrei sapere com'è il paradiso. (Paolo) Francesca, piccola mia, pensare alla tua pelle mi confonde, brividi intensi e sensazioni irresistibili prendono il sopravvento e più non mi lasciano. (Francesca) Paolo amore mio, ieri sera, in compagnia di alcune amiche, ho fatto una passeggiata in villa. E’ stato bello camminare sotto l’incanto dei giochi di luci ed ombre, ma la curiosità invadente della gente ha rovinato ogni cosa. Amore mio, per me è diventata fatica del cuore sostenere gli sguardi di compassione ed i comportamenti imbecilli della gente, provo rabbia, disappunto e tristezza, ma il mio amore per te mi aiuta a sopravvivere. Questo amore è per me armatura che mi protegge dai colpi che la vita mi infligge. Ieri sera, quando quelle mi guardavano, che poi son sempre le donne a farlo, ho dovuto dirigere il mio sguardo altrove e con te nel cuore tutto è subito passato. Essere oggetto di curiosità e compassione da parte degli altri in maniera permanente è come una perdita di dignità, quegli sguardi pietosi mi fanno sentire inferiore, fanno scattare in me ribellioni interne ed adattamenti nocivi. È cosa risaputa che esistere per me, diversamente abile, non è una faccenda comoda. Esistere comporta per me una serie di effetti collaterali fastidiosi: contrattempi, disavventure che mi mettono in continuo affanno. Forse la peculiarità più nobile per me è proprio quella di trovare, in mezzo agli ostacoli e ai disagi, un significato alla mia esistenza, di vivere comunque, pur in mezzo alle incertezze e alla precarietà, dei giorni felici vicino a te amore mio. (Paolo) Francesca, piccola mia, devi sapere che tu per me sei speciale, lo sei stata fin da subito ed ora lo sei ancora di più. Tra di noi c’è una sintonia fantastica, ci manca solo il rapporto fisico. A me tu piaci così come sei !, tu potresti dare tanto se solo lo volessi. Ti voglio un bene inimmaginabile e vorrei esserti di aiuto sempre ! Per me la vita con te, sofferente, sarebbe possibilissima !, il tuo cuore per me è importante. Un bacio piccola mia ! (Francesca) Paolo, amore mio, grazie per il bene che mi vuoi, grazie perché mi fai star bene, grazie perché mi fai dimenticare la mia sofferenza, tu mi sai capire, mi sai prendere e comprendere. Tutto quello che tu dici è vero, però per me la mia sofferenza a volte è un fastidioso ed ingiusto ostacolo alla realizzazione dei miei obiettivi vitali ed è l’incapacità di svolgere alcune funzioni nei modi che la gente considera normali e l’atteggiamento di pietà e compatimento, quasi offensivo della gente, non mi aiuta. (Paolo) Francesca, piccola mia, con te io trovo il paradiso, con te trovo la dolcezza, nel tuo cuore trovo l'amore (Francesca) Paolo, amore mio, il mio cuore è impazzito, batte forte. Come una farfalla vorrei liberarmi nell'aria, volare, posarmi su un fiore, posarmi su te che sei l’amore. (Paolo) Francesca, piccola mia, ogni tua parola mi rende immensamente felice. Spero di riuscire a trasmetterti tutto l’affetto che provo per te, spero di essere degno del grande amore che tu provi per me. Spero di renderti davvero felice con la sola mia presenza ! Nella vita ci sono tante cose, più o meno importanti ed una di queste cose importanti per me è sapere che quando io attraverso i tuoi pensieri, tu sorridi. Per me è fondamentale sapere che stai bene, e che quello che riesco a regalarti ti rende felice. Sappi che quello che ti dono, per quello che posso, è sempre e solo tutto il mio affetto. A risentirci in un momento più propizio. (Francesca) Paolo, amore mio, per me sarai sempre desiderio impetuoso, le mie mani ed i miei occhi ti cercheranno sempre, sempre. Anche se distante mi sarai accanto, per me sarai sempre desiderio e sogno. (Paolo) Francesca, piccola mia, fatti coinvolgere dal desiderio che hai di me, cercami in quel brivido caldo, io sarò lì (Francesca) Paolo, amore mio, non so se questo che viviamo continuerà per sempre o un giorno finirà, non so se continuerò a sognarti per sempre, ma una cosa la so: stò vivendo con te emozioni inimmaginabili, emozioni a me sconosciute ed è questo un dolce sogno che riempie tutta la mia vita e da cui non vorrei mai svegliarmi. Ti amo. (Paolo) Francesca, piccola mia, ripetimi sempre che sei mia, che una parte di te mi appartiene, che sono una parte di te, dei tuoi pensieri, dei tuoi desideri, che questo amore così forte che provi per me, questo amore fatto di sospiri, di desideri, non finirà mai. Dimmi che il desiderio di me diventerà ogni giorno più forte fino a sfociare in quel dolce bacio che un giorno ci daremo. (Francesca) Paolo, amore mio, socchiudo gli occhi e ti immagino vicino a me, ti vedo, ma non riesco a raggiungerti, c'è il tuo profumo sulla mia pelle, il profumo della passione vissuta in un sogno (Paolo) Francesca, piccola mia, dimmi quanto mi vuoi, dimmi quanto io sia indispensabile per te, dimmi che forse senza di me non avresti più pace (Francesca) Paolo, amore mio, voglio le tue carezze, tocchi leggeri, voglio i tuoi baci, sapore delle tue labbra. Voglio i tuoi respiri, carezze per l'anima, voglio semplicemente sentirmi amata da te (Paolo) Francesca, piccola mia, la tua sola presenza nella mia vita è un dono straordinario. (Francesca) Paolo, amore mio, il mio amore lo ritroverai nei tuoi sogni, se mi penserai ... io sarò li ! (Paolo) Francesca, piccola mia ti voglio un bene dell'anima, tu sei nella mia nell’anima ! Paolo si riprende dalla sua storta, torna a svolgere il suo operato di medico chirurgo presso l’ospedale del paese e Francesca invece si ammala di tendinite che in modo più marcato la limita nel suo deambulare già compromesso. Ogni ammalato anche e forse ancora di più per un chirurgo, rappresenta una storia a sé, storie diverse che spesso lasciano sgomenti e alle quali è difficile trovare risposte. Paolo, quando svolge il suo lavoro, è sempre particolarmente attratto dalla sala operatoria, in sala operatoria Paolo arriva sempre con emozione. La sala operatoria: la “bottega” del chirurgo, è lì che si impara quello che non si trova sui libri. In sala operatoria Paolo diventa saggio, per lui saggezza è prudenza, la prudenza è frutto dell’esperienza e l’esperienza si arricchisce ogni di più. Dopo tanti anni, ancora Paolo prova emozione di fronte ad una persona a lui sconosciuta fino a pochi istanti prima che gli dice: “Dottore, mi affido a Lei, decida Lei cosa è meglio per me”. (Francesca)  Amore mio, ho una tendinite alla gamba sinistra, non posso camminare, oggi sono stata quasi sempre stesa sul divano. Ti amo amore mio ! (Paolo) Francesca, piccola mia, dolce creatura mia, riguardati, curati e cerca di stare serena. Riposati, cerca di essere felice, lo meriti !, ti voglio bene (Francesca) Paolo, amore mio, nemmeno il bagliore di mille stelle potrebbe superare quello dei tuoi occhi ! (Paolo) Francesca, piccola mia, oggi è uno di quei giorni in cui spaccherei il mondo per averti vicino. Domani sera, se puoi, se ti è possibile, raggiungimi presso il bar sulla piazza, almeno solo per un gelato ! Ma Francesca quella sera non lo raggiunge Paolo al bar, alcuni amici si trattengono a cena a casa. E’ una lunga sosta quella di Paolo in quel bar che è terra di nessuno e di tutti, tra il tempo libero e l’attività professionale. E’ lunga quella sosta: passaggi veloci di gente che corre e qualcuno che sosta, poi, bevendo un espresso, Paolo pensa a cosa dirà a Francesca, l’emozione di quell’incontro non lo spaventa. Paolo, estraneo in mezzo a dei conoscenti, se ne sta seduto ad un tavolino a guardare il tempo passare al ritmo di una musica di sottofondo. Al piano terra di quel bar, dove si trova Paolo, tavolini e sedie, li si può mangiare, bere e guardare fuori. Poi un soppalco domina il locale ed è perfetto per conversare in tranquillità seduti ai tavoli, il piano interrato invece con divani comodi e tanto spazio anche per ballare. In tutte le stagioni è allestita un’ulteriore area all’aperto, con tavolini e sedie sistemati direttamente sulla piazza. Si è fatto tardi, Paolo deve proprio andare, esce da quel bar, entra nella sua auto e li, per alcuni minuti si ferma a pensare: pensa ! Intanto gli arriva un messaggio facebook: è Francesca, gli scrive che non può raggiungerlo, ospiti a cena. Paolo e Francesca per comunicare non usano whatsapp, usano Facebook, è una loro scelta. Le cose belle non succedono quasi mai, la vita è una lunga preparazione per qualcosa che non succederà quasi mai.

Una delusione apre gli occhi e chiude il cuore, la delusione ha preso l’anima di Paolo, per Paolo un progetto fallito ed una speranza delusa. L’animo umano è sempre deluso dalla speranza, ma le delusioni, i dolori e la malinconia non sono fatti per rendere scontenti e togliere valore e dignità, le delusioni, i dolori e la malinconia servono per maturare. La delusione rafforza, tempra, intensifica, ma non distrugge, la delusione serve all’anima. A casa di Francesca intanto si procede tra chiacchiere e portate. Atmosfera serena e conviviale con tanto buonumore, Silvia e Francesca hanno preparato alcuni piatti prima dell’arrivo degli amici, poi questi ultimi le hanno seguite in cucina dove si sono resi disponibili per gli ultimi preparativi. Un aperitivo poi merluzzo al pomodoro accompagnato da un buon vino bianco, crostini al formaggio, insalata verde, frutta e dessert. (Paolo) Francesca, piccola mia, avantieri sera ho sperato mi raggiungessi al bar, senza di te in quel bar ... non mi è piaciuto nulla ! Più volte sono uscito sperando di vederti arrivare, ma nulla (Francesca) Paolo, amore mio, mi è stato impossibile raggiungerti, cena a casa con amici, anche se in ritardo però ti ho avvisato con un messaggio, mi è stato impossibile inviartelo prima, perdonami. Francesca non ha mai sentito Paolo per telefono, non lo ha chiamato un po’ per non disturbare un po’ per evitare l’emozione, ma in un freddo pomeriggio lei ci prova. Francesca lentamente fa scorre la rubrica del suo cellulare e trova il contatto di Paolo, lui stesso glie lo ha passato durante una delle loro conversazioni Facebook. Lo chiama, il telefono suona libero … . Uno squillo … due … tre … ed i battiti del cuore di Francesca che accelerano secondo dopo secondo in sintonia con gli squilli. Il cuore di Francesca è come impazzito, perché questo effetto ? Solo Paolo sa trasmetterle quella costante e persistente emozione. Quattro … cinque … sei squilli poi Paolo, legge il nome di Francesca sul display e si precipita a risponde: “Pronto … ciao!”, due parole che hanno il potere di sconvolgere Francesca, la voce di Paolo è allegra e calda. Il cuore di Francesca quasi si ferma mentre cerca di rispondere e brividi freddi le percorrono la schiena. Quei brividi, quella scarica elettrica che solo Paolo le sa dare, la voce di Paolo è gentile e calma mentre un sorriso aleggia sulle sue labbra, la voce di Francesca invece è più bassa e veloce. Quella telefonata dura un po’, minuti quelli che hanno il sapore dell’eternità. Paolo, con dolcezza estrema, cerca di raccontare a Francesca quello che gli accade: come sta, come va. Lei lo ascolta e sta bene, non vuole chiudere, a Paolo invece quella telefonata sembra un regalo senza un perché anzi con il perché più bello: telefonare perché si ha bisogno dell’amato bene, telefonare perché non si può stare insieme in quel momento o forse telefonare anche solo per far piacere. Le briciole di un amore, sono sempre amore e non vanno sprecate, vanno godute, a volte l’amore prende strade strane, diverse. Francesca vive solo di amore, per amore, con amore, nella vita di Francesca esiste solo l’amore per Paolo eppure non trova le parole, non riesce a comunicare con lui per telefono. Paolo e Francesca decidono di vedersi, accada quel che accada, succeda quel che succeda loro vogliono incontrarsi, devono incontrarsi e s’incontrano una sera nella mansarda di Francesca. Solo nel primo pomeriggio Francesca invia un messaggio facebook a Paolo: “Alle 18,00 a casa mia, ti aspetterò alla finestra della mia mansarda”. E poi arriva la sera a spegnere le parole accese, a ricucire gli strappi del giorno ed a sfumare le incomprensioni, la sera nasconde la città e rivela le persone, la sera è aperta al caso. Mamma Silvia è in galleria, giù, in appartamento, le luci sono spente e Francesca, sola nella sua mansarda, guarda verso la finestra della sua stanza: c’è un acquazzone, quasi diluvia e Paolo si fa attendere. Piove dietro la finestra, una pioggia rumorosa che quasi sospira, parla, racconta qualcosa scivolando sul vetro, fondendosi con il vento, gocciando dai cornicioni. Nelle lunghe giornate di pioggia, anche gli istanti sembrano stanchi, scorrono con lentezza quasi a sussurrare al mondo la loro tristezza. Piove sempre quando qualcuno manca, ogni ombrello ha un suo segreto sotto la pioggia. La pioggia, insistente e sottile, avvolge la terra con le sue braccia silenziose, assopisce i colori, riempie il mondo di piccole malinconie. E ancora sera, ha smesso di piovere: le luci della città sono lontane, le lucciole riprendono a brillare di meraviglia, le stelle si appoggiano al mondo come una piuma sul prato, le braccia si distendono e vanno in cerca di altre braccia. La luce a sera filtra attraverso i vetri ed illumina ogni cosa che tocca: assenza di rumore, è l’ora serena del crepuscolo. Quando scende la sera, ci sono sempre alcuni istanti che non assomigliano a nient’altro, i fiori chiudono le loro corolle fra il silenzio nella debole luce delle stelle. La brezza della sera sacrifica la ragione, si va sognando la sera, la sera sta sconcertata fra i lampioni delle strade. La sera non giudica, le parole dette a sera si tengo nel cuore, appese ad un filo si annodano come tante collane nel buio. La sera prova a nascondere gli oggetti, ma poi la luce, ne esalta la loro sensazione e ne definisce l’essenza, la sera addormenta gli occhi e rilassa lo spirito. Il giorno, come un pellegrino stanco, si china per allentare i lacci dei suoi sandali e raggiunge la porta del cielo, a sera persiste la fragranza delicata dei fiori ed è sera quando la malinconia a volte prende il sopravvento. Quando viene la sera diventa bruno il viso dell’amato bene ed i suoi occhi risplendono di più, a sera l’amore infinito sale nell’anima. Intanto Francesca continua ad aspettare Paolo, il suo amato bene, in mansarda ha curato dettagli ed ambiente: luce soffusa e candele aromatiche. Le essenze aromatiche stimolano i sensi, l'atmosfera è da mille e una notte ! Paolo arriva, Francesca lo fa accomodare nell’ampia cucina e dopo interminabili momenti di smarrimento e reciproca emozione, si stringono forte, loro si rivedono dopo tanto tempo. Il loro abbraccio è lungo e silenzioso, sembrano avvinghiati l’uno all’altra, Paolo abbraccia Francesca e poi più volte le bacia le labbra. Lei poggia le sue labbra sul quelle di lui ed arrossisce, sente il profumo della pelle matura di Paolo, un profumo che la inebria e la sua barba la punge. Francesca sente la carnagione di Paolo, cerca la sua guancia ruvida e le braccia di lui intanto la stringono forte: Francesca è felice. Lei sente intensamente la forma del viso di lui, la sua consistenza e tutto sembra un sogno. A Francesca in quel momento sembra così raggiungibile quel sogno, sembra di essere ad un passo da poterlo toccare con la mano, da poterlo afferrare quel sogno e questo basta a riscaldarle il cuore ed illuminare il suo volto. Il destino sta regalando a Francesca di aprirsi all'amore ed il momento la rende più vulnerabile, il battito accelerato del suo cuore supera i timori e le inibizioni, l'amore trionfa sul destino: Paolo e Francesca, le loro persone destinate ad incontrarsi. Francesca sospira e torna a guardare Paolo e sul suo viso raggiante trova il suo cuore: lei l'ama, è la semplice verità ed averlo vicino Paolo a Francesca sembra un miracolo. Quale sorta di potere esercita su di lei ? Francesca, distaccata da ogni cosa, lo abbraccia Paolo, lui fa un profondo respiro e risponde all’abbraccio. Francesca si perde nel loro tenero abbraccio poi quel bacio e nel momento in cui le loro labbra entrano in contatto, ancora Francesca si sente attraversare da una scossa elettrica che la convince che quell'emozione sarebbe durata per sempre: Paolo la rende felice ed il mondo per Francesca si illumina quando lui le sorride. Non esiste paradiso senza Paolo, lui che riempie le pagine della vita di Francesca. La vita non è altro che un susseguirsi di tante piccole vite e Francesca quelle vite vuole viverle un giorno alla volta amando il suo Paolo, ogni giorno si cerca la bellezza nei fiori e nella poesia, ma Francesca quella bellezza la cerca e la trova solo in Paolo. E nulla può essere migliore di un giorno colmo di sogni, di tramonti e di brezze leggere e nei momenti più dolci, innamorarsi ancora. Il giorno e la notte sono legati come poche altre cose al mondo, non possono esistere l'uno senza l'altro e tuttavia non possono esistere insieme proprio come Paolo e Francesca, uniti da un amore indissolubile, ma che non possono vivere a pieno. Come ci si può sentire quando si è sempre uniti e sempre divisi ? Le loro anime sono una cosa sola, ma separate e questa separazione fa tanto male alle loro anime  legate l'una all'altra da un sentimento forte. Forse Paolo e Francesca hanno vissuto mille vite prima di questa, in ciascuna si sono incontrati e forse ogni volta sono stati costretti a separarsi per la stessa ragione. Francesca guarda Paolo, vede la sua bellezza e la sua grazia, lei che si è innamorata di lui nonostante le loro differenze,  tra loro è nato qualcosa di raro e stupendo. Un amore così è unico nella vita ed ogni minuto che Francesca trascorre assieme a Paolo, lei lo sigilla nella memoria, non lo dimenticherà mai. Mentre Paolo la osserva, Francesca si muove lentamente, Francesca vorrebbe Paolo sapesse quanta importanza ha lui per lei. Ancora Francesca si sente fortunata: nessuno prima d'ora l’ha colpita così dolcemente ed improvvisamente, Paolo, senza scampo le ha rubato il cuore. Francesca ama Paolo con tutto il cuore e con tutta l’anima, lo considera un dono che la colma. In quel momento il silenzio è sacro, quel silenzio ancor più unisce Paolo e Francesca. Lei è bellissima, serena ed immobile e quando rialza lo sguardo per guardare lui, le si mozza il respiro. Paolo si rende conto di essere sconvolto e tutte le sue emozioni si condensano in un'unica realtà: lui è lì, di fronte a lei. In quel momento qualcosa palpita dentro di Francesca, qualcosa di antico e profondo, qualcosa che per un attimo le fa girare la testa. Francesca si è innamorata per la prima volta e la sua vita cambia per sempre, e per quanto lei si sforzi di liberarsene di questo amore impossibile, quella sensazione non la lascia più. Paolo è il suo primo amore e qualunque cosa lei fa, il pensiero di lui è sempre presente. Francesca capisce che un altro uomo così, anche se lo avesse cercato per tutta la vita non lo avrebbe trovato uguale, Francesca cercava proprio Paolo, Paolo è un trionfo spettacolare, lui invece vede lei incomparabile, perfetta, ammira la sua bellezza. Francesca ama Paolo con il cuore, l'amore di Francesca è il più bello, è quello un amore che risveglia l'anima e che le fa desiderare di arrivare più in alto, un amore quello di Francesca che incendia il suo cuore e porta la pace nella sua mente: questo è quello che Paolo da a Francesca e lei spera di riceverlo sempre tutto questo perché questo è il miracolo dell’amore, qualcosa d’incredibile. Pochi istanti cambiano una vita intera ed una passione travolgente come un uragano può trasformarsi in amore eterno, Paolo sembra essere nato per essere l'amore di Francesca, il suo migliore amico, la sua anima gemella. Francesca non può fuggire da se stessa e dall’amore che prova e che le brucia dentro, lei trova il coraggio di ricominciare a vivere, quindi di amare anche se questo comprende il rischio di soffrire. Francesca, a passi d'amore, e sono quelli i passi più difficili, lei impara che la vita non è mai giusta e se c'è una cosa che dovrebbero insegnare a scuola è proprio questa. Il sole continuava a scendere, lanciando bagliori a perdita d'occhio prima di svanire definitivamente mentre la luna proseguiva la sua lenta ascesa, scintillante di molte sfumature di giallo, sempre più pallide, prima di diventare del colore delle stelle. Francesca osserva Paolo in silenzio mentre il braccio di lui è saldamente stretto intorno a lei che ha il respiro debole ed affaticato, il cielo intanto diviene nero e le prime stelle cominciarono a brillare. Paolo bacia teneramente Francesca sulle guance e poi sulla bocca: “Questo è quello che provo per te" le dice. Il vero amore cambia la vita ed il cuore conduce i passi di chi è innamorato. E’ amore quando tutto quello che si vuole è trascorrere il tempo con quella persona, è amore quando tutto sembra meraviglioso. Quando le loro labbra si toccano per la prima volta, Francesca capisce che ne avrebbe serbato per sempre il ricordo di quel bacio. "Mi ami?" chiede Paolo a Francesca fissandola negli occhi e lei, con voce debole: "Sì, ti amo e tu rendimi felice". "Non so se sono in grado di farlo" risponde Paolo sorridendo: lui sorride e con quel sorriso manifesta a Francesca tutto il suo affetto stringendole con tenerezza la mano come per infonderle sicurezza e protezione. Fiduciosa Francesca abbraccia Paolo ed inspira profondamente, le loro effusioni, semplici e spontanee la fanno stare bene, ma non le bastano, Francesca prova uno strano sentimento fatto di dolore e di gioia. Paolo ancora stringe Francesca, non sa cos’altro fare mentre lei ha gli occhi pieni di lacrime. Ancora Paolo cerca di essere la roccia di cui lei ha bisogno, Francesca è innamorata di Paolo, ma forse anche lui lo è di lei, lui vuole solo fare quello che gli detta il cuore, ha scoperto qualcosa che lo scombussola e vuole andare fino in fondo, se facesse finta di niente, non saprebbe mai cosa sarebbe potuto succedere. E per quanto Paolo desideri che la storia con Francesca continui, ha paura: lui ha famiglia. L'amore non è fatto solo di parole sussurrate, l'amore si nutre di gesti concreti, di dimostrazioni, di devozione giorno per giorno e Paolo vede il modo in cui Francesca lo guarda, gli occhi non tradiscono, gli occhi dicono sempre la verità. Sembra quella una storia da favola, loro restano li per un po’ stretti l’uno all’altra, desiderando che quel momento durasse per sempre. Paolo capisce che è bellissimo stare in compagnia di Francesca e che avrebbe voluto frequentarla ancora, non soltanto quella sera, ma anche l'indomani e il giorno dopo ancora. Tutto in lei, dalla sua calda risata alla sua intelligenza, al suo evidente altruismo, gli appare piacevole e desiderabile. Un attimo prima stavano parlando e quello dopo lei si stringe ancor di più a lui, per una frazione di secondo Paolo si domanda se, baciandola, avrebbe spezzato quell'incantesimo tra loro. Le loro labbra si incontrano e Francesca in quel momento è certa che anche se avesse potuto vivere cent'anni e visitare tutti i paesi del mondo, niente avrebbe eguagliato l'intensità di quell'istante in cui ha baciato per la prima volta l’uomo dei suoi sogni pensando che quell’amore sarebbe durato per sempre. Paolo guarda Francesca e sorride senza motivo, tutto quello a cui riesce a pensare è che gli sarebbe piaciuto svegliarsi sempre accanto a lei. Francesca si appoggia a Paolo, lui chiude gli occhi e capisce che tutto quello che desiderava era tenerla tra le sue braccia per sempre. I loro occhi più volte si incontrano ed in Paolo ogni volta scatta qualcosa, in quei momenti accade qualcosa di innegabile. Ancora Paolo rimane imbambolato a fissarla e sta ancora cercando di dare un senso alle proprie emozioni quando capisce di non poterla perdere, non può pensare che non sia successo niente. "Che cosa stai facendo ?" chiede a Francesca con la voce impastata di emozione. "Ti guardo" risponde lei tremante. Paolo sapeva della bellezza di Francesca, ma non era preparato al calore del suo sorriso, nè al modo serio in cui lo sta scrutando, come se fosse alla ricerca dei suoi difetti nascosti. Un dettaglio, anche il più insignificante, può cambiare la vita in un attimo e poi succede qualcosa che traccia un nuovo sentiero: un sentiero non scelto, un futuro che mai immaginato. Ma dove condurrà mai quel sentiero ? Quel sentiero è il viaggio della vita, la ricerca di una luce e trovare la luce significa attraversare la più fitta oscurità. Paolo non riesce a rispondere a Francesca, le alza la mano e fa scivolare l'altro braccio intorno alla sua schiena, posa la mano su un fianco e l’abbraccia, la circonda con un braccio e la sente abbandonarsi contro di lui. Paolo e Francesca non dicono niente, non c'è bisogno di parole, rimangono in silenzio, lei appoggia la testa sul petto di lui e lui capisce che non c’è niente di meglio al mondo, poi china la testa e la bacia. Le labbra di Francesca sono morbide, Paolo l’ha colta di sorpresa, ma lei ricambia il bacio, ricambia quel bacio e si rende conto che è esattamente ciò che desiderava Paolo facesse. Lui poi la guarda con la certezza assoluta di essersene innamorato, la stringe a sé e la bacia chiedendosi come fosse mai stato possibile avere avuto la fortuna di incontrarla. Per qualche minuto Paolo rimane a guardare Francesca senza parlare e, a mano a mano che il silenzio si prolunga, lo sfarfallio che lei sente allo stomaco si trasforma in un battito d'ali. Non sa più cosa pensare quando Paolo le sorride, lui le sorride e pensa solo a quanto è bella. La vita è così: in principio c'è il mistero, alla fine la conferma, ma nel mezzo ci sono le emozioni che arricchiscono un'intera esperienza. Per la prima volta dopo mesi, Francesca capisce che ai suoi interrogativi aveva trovato una risposta, per quanto la vita di Francesca possa essere complessa, lei, in quei momenti, si sente sinceramente toccata dalla grazia. Ancora Paolo continua a baciarla teneramente, prima sulla guancia e poi sulle labbra, poi la fissa negli occhi. Francesca gli sorride, sa che quel bacio è vero e gli sussurra: ”Ti amo, non ho mai smesso di credere nella forza del nostro amore, ti guardo e mi rendo conto di quanto sono stata fortunata nell’averti rincontrato, nella mia sofferente vita, tu sei la cosa più bella che mi sia capitata. Vicino a te non ho paura e sono fermamente convinta che se l'amore può far male, l'amore può anche guarire. Sono nei guai sono proprio nei guai, mi sono innamorata di te, è accaduto, ma adesso neppure ricordo com’è iniziato. So con certezza però che mi sono innamorata perdutamente di te e solo spero di essere ricambiata”. Paolo è il genere di uomo di cui ci si può innamorare anche senza volerlo, Francesca lo ama Paolo, lo desidera, ma soprattutto vuole che lui l'ami per quello che è, con tutti i suoi difetti ed i suoi pregi. Ancora Francesca vorrebbe svegliarsi con Paolo al suo fianco la mattina, vorrebbe trascorrere le serate guardandolo seduto di fronte a lei. Francesca vorrebbe condividere con Paolo ogni momento della sua giornata, conoscere tutti i dettagli del suo quotidiano, vuole ridere con lui ed addormentarsi abbracciata a lui: Francesca vorrebbe, ma non può, Francesca sa che Paolo appartiene ad un’altra. Paolo e Francesca non sono perfetti, nessuno lo è, anche loro commettono errori, sbagliano e naturalmente sanno andare avanti, ma a volte l'amore può ottenere l'impossibile e Paolo, invece di rispondere, riprende a baciarla, poi accade tutto, troppo in fretta per capirci qualcosa. Si svincolano da quel lungo abbraccio e Francesca fa accomodare Paolo sul divano in pelle. Si confrontano sul quotidiano, poi parlano del delicato lavoro di Paolo e delle responsabilità che quel tipo di professione comporta. Francesca gli versa da bere, un analcolico che lui assapora mentre lei non gli leva gli occhi di dosso,  Paolo poi, da solo, comincia a visitarla quella mansarda che sembra una finestra sul cielo. Tetto ventilato che consente una temperatura non troppo calda d'estate e non troppo fredda d'inverno, speciali vetri antisfondamento respingono il calore d'estate e mitigano il freddo invernale, le camere ed il bagno con doccia, sono dotati di climatizzatore con temperatura caldo/freddo regolabile all'interno di ogni camera. Cucina con terrazzo che circonda tutta la parte anteriore della casa e con illuminazione notturna, la cucina, grande e colorata.  Attaccato al frigo, si stende il piano di lavoro, suddiviso in diversi spazi: piano di appoggio per cucinare, fornelli, altro piano di lavoro e lavello. Il tutto è in frassino, sotto i fornelli c'è il forno, seguono altri piani di lavoro in cui ci sono spazi per le stoviglie, posate ed altro, sopra invece si trovano gi scomparti con piatti ed i bicchieri. Vicino al lavello, vi è una finestra con la tendina bianca che dà sul terrazzo ed appesi alle pareti disegni floreali. Al centro della cucina c'è un tavolo allungabile con quattro sedie a riporto, sul tavolo una tovaglia floreale con sopra un piatto colorato di porcellana. Il bagno invece è intimo, comodo, adattato alle esigenze di Francesca, singolare e bello. Spazioso con pavimentazione in marmo e pareti piastrellate, gli accessori e la rubinetteria sono moderni, perfettamente funzionanti. Tutti gli accessori sono in ordine e pronti per l'utilizzo, all’entrata, a destra, è posta la comoda cabina doccia e mensole per sapone e bagnoschiuma. Al centro della stanza il lavandino e il grande specchio e sulla mensola di marmo rosato ordinatamente disposta la generosa dotazione da bagno. In fondo alla stanza invece il resto, accessori comodi ed eleganti. Paolo si sofferma più a lungo nella camera di Francesca in stile veneziano. L’armadio con quattro ante e di fronte il comò, poi la sua attenzione si sposta sul letto. Francesca per la sua stanza in mansarda ha scelto un letto a due piazze, molto comodo ed invaso dai pelouche, affianco a letto due comodini con lampade, su uno poggia anche una piccola televisione. Alle pareti ci sono appesi quadri con fantasie astratte e tutto questo è l’angolo di vita di Francesca, il suo rifugio. Paolo fissa ancora il letto ed è come se attendesse Francesca, la luce nella stanza è spenta, solo filtra dalle serrande semi abbassate la luce di fuori, quella stanza è estremamente accogliente. Ancora la luce che filtra dalle serrande si riflette sullo specchio dell’armadio e viene amplificata da questo, oltre ad illuminare, quello specchio crea un’illusione di spazio. Tutto sembra armonia in quella stanza e la luce che entra, anche se poca, rimbalza sulle pareti e sul pavimento. Francesca raggiunge Paolo ed a stento riesce a trattenere l’emozione, il suo cuore batte all’infinito. Lei squadra l’espressività di Paolo e per mezzo del suo innato piglio capisce il suo coinvolgimento. Paolo si trastulla nel farle rilanci provocanti che ambedue gustano appieno, Francesca però non ha l’arguzia immediata nel cogliere i doppi sensi e diventa rossa in viso nel rivolgergli lo sguardo. Intanto la caratteristica canzonatoria di Paolo e la sua lussuriosa euforia, in maniera arguta scompiglia immancabilmente i composti ed educati principi di Francesca ed a Paolo, che quest’aspetto di Francesca non conosce anche se in qualche modo ne è al corrente, questa nuova ed insolita esteriorità di Francesca, lo diverte, in lei trova terreno fertile, Francesca s’attizza nell’intento e si sente a disagio. Lei d’altro canto sproloquia con i vocaboli, mentre lui di proposito la stuzzica con le parole eccitandola di continuo per vedere fin dove lei potesse spingersi. Paolo poi prende la mano di Francesca e lei si sente avvampare, con amorosa passione nuovamente le bacia le labbra mentre la tiene stretta. Pian piano la conduce in direzione del letto, si svincola da quell’abbraccio carico di passione e comincia a spogliarla. La pallida pelle di Francesca arrossisce, lei inesperta ed insicura dona a Paolo la sua verginità. Francesca ha paura, la “prima volta” è anche per lei qualcosa di completamente nuovo e, come ogni nuova esperienza, la spaventa. Lei ha paura eppure prova sensazioni positive, le ascolta quelle sensazioni e vive la sua prima volta. Più che un’emozione, l’amore è un sentimento, uno dei più profondi in assoluto, l’amore è l’emozione per eccellenza e non c’è età che tenga, l’amore si può provare a qualsiasi età, per questo anche per la prima volta non c’è un’età giusta. La prima volta di Francesca le coinvolge il corpo e la mente insieme, sensazioni naturali e istintive, voglia di scoprire com’è, felicità e magari un pizzico di timore. Lei prova anche un po’ di imbarazzo, fare l’amore è uno dei gesti più intimi in assoluto, ma non si vergogna di provare pudore, probabilmente anche Paolo prova la stessa cosa. C’è sempre la curiosità quando si tratta di scoprire qualcosa di nuovo e Francesca è curiosa, curiosa di sapere. Fare l’amore per la prima volta è un momento speciale, è uno di quei momenti che ogni donna custodirà per il resto della propria vita. Probabilmente Francesca ha trascorso ore ed ore ad immaginare come sarebbe stata la sua prima volta, cosa avrebbe provato, se si sarebbe fatta male, insomma tutte quelle domande che ogni ragazza si fa. Francesca ha fiducia in Paolo e questo le rende tutto più facile, la fiducia che ripone in Paolo la fa sentire libera di poter esternare ciò che prova in quel momento, senza sentirsi a disagio. È successo: Francesca ha fatto l’amore per la prima volta ! Lei si sente un po’ strana, ma è quella una sensazione bellissima che probabilmente anche lei, Francesca ricorderà per tutta la vita. Tutte queste emozioni contribuiscono a rendere la sua prima volta un momento magico, sensazioni normalissime, ma speciali allo stesso tempo. Gli occhi di Francesca s’illuminano poi volta la testa dall’altra parte, non regge lo sguardo di Paolo. A lui non è bastato prendere il corpo di lei, Paolo l’ha posseduta Francesca completamente, l’ha sentita sottomessa al suo volere. Rimangono poi in silenzio su quel letto e lei lo studia con gli occhi sgranati, lui invece è intento ad osservarla mentre lei è ancora distesa, nuda. Francesca gira lievemente il suo corpo verso Paolo in modo da poterlo poi guardare meglio, lei non ricorda quale sia stata la frase o la parola che gli ha sussurrato in quell’amplesso. Eccola Francesca, minuta, smarrita nel caloroso abbraccio di Paolo, la mano di lui l’accarezza adagio mentre le sue braccia la cingono forte. La stretta di Paolo è appassionata e decisa, una stretta la sua che diffonde l’ardore e lo slancio della sua bontà. Francesca cerca di scandagliare dentro Paolo, là dentro vuole rintracciare le consolazioni e le garanzie che lei cerca. Ancora Francesca ammira, esamina e ispeziona il sorriso di Paolo e li ripesca tutto l’attaccamento, il sentimento e l’umanità della quale ha bisogno. Paolo la lascia fare, gustando pienamente quelle inedite quanto viscerali e viziose lussurie, intanto le proferisce parole rassicuranti. Mentre fuori ha ripreso a piovere, diluvia, ancora Paolo accuratamente e delicatamente riveste Francesca, per lui è ora di tornare in campagna. Prendono la scala interna, Francesca si ferma nel suo appartamento e Paolo va via. Ancora si stringono, ancora si baciano ed il loro è un bacio lungo. Si svincolano da quell’abbraccio e Paolo si dirige verso la macchina, una Mercedes rossa, Francesca lo guarda mentre va via, lo guarda fino a quando quell’auto diventa punto quasi invisibile. Intanto Silvia la chiama, chiama Francesca e le dice che sta arrivando, ha preso per cena due pizze e patatine. Francesca quella sera, prima di andare a dormire non fa la doccia, non chiede a sua mamma di aiutarla, la fa quasi ogni sera la doccia ma quella sera non vuole farla, vuole tenere a lungo il profumo di Paolo addosso. Lei a letto lo sente il profumo di Paolo, lo sente sulla pelle, lo sente tra i capelli, lo sente tra le mani come se potesse prenderlo. Il profumo di Paolo lo sente nell'aria, Francesca sente le sue labbra addosso, sulla bocca, sulle guance. Sente le mani di Paolo che l’accarezzano, le sue braccia che la stringono forte. Sprofonda in un sonno pesante e ristoratore, ma, nel pieno della notte, un incubo la sveglia e siede sul letto affaticata. Dopo un po’ torna a stendersi e nuovamente quel sonno la prende. Francesca continua a dormire, acciambellata, lei si è addormentata, ha deposto la stanchezza, il sonno è delizia, è un fatto meraviglioso. Il sonno: mantello che avvolge i pensieri di ognuno, il sonno: senza memoria e senza illusione, la mancanza di passato e di futuro. Il sonno viene come l’avanzare della marea, opporsi è impossibile: nessun dolore, nessuna tristezza, solo il mondo del sonno dove Francesca precipita con un tonfo. L’amore per Francesca è anche dormire con Paolo ogni notte anche se non nello stesso letto. E’ paura quella notte sulla pretella che congiunge il paese alle contrade, piove a dirotto, la Mercedes di Paolo perde il controllo e si capovolge. Contattati dai passanti, sul posto sono intervenuti la polizia, i Vigili del Fuoco ed un’ambulanza del 118. Paolo rimane intrappolato nell'abitacolo della macchina, i vigili del fuoco faticano non poco ad estrarlo dalle lamiere. Sono volati pezzi di lamiera su tutta la carreggiata ed ai passanti che percorrono quella strada la scena appare indescrivibile. L'arteria stradale rimane chiusa per qualche ora, il tempo di bonificare la carreggiata dai detriti e rimuovere la Mercedes, gli automobilisti invertono il senso di marcia. Vana la corsa in ospedale, Paolo non ce la fa. Di buon mattino Francesca, aiutata da sua mamma, fa la doccia, non l’ha fatta la sera precedente. Si asciuga ben bene nel suo accappatoio celeste, avvolge i suoi capelli con un asciugamano, così iniziano ad asciugarsi mentre si veste. Prende i vestiti che ha messo da parte la sera precedente e inizia a vestirsi sempre con l’aiuto di sua mamma. Poi Francesca passa in cucina e fa colazione: latte macchiato ed un cornetto caldo. Intanto, come ogni mattina, dal suo cellulare si collega al social ed apprende la triste notizia. Sviene, soccorsa da sua mamma si riprende e singhiozzando, le confida ogni cosa. Silvia e Francesca si adagiano sul divano e li ci restano a lungo, abbracciate, strette l’una all’altra mentre quest’ultima, singhiozzando, urla tutto il suo dolore e la sua rabbia: “Perché, perché” continua a ripetere. Silvia intanto scorre il profilo facebook di Paolo e legge i numerosi attestati di cordoglio degli amici di Paolo, lei poi accompagna Francesca nella sua stanza che stesa sul letto, affranta dal dolore, geme e piange disperatamente il suo Paolo. È difficile descrivere cosa succede: Paolo non c’è più ! Nausea, vomito, Francesca si sente affogare, respirare le diventa difficile, è come se avesse i polmoni pieni di lacrime. Francesca sente un forte dolore fisico, ma allo stesso tempo è come anestetizzata, fa pensieri strani. Superato lo shock iniziale lei comincia a contemplare tutti i possibili scenari di quel maledetto incidente: tutto sembra un sogno, uno scherzo macabro, ma non è uno scherzo né un sogno. Il corpo che hanno ritrovato in quella macchina non può essere il corpo di Paolo, ma quello di un altro, tutto purché non si tratti di Paolo invece … Paolo è morto davvero ! Paolo non c’è più, tra la morte e la vita non c'è una fase intermedia. Per Francesca la morte diventa qualcosa di vero, qualcosa di tangibile e non più solo qualcosa di cui ha sentito parlare. Pensa al corpo senza vita di Paolo, di quel corpo lei ha toccato ogni centimetro di pelle, lo ha baciato ed amato, Francesca adesso capisce davvero cos'è la morte ! Invasa dai sensi di colpa per tutto quello che è successo: e se quel pomeriggio non lo avesse contattato !, se non lo avesse invitato li da lei quella sera !, forse Paolo sarebbe ancora vivo ! La morte di Paolo è terribile ed il senso di colpa la rende ancora peggiore: senso di colpa, dubbio, insicurezza. Nessun carico di sensi di colpa però può cambiare il passato e nessun carico di preoccupazioni può cambiare il futuro. Per Francesca il senso di colpa è come un dono ricevuto è l’inquietudine, è rabbia diretta verso se stessa. Il senso di colpa lascia in Francesca un’ombra. La camera ardente viene allestita in campagna, nella casa di Paolo, la dove si sussegue l’estremo saluto di parenti ed amici che si stringono intono a Maria e Luca, i funerali invece si terranno nel pomeriggio partendo dalla casa di Paolo. “Vuoi partecipare al funerale ?, ti accompagno io“, chiede Silvia a Francesca che ancora rannicchiata sul suo letto, non tocca ne cibo ne acqua. “No, non voglio partecipare, voglio ricordarlo vivo” aggiunge Francesca singhiozzando. Mentre le campane della chiesa suonano a lutto Francesca, trascinandosi, si porta in mansarda, si stende su quel letto che l’ha vista di Paolo e nella disperazione più totale stringe forte a se quelle lenzuola che sanno ancora di lui. I giorni passano e per Francesca c’è il superamento della perdita di Paolo, sforzandosi e non poco, torna a godere della vita nonostante la presenza della morte, vive nuove esperienze in compagnia dei suoi amici senza però dimenticare per un solo istante Paolo. La vita per lei assume un nuovo significato, Francesca sembra disposta al nuovo ed al cambiamento, non oppone resistenza. E’ notte alta e Francesca è sveglia, è sempre Paolo il suo chiodo fisso. Accende il cellulare, apre il profilo facebook di Paolo curato ora dal figlio Luca e, d’impulso, scrivere un messaggio privato sulla sua chat, proprio come ha sempre fatto. “Paolo, amore mio, ogni volta che ti penso tu ancora rimbalzi fra i miei sensi, amarti è stato il regalo più bello che il destino avesse potuto farmi. Non riesco a descrivere come mi sento: agitata, confusa, non lo so, la tua assenza mi tormenta. Tutte le volte che ho chattato con te una morsa mi ha preso lo stomaco, è stato sempre bellissimo amore mio ! Nessuno mai mi ha vista nell'anima come mi hai vista tu, nessuno mi è mai entrato nel cuore come ci sei entrato tu. Ho tanta voglia di te, ho voglia di un dolce tuo abbraccio che scalderebbe il mio cuore con l'affetto semplice e delicato che solo tu puoi donarmi. Ti amo, tu dai tutte le risposte ai miei perché, ti amo perché mantieni vivo il mio prezioso amore, ti amo perché il tuo ricordo non mi lascerebbe amare un altro uomo ! mai ! I miei giorni e le mie notti sanno ancora di te, tu sei il sole che illumina da lassù la mia vita, sei la luna che veglia sui miei sogni, solo per me in un alternarsi perpetuo. Il mio amore per te è come un fiore sbocciato all'improvviso, i suo petali sono carezze per il mio cuore, il suo profumo è profumo d’amore. Sei un fiore nato solo per me, solo per me ed io se solo ti avessi vicino ti bacerei fino a consumarmi le labbra. Sei il fuoco che scalda la mia passione, sei l'aria che respiro, il cielo che contemplo, ma più di tutto ancora sei la ragione che mi fa battere il cuore. Se l'amore potesse parlare rivolgerebbe solo a te la parola ! Intanto il ricordo di te ancora riempie il mio cuore e la mia mente lo trasforma in musica, vorrei guardarti per perdermi nei tuoi occhi, vorrei guardarti per desiderare ancora di più le tue labbra. Sei stato quello che ho sempre aspettato, hai illuminato ed ancora illumini la mia vita come nessuno ha mai fatto. Ho un sogno: quello di vivere, condividere, litigare, giocare, parlare, sbagliare, gioire, insieme a te amore mio, ma questo resterà solo e sempre un sogno. Mi piace troppo sognare e tu sei uno dei miei sogni più belli, un sogno, uno di quelli che mi tiene compagnia e mi emoziona ogni volta che mi ci perdo dentro. Non lo so se smetterai mai di mancarmi, non lo so e non lo voglio sapere, ma so di essere condannata a pensarti per sempre. Dolci momenti vissuti con te, attimi d'amore, di gioia, di passione, ricordi indelebili di ore felici vissute con te torneranno continuamente ad addolcire i miei giorni rendendoli felici. Di te voglio solo tenere un dolce ricordo, ti amerò per sempre, tua Francesca”. Francesca quel messaggio lo scrive e poi … lo cancella.

 

 

 

 

 

 

 

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