Roberta Cammisa
Voce narrante
Ulderico Pesce
È questa una storia che ha per luogo di un piccolo paese le contrade, storia d’amore e di passione, amore che vive dall’oggi all’avvenire. Tempo di guerra, tempo di povertà, ma l’amore sale su verso le stelle e tutto cambierà. Passioni secolari, amori popolari, con musica e parole si canta cos’è l’amore. Di questa terra i contadini sono uomini e donne di povertà, contano niente, valgono zero, son loro un formicaio ricco di dignità. Son loro gli sconfitti, battuti e vinti, quando loro perdono, perdono niente, vivono di nullità. Il mondo non è qua, ma è qua che cambierà e si mescolerà e ricomincerà da qui. I contadini sono un popolo eterno, fratello della miseria, son loro una razza di gente svelta che lotta. Anna, ipovedente dalla nascita, al mattino, con passi misurati, esce cantando dalla sua bianca casa, guarda per quel poco che può il cielo ed è comunque felice. Figlia unica di madre vedova, salute poco o niente. Nel viso di Anna si riflette un raggio di luce e calore che riempie di pace ogni cuore: la sua voce sembra annunciare l’amore, quell’amore a cui ognuno anela. Nel suo sorriso c’è tanta bontà, negli occhi suoi infinite realtà, forza e dolcezza si fondono in lei, bella amabile, Anna, quasi vera non è. Anche ad occhi chiusi lei lascia acceso il sole, è liscia come un’onda, la sua bellezza è insolente. Anna poi sente il fresco vento della sera che accarezza le sue socchiuse ciglia, dolcemente, per non svegliarla dai suoi sogni di piccola donna ferita. Chiude gli occhi fra le stelle, cerca il riposo mentre la culla un canto che sembra ninnananna e serena aspetta il sole del mattino. “Chissà zia domani che farà” pensa intanto Anna: “Chissà se la pasta fatta da lei sarà ancora buona, poi la darà a me, mamma la lesserà ed insieme la mangeremo. E Michele dalla guerra chissà quando tornerà, vorrei tanto rivederlo per quel poco che posso vederlo, è via da due anni ormai”, poi il sonno pian piano la prende. Nel silenzio raccolto di un umile casa invece, una dolce donna, Teresa, è là fra i suoi affetti ed il suo da fare dopo una giornata di duro lavoro nei campi. A se stringe la foto del suo unico figlio ed invoca il cielo affinché la guerra glielo restituisca vivo. Una piccola grande donna, Teresa, l’angelo del focolare che con teneri gesti di mesta lavoratrice, nei campi solerte si china. Abbraccia ed accarezza la sua nipotina Anna, così le manifesta il suo affetto, solleva e conforta il suo dolore e con materno calore la riscalda, con il sorriso le dona pace e serenità. “Io sono stanca ormai” dice Teresa ad Anna: “Qui manca Michele, la terra adesso appartiene a lui” ed Anna: “Tornerà, zia, vedrai che tornerà, Michele fra poco sarà qua”. “E tu dimmi oggi come ti senti?” continua Teresa, ed Anna le risponde: “Sto bene zia, non preoccuparti”. Poi la zia continua: “Anna lo sai, anche per te è finita l’infanzia ed io ti guardo con l’ansia di non avere occhi abbastanza. Tuo padre non c’è più, la morte lo ha portato via da noi, ma lui ha affidato la tua esile vita e la tua dolorosa esistenza a tua madre e lei, momento su momento veglia su di te. Sta attenta quando percorri la via perchè oggi non è ieri, tu non sei più com’eri, capisci che ormai hai l’età dell’amore”. Michele intanto torna, la guerra lo restituisce salvo ai suoi affetti, ma non sano ed Anna di mattina è sempre li con lui pronta a prestargli soccorso e conforto quando sua zia è presa dal duro lavoro nei campi. Senza rendersene conto per lei comincia … l’età dell’amore, Anna s’innamora di suo cugino Michele ! Lui ha la febbre alta, sofferente è nel suo letto e suda tanto. Anna lo aiuta molto spesso a cambiarsi e se Michele brucia per la febbre, lei brucia di passione. Anna, con i suoi occhi sofferenti, guarda Michele riposare nel suo misero letto e pensa: “Tu, viso di cielo misto a paradiso, sei liscio come un’onda, la tua pelle è insolente, chissà domani dove andrai e con chi. La bellezza è nata solo insieme a te, insieme ai tuoi occhi belli ed al tuo corpo, c’è nel tuo cuore tanto amore ed io lo so, mi fai sentire donna ed è questa la verità. Con le tue mani tu mi accarezzi il viso, una carezza che per me diventa paradiso, volesse il cielo la mia vita donerei per la tua vita e nulla in cambio chiederei. L’amore vero sei solamente tu che porti via l’anima mia, tu che hai messo la passione e il desiderio in me, il cielo sa che la mia vita sei tu”. Poi Michele apre gli occhi ed Anna gli dice: “Quando un po’ ti annoi Michele, io ti faccio compagnia. Stai tremando, ma non avere paura, vedrai che starai meglio, stai bruciando, ma vedrai, sarà solo un ricordo”. E Michele con un sol filo di voce, così risponde: “Anna, vieni qui quando vuoi, la mia casa è anche casa tua, non temere se sei sola, anche questa è casa tua. Bella mia, il tuo cuore è così spezzato, provato dalla malattia, ma anch’io sai non so più cos’è la felicità. Sono schiacciato da una brutta malattia ed è niente ormai la vita mia, mi sento lacerato. Di bene te ne ho voluto e te ne voglio, piccola mia tanto amata, ma altresì tanto sfortunata, vorrei ancora baciarti, abbracciarti, difenderti dal mondo, ma la morte mi chiama, bella mia, abbi cura di te” poi si volta, si riaddormenta stanco. Anna ricomincia ad osservarlo con gli occhi del cuore, con quelli ci vede perfettamente e, quasi in preghiera, con la voce dell’anima, sibilla: “Amore mio, quando penso al tuo corpo provo qualcosa che osa darmi brividi, quando mi guardi io resto inchiodata a te. Tu, angelo e vita mia, tu sei mia poesia, io ti guardo e di te m’innamoro. La mia pelle è incendio su di me ed io t’amerò fino a perdere la mia vita. Tu sei quel desiderio che mi prende, un desiderio che mi prende tutta. Tu vivrai, ancora sole mio mi riscalderai, del mio amore ora non ti parlerò, ma poi sarà meraviglioso, e tu di me sarai geloso”. Nella buia notte, mentre ancora la febbre brucia il suo corpo, Michele guarda la luna in cielo pallida e così le parla: “Luna, luminosa e sola, vola sopra i tetti, vola, vola e guarda come di dolore si muore. Vai luce solitaria finchè chiaro appare il giorno, luna di questa terra ascolta il grido di un uomo che si è perso, perché tutto l’universo non vale una vita che va via. Oh luna, quanto sei lontana !, così silenziosa e vaga, ma se vuoi, resta qui, non vedi che sono malato. Contempla i miei tormenti ed il mio pianto, questo male lentamente mi distrugge, ma in cielo ci sei tu. Tu, luna, sei sopra un mondo strano, tu, mezza luna o piena, passi e te ne vai, ma guarda con che pena sto morendo, io che vorrei vivere per amare, amare ogni piccola cosa quasi da morire, morire dalla voglia di vivere”. Anna invece nella sua casa, stesa sul suo letto ed immersa nel suo dolore, versa calde lacrime per il suo amore: “Immersa in un’angoscia mortale, gemo nell’intimo del cuore. Quanto è grande il mio dolore per te amore mio contemplando la tua vita che si spegne, chi può trattenere il mio pianto dinanzi a tanto tormento. Ti vedo morire dolce fiore mio e piango tutte le mie lacrime. Unisco il mio dolore al tuo dolore che su questa terra hai dovuto patire e chi può trattenere il mio pianto dinanzi a tanto tormento. Non conoscevo l’amore, ora sono innamorata e la mia vita più pace non ha. Michele, amore mio, quando sei tornato ho sentito dentro me l’uragano ed il fuoco che ha svegliato il sonno di un vulcano. Con te l’inferno è paradiso anche se so che mi vuoi bene solo da fratello. Il tuo amore fraterno mi consola, ti prego, non lasciarmi sola, devi vivere, sol per me devi vivere”. Durante le sue ultime ore di vita Michele più volte abbraccia Anna, la stringe forte senza parlare, non ne ha più le forze, mentre piange lacrime inconsolabili. Anna stretta a lui così lo implora, ma senza farsi sentire: “Continua ad abbracciarmi, amore mio non mi lasciare. Nel dolore tu sei la mia consolazione, tu sei dolcissimo e capace di estasiare. È in me la certezza della tua presenza, tu dimori nell’anima mia. Mi doni l’intima gioia, mi dai il tuo bene ed io ti dico grazie. Per me sussulto d’amore e di letizia, attutisci il mio dolore e la mia sofferenza, spegni i lamenti del mio dolore. A me parli con sincero amore, artefice misterioso di tutto il bene possibile, io ti amo nel silenzio del mio cuore. Luce nel buio della sofferenza e guizzo gaioso nella gioia, tu sprigioni gemme di sorrisi. È incastro d’amore la tua presenza, io ti amo con infinito amore”. Le porte di quelle casette son chiuse nel buio e fra le stradine di quelle contrade, visi, poi sorrisi, desideri con i più struggenti amori sui letti disfatti di quelle campagne: attimi, soltanto attimi di follia. In una di queste case Anna a sera distrutta dal dolore con flebile voce ripete: “Un giorno ho visto un angelo, un sorriso rivolto a me e questo è bastato per far crescere in me l’amore. Ora l’ho perso, non lo rivedrò più, la morte lo ha portato via da me, dal mio sorriso e dai miei desideri. Ma dov’è il mio dolce amore, la sua casa non ha più il suo re. Dov’è lui, gabbiano che più non vola perché più non ha le ali. Qualcosa ci ha legati per la vita e per la morte, qualcosa di segreto tanto forte dentro me. Io son qui che t’amo ancora, il tuo ricordo è dentro me e tu sei ancora accanto a me. La mia vita ce l’hai tu.

Commenti
Posta un commento